Patel, Gabbard, Kennedy ed Hegseth: si compie la “rivoluzione” di Trump

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Pete Hegseth al Pentagono, Tulsi Gabbard all’Intelligence Nazionale, Robert Kennedy Jr. alla Salute e ora Kash Patel all’Fbi: nomi che rompono gli schemi, appena confermati, capaci di far tremare i polsi all’establishment, ai grandi media e a quello “Stato profondo” contro cui Donald Trump ed Elon Musk hanno giurato battaglia. Una prova schiacciante del dominio quasi assoluto del presidente sul Partito repubblicano, ormai pienamente MAGA e sempre più distante dalla vecchia nomenclatura dell’era Bush/Cheney.

Tasselli di un puzzle che si va a comporre e che consentiranno a Trump di portare a terminare almeno una buona parte del suo – dirompente, se non rivoluzionario – programma elettorale. Ieri, giovedì 20 febbraio, il Senato degli Stati Uniti ha scritto l’ultima pagina di questa storia: con un voto risicato, 51 a 49, Kashyap “Kash” Patel è stato infatti confermato come nuovo direttore Federal Bureau of Investigation, l’agenzia governativa di polizia federale che The Donald ha spesso visto come un nemico durante la sua prima avventura alla Casa Bianca.

Chi è Kash Patel

Patel non è un nome qualunque. Ex procuratore federale e figura di spicco nella prima amministrazione Trump, vanta un curriculum degno di nota: da capo dello staff al Dipartimento della Difesa a vice direttore dell’Intelligence Nazionale, fino a direttore senior per il controterrorismo al Consiglio di Sicurezza Nazionale. Trump lo ha scelto subito dopo la vittoria elettorale di novembre, definendolo su Truth Social un “brillante avvocato, investigatore e combattente per l’America First”, un uomo che ha “smascherato la bufala del Russiagate” e difeso “la verità, la responsabilità e la Costituzione”. Parole forti, che dipingono Patel come un eroe per i sostenitori del presidente e un pericolo per i suoi detrattori.

L’avvocato stimato da Trump

Non a caso, i democratici hanno fatto di tutto per fermarlo. Durante l’audizione di conferma del 30 gennaio, durata quasi sei ore, hanno provato a metterlo all’angolo, anche se Patel è riuscito a non farsi scalfire. Poi, il 4 febbraio, il senatore Dick Durbin, voce di punta dei democratici presso il Comitato Giudiziario, ha guidato un’offensiva con una lettera firmata da altri nove colleghi – tra cui Sheldon Whitehouse, Amy Klobuchar e Cory Booker – definendo la nomina “pericolosa” e chiedendo un’ulteriore audizione. Al momento del voto, solo due repubblicani, Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska, si sono unite ai democratici nel dire “no”, ma non è bastato a far saltare la conferma.

Colui che ha smascherato la bufala del Russiagate

Kash Patel si è guadagnato la fiducia di Trump come uno dei principali artefici dello smascheramento della bufala del Russiagate, inchiesta che ha messo in luce la politicizzazione delle istituzioni americane e il loro abuso di potere contro la campagna di Donald Trump nel 2016. Durante il suo incarico come investigatore di spicco presso la Commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti, Patel ha svolto un ruolo cruciale nella redazione del celebre “Nunes memo”, un documento che ha rivelato le irregolarità e le frodi commesse per ottenere un mandato della corte FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) utilizzato per spiare Carter Page, consigliere della campagna di Trump.

Tale memo, reso pubblico nel febbraio 2018 sotto la guida del deputato Devin Nunes, ha messo in discussione la legittimità delle indagini sull’ingerenza russa nelle elezioni, evidenziando come il dossier Steele – una raccolta di informazioni non verificate finanziata in parte dai democratici – fosse stato usato in modo improprio per giustificare la sorveglianza.