Un passaggio di consegne informale del titolo di figura di riferimento per l’Europa politica, il punto di arrivo di una relazione lunga e complessa tra le due figure che più di tutte hanno segnato la storia dell’Unione nell’ultimo decennio, una pietra miliare nel complesso e irrinunciabile rapporto tra Italia e Germania: l’ultima visita di Angela Merkel a Roma in qualità di cancelliere tedesco e l’incontro con Mario Draghi non rappresentano un semplice passaggio di cortesia, ma hanno una forte valenza politica.

Dopo il congedo da Papa Francesco in Vaticano, infatti, la Merkel avrà un faccia a faccia con il presidente del Consiglio, che la accoglierà a Palazzo Chigi con tutti gli onori tributati a un capo di governo straniero e con cui ci sarà dapprima un vertice politico e in seguito un momento conviviale riservato, lontano dalle telecamere.  I due leader – secondo quanto riporta l’Agi – pranzeranno in un ristorante nel centro di Roma, probabilmente all’hotel Eden. A congedo di un rapporto lungo, spesso contestato ma sempre franco che oggi si sostanzia in un vero e proprio passaggio di testimone.

Il lungo decennio che ha portato l’Europa tra le due crisi, dalla Grande Recessione alla pandemia di Covid-19, può essere riassunto come il decennio del dualismo Draghi-Merkel. Un dualismo cominciato col confronto tra la Germania di Angela Merkel e la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi nel 2012, segnato dapprima dalla netta contrarietà di Berlino alle manovre espansive e anti-austeritarie dell’Eurotower e, in seguito, dalla ricerca di un compromesso tra la Cancelleria federale e la Bce sul quantitative easing e le riforme ad esso correlate. La Merkel, nella cerimonia d’addio di Draghi alla Bce, ha riconosciuto assieme all’ex ministro delle Finanze, il falco Wolfgang Schauble, il ruolo giocato dall’ex governatore nella stabilizzazione della moneta unica, conscia del fatto che sul medio-lungo periodo il Qe ha stabilizzato certamente i debiti dell’Europa mediterranea ma ha anche sostenuto le esportazioni tedesche; Draghi dopo la nomina a premier ha più volte elogiato la svolta pragmatica conosciuta Germania nel garantire, con una rottura rispetto al passato e alla linea del rigore, il debito comune dell’Eurozona. Una mossa che ha portato in dote il Recovery Fund su cui il premier conta come volano per il rilancio dell’azione del suo governo in Europa. Quella della ripresa è una sfida sistemica da vincere in cui si saldano l’interesse italiano e quello tedesco, con Berlino guidata dalla volontà di stabilizzare un’area geoeconomica interconnessa su cui si dispiegano le sue catene del valore e Roma desiderosa di entrare a far parte del triangolo portante d’Europa con Germania e Francia.

La Merkel ha promosso in prima persona la discontinuità che il voto tedesco del 26 settembre, in cui la sua Cdu è nettamente arretrata a favore della Spd del Ministro delle Finanze Olaf Scholz, ha paradossalmente finito per consolidare: il Merkel-pensiero pragmatico e inclusivo su debito, fine del rigorismo più ottuso e proiezione tedesca in Europa è trasversale ai partiti, e il fatto che il suo erede politico possa esser individuato fuori dal suo partito segnala l’ampiezza del consenso della sua agenda. In attesa che a Berlino si formi il nuovo governo e mentre l’Europa aspetta il 2022 per capire i nuovi assetti del potere in Francia e i primi tentativi di riforma delle regole, Merkel a Roma passerà a Draghi il testimone come figura di testa dell’Europa politica: la presenza del banchiere romano al potere a Roma è la garanzia agli occhi tedeschi perché la svolta possa prendere piede, la presenza di un clima favorevole in Germania il volano adatto per strutturare un’agenda europea di riforme nell’interesse di Roma.

E sarà in prospettiva interessante capire come proseguirà l’Europa una volta che sarà “orfana” del dualismo tra Draghi e Merkel, tra due figure tanto complesse quanto in sostanza complementari: tedesca di ferro aperta al sincretismo tra le varie aree del Paese la Cancelliera, romano e uomo di potere con la stessa vocazione mitteleuropea di Luigi Einaudi, Guido Carli e Carlo Azeglio Ciampi, i suoi “antenati” nella genealogia del potere italiano, Mario Draghi. La visita romana della Merkel segnala che il rapporto personale non si esaurirà con la fine della comune esperienza di governo, e che quella tra la Cancelliera e l’ex governatore della Bce continuerà, in forma dialogica, a essere una relazione portante per l’Europa. Un segno del peso della human diplomacy nell’era presente e della difficoltà che l’Unione avrà a trovare figure capaci di colmare, negli anni, i vuoti che l’addio dei suoi pezzi da novanta apriranno.