A Berlino la radicale proposta referendaria promossa da una serie di associazioni per il diritto di dimora e contrarie al caro-affitti che proponeva l’esproprio di numerose proprietà delle società che gestiscono più di 3mila immobili è stata approvata dalla popolazione. Con il 90% dei voti contati, infatti, Der Tagespiegel ha annunciato che il “Sì” viaggia oltre il 56% ed è irraggiungibile dai voti dei contrari.

L’iniziativa Deutsche Wohnen & Co. enteignen (“Espropriate Deutsche Wohen & Co.”) si ripropone di riportare sotto il controllo municipale pubblico quasi 250mila su circa 1,5 milioni di unità abitative presenti in città per redistribuire i costi degli immobili attraverso un programma di housing sociale e rendere maggiormente accessibile a giovani lavoratori, studenti, persone a reddito basso, lavoratori della fascia “Hartz IV” intrappolati nelle sacche dei minijob, indigenti e senzatetto l’ottenimento di un lotto abitativo, a prezzi ragionevoli o grazie al welfare pubblico.

Non a caso la campagna ha in primo luogo come bersaglio un colosso come Deutsche Wohen, da solo titolare di 113mila lotti, a cui si aggiungono Vonovia, Ado, Covivio e Akelius più alcune minori.

Il referendum ha valore puramente consultivo ma anche un notevole peso politico. A favore della proposta si sono espressi la sinistra della Linke, i Verdi e la gioventù del Partito Socialdemocratico che amministra la città, in polemica con la leadership nazionale che ha espresso parere contrario assieme alla Cdu, alla destra di Afd e ai Liberali di Fdp. Favorevoli, invece, tutte le maggiori sigle sindacali a partire da Ig Metal. Il voto dovrà ora essere esaminato dal Senato della città-Stato e capitale della Germania per capire se e come produrrà risultati concreti.

La campagna, notaThe Submarineha preso le mosse dalla denuncia di “un aumento degli affitti incontrollato — la cosiddetta Mietenwahnsinn — che spinge le famiglie a basso reddito, gli studenti e sempre di più anche i professionisti meno ricchi a cercare casa in quartieri periferici e mal collegati” ed è stata promossa con forza dall’associazione per il diritto alla casa Berliner Mieterverein. L’appiglio costituzionale dei promotori è l’Articolo 15 della Legge Fondamentale della Germania che rende possibile l’esproprio di proprietà private da parte dell’autorità pubblica per fini sociali. Una parte della costituzione federale che mai, sino ad ora, ha trovato applicazione reale nel quadro della società normata dall’economia sociale di mercato alla base del modello tedesco.

La consultazione segnala che nella capitale tedesca le comunità di cittadini hanno deciso di puntare sull’organizzazione dal basso piuttosto che sull’affidamento a una politica locale ritenuta poco attenta ai problemi pubblici. Nonostante il positivo risultato sulla scia dei sondaggi delle ultime settimane, la Spd che con Michael Muller guida il governo della capitale attende con ansia il risultato delle consultazioni locali temendo un ridimensionamento o una riduzione della crescita dopo il 21,6% fatto segnare nel 2017. Muller ha guidato una città trovatasi a vivere un contesto molto contraddittorio: una rampante crescita in termini di attrattività per i servizi, la ricerca, il turismo da un lato, una gentrificazione massiccia e una crescita delle disuguaglianze dall’altro. Non a caso in una città che vede i quattro quinti dei suoi abitanti non essere proprietari di immobili e in cui è ancora forte l’onda lunga della divisione della città nell’era sovietica gli affitti sono il problema maggiore per i cittadini.

Come prosegue The Submarine, infatti, la “media ufficiale degli affitti è di circa 10€ al metro quadrato, sono sempre più diffuse case che costano dai 15 ai 20 euro al metro quadrato. Inoltre, dal 2004 ad oggi il prezzo di una casa a Berlino è cresciuto del 120% e nel 2017 Berlino è stata la città che ha subito il rincaro dei prezzi immobiliari più alto del mondo: 20,5%”. Una situazione a cui si affianca l’incremento notevole del numero di senzatetto e emarginati e un’insicurezza connessa alla pandemia di Covid-19 che a Berlino ha fatto danni durissimi.

Gli ostacoli normativi, legali e politici a una trasposizione legislativa della radicale proposta Dwe sono ampi e complessi, tanto più se nei prossimi mesi alla partita locale si sommassero le contrattazioni nazionali per la nascita dell’esecutivo post-Angela Merkel. Ma la politica della città e quella nazionale non possono ignorare un campanello d’allarme suonato nel cuore del potere tedesco con un voto di protesta che ha promosso una proposta “sovietica” di denuncia della grande accumulazione capitalistica, immobiliare e finanziaria che genera il decollo dei prezzi dei lotti abitativi. E il messaggio di Berlino dovrà essere letto dagli amministratori di tutte le grandi capitali europee segnate da rampanti crescite economiche e altrettanto manifeste disuguaglianze.

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