I numeri che hanno accompagnato la vittoria di Joe Biden da un lato hanno aperto le porte alla battaglia legale che il team di Trump intende portare avanti, ma dall’altro hanno nascosto risultati particolarmente significativi per il partito repubblicano. Sì, perché l’onda blu che ci si aspettava non è arrivata. Anzi i primi dati mostrano in Gop molto dinamico, con un Donald Trump capace di migliorare il suo posizionamento tra le minoranze.

Prima di capire com’è cambiata la composizione dell’elettorato repubblicano è bene fare una precisazione. Negli Usa poco dopo la chiusura delle urne vengono spesso forniti exit poll diversi da quelli cui siamo abituati in Italia. Si tratta di indicazioni che riguardano il voto per categorie specifiche di elettori che vengono divisi in base alla razza, al genere o al livello di istruzione. Quest’anno realizzarli è stato più complesso dato che la presenza ai seggi è stata più bassa del solito.

Gli istituti di ricerca, e varie testate americane hanno però cercato un modo di renderli più equilibrati possibile. Anche se i dati a disposizione sono ancora acerbi e maggiori indicazioni si avranno nei prossimi mesi, intanto è possibile notare alcuni cambiamenti rispetto alle elezioni del 2016 che incoronarono Donald Trump.

La questione demografica

La prima considerazione da fare arriva dal Financial Times e riguarda il futuro del partito democratico. E in particolare il luogo comune secondo il quale nel lungo periodo un’America più diversificata sul piano razziale e meno bianca faccia aumentare il peso elettorale dei democratici. Per Ft il voto del 3 novembre ha mostrato che il Gop, e The Donald, sono stati capaci di incursioni tra elettori non bianchi con numeri più interessanti rispetto al 2016.

Un altro aspetto chiave è il cambiamento delle linee di faglia tra elettorati, in particolare con l’aumento delle divisioni in base all’educazione, che si scontra con le identità razziali. Sempre secondo i dati sappiamo che gli elettori non bianchi con un’istruzione universitaria che votano il partito democratico sono rimasti sostanzialmente invariati negli schemi di voto. Mentre le minoranze poco istruite hanno aumentato il loro sostegno a Trump passando dal 20 al 25%.

Dove va il voto afroamericano

Sgombriamo subito il campo da dubbi. La gran parte degli elettori afroamericani vota ancora in massa per il partito dell’asinello. È anche grazie al loro supporto che Biden è andato molto bene nei sobborghi di Atlanta, in Georgia. Questo non significa però che non ci siano cambiamenti. Secondo gli exit poll di NBC News e dell’Edison Research la quota di preferenze per i democratici degli elettori neri si è abbassata.

Nel 2016 gli elettori di colore avevano scelto Hillary Clinton nell’88% dei casi contro l’8% di Trump. Quattro anni dopo i dem hanno ceduto un punto mentre Trump è cresciuto al 12%. Come nota NBC il numero più significativo è quello degli uomini afroamericani. Nella tornata presidenziale l’80% di loro ha scelto il presidente uscente, due numeri in meno rispetto all’82% della Clinton. I segnali di una disaffezione partono da lontano. Nel 2008, infatti Obama si era imposto con il 95% dei voti dei maschi bianchi, ma quattro anni dopo il valore era sceso all’87%.

L’unica categoria capace di reggere è stato il voto delle donne afroamericane, dal 94% del 2016 al 91% del 2020. Lo spostamento verso il Gop è quindi arrivato da alcuni particolari segmenti. Oltre la metà degli uomini di colore, il 52%, che si identifica come “conservatore”, ha scelto The Donald, mente un afroamericano su tre del Midwest ha votato per lui.

Il motivo di questo scivolamento non è ancora chiaro. O meglio, per ora si possono solo fare delle ipotesi. Secondo diverse voci raccolte da Vox, la ragione è un maggior beneficio economico avuto durante la presidenza del Tycoon. Molti di loro sono stati attirati anche dal cosiddetto “Platinum Plan”, un piano di investimenti per le comunità di colore dal valore di oltre 500 miliardi, per finanziare la creazione di posti di lavoro e imprese per afroamericani. In più il Gop da tempo ha iniziato a corteggiare il voto afroamericano come confermato dalla convention repubblicana dell’estate scorsa.

Ai latinos piace sempre di più il Gop

Un altro segmento chiave che si è avvicinato ancora di più al Gop è quello dei latinos. Prima di osservare i numeri è però bene fare un passo indietro. Non tutti i latinos hanno votato nello stesso modo. Ad esempio il loro voto ha dato un contributo importante ai dem per conquistar l’Arizona, che votava repubblicano da vent’anni. Ci sono però altri due segmenti di latinoamericani che si sono avvicinati al partito dell’elefantino, quelli residenti in Texas e in Florida.

In generale il voto dei latinos si è così diviso: 66% per Biden e 32% di Trump, con un incremento di tre punti sul 2016. Un po’ come per gli elettori neri, anche in questo caso sono gli uomini a scegliere di più i repubblicani 36% a 28%. Il Guardian fa notare che Trump in media ha visto un aumento dei voti di 3,8 punti nelle contee in cui oltre il 20% dell’elettorato era di origine ispanica.

Guasti numeri hanno avuto l’effetto di mostrare una certa vulnerabilità in alcune conte meridionali del Texas. Qui, visti anche i punteggi totalizzati da Beto O’Rourke nel 2018 e Hillary Clinton nel 2016, ci si aspettava un buon risultato per Biden, ma in realtà la linea lungo il confine ha votato per Donald Trump. E anche quando una contea ha scelto Biden non l’ha fatto coi margini ampi degli anni precedenti.

La tenuta repubblicana nella zona diventa molto significativa se si pensa anche a quanto la campagna di Biden abbia speso in Texas in spot pubblicitari, e quanto alcune figure chiave come la moglie Jill Biden, la candidata alla vice presidenza Kamala Harris e Beto O’Rourke insieme a Julián Castro si siano impegnati sul campo.

Già da tempo molti analisti hanno evidenziato come le caratteristiche del voto ispanico si adattino più a un partito conservatore che una formazione progressista. Ne è un esempio l’appartenenza e la pratica religiosa, ma non solo. A diversi elettori piace l’uomo forte e sono portati per scegliere figure carismatiche e decisioniste come The Donald.

Alcuni sondaggi pre elettorali hanno messo in luce che per questo gruppo di elettori i temi importanti non hanno a che fare tanto con i diritti civili o sociali, ma con il lavoro e l’economia. E infatti erano più preoccupati dei possibili lockdown e conseguenti effetti economici che della pandemia. Non solo. A molti di loro piace anche la politica fiscale improntata sul taglio delle tasse, uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione Trump. Anche in tema di sicurezza i latinos si sono adeguati di più alle posizioni del Gop che dei dem. Molti di loro vedono di buon occhio le guardie di frontiera considerandole un elemento che da loro sicurezza.

Due scenari tipo: Florida e Nord Carolina

Chiaramente non stiamo dicendo che il voto degli afroamericani o degli ispanici sia determinate per la vittoria del Gop. Nel Midwest e in Georgia è stato infatti un elemento chiave del successo di Biden. Ma exit poll e risultati hanno anche mostrato un Gop dinamico capace di andare al di là del suo elettorato bianco. E infatti questi numeri hanno delle ricadute pratiche come abbiamo visto in Texas. Un discorso analogo va fatto per Florida e Nord Carolina.

Nel Sunshine State la comunità cubana antisocialista ha scelto Trump con il 55% dei voti contro il 42% di Biden. Più della metà delle contee in Florida, mostrano i dati, si sono spostate più a destra rispetto al 2016. Biden al contrario ha conquistato solo un terzo delle contee andando facendo peggio di Clinton in particolare nella conta di Miami-Dade, dove gli ispanici hanno scelto in modo considerevole Trump e infatti il tyconn ha raccolto ben 200 mila voti in più rispetto alla tornata precedente.

In Nord Carlona sono avvenuti fenomeni simili. Diverse contee si sono spostate a destra e in alcuni casi anche realtà con una forte presenza afroamericana tendenzialmente democratiche. Ad esempio, spiega il New York Times, la conta di Robeson, un’area depressa che ospita la tribù dei Lumbee che si trova al confine con la Carolina del Sud, ha confermato al fiducia a Trump dopo il 2016 con un margine ancora più ampio. In generale però lo spostamento a destra è avvenuto nella maggior parte dei casi in contee con una maggiore presenza afroamericana, mentre in quel più bianche il passaggio è stato inverso, in molte hanno scelto Joe Biden.