Mancano ormai poche ore alle elezioni presidenziali e legislative di Taiwan. Domani, 13 gennaio, quasi 20 milioni di cittadini – su una popolazione totale di 23 milioni di persone – si recheranno alle urne per scegliere i nuovi membri della legislatura nazionale da 113 seggi e, soprattutto, il presidente che per i prossimi quattro anni guiderà il governo dell’isola. Ecco una guida con tutto quello che c’è da sapere in merito ad uno degli appuntamenti politici più importanti del 2024.

L’isola, il contesto, gli elettori: la cornice elettorale

Taiwan si trova nel Mar Cinese Meridionale e dista circa 100 miglia dalla Cina continentale. Pechino considera questo territorio un proprio appendice, una provincia ribelle che prima o poi sarà riunificata de facto con la madrepatria. Taipei, al contrario, non intende perdere la sua indipendenza nonostante sia riconosciuta come nazione sovrana da appena 13 Paesi al mondo (per lo più Stati, ad eccezione del Vaticano e del Paraguay). Da oltre 30 anni l’isola è governata da una democrazia emersa da decenni di governo militare. Secondo l’istituto di ricerca statunitense Freedom House oggi Taiwan è classificata tra le più libere democrazie in Asia.

Come si svolgono le elezioni

I seggi elettorali apriranno alle 8:00 e chiuderanno alle 16:00. Il voto postale e il voto anticipato non saranno consentiti. Questo significa che gli elettori (di almeno 20 anni) dovranno tornare nelle loro contee di origine – nel luogo della loro “registrazione familiare”, tipicamente la loro città natale – per esprimere la propria preferenza alle urne. Gli elettori voteranno utilizzando schede cartacee che saranno conteggiate manualmente. I risultati dovrebbero essere pubblicati entro la fine della giornata.

I riflettori sono puntati su chi sarà il successore di Tsai Ing Wen. Ma i taiwanesi voteranno in realtà tre volte: per il presidente e il vicepresidente, per il deputato locale e per la “lista del partito” preferita, ovvero una lista di deputati a cui vengono assegnati seggi in base alla proporzione dei voti del loro partito. In particolare, la lista dei partiti è particolarmente importante nella politica taiwanese come misura della popolarità e della reputazione di un partito.

Il Parlamento monocamerale di Taiwan, noto come Yuan legislativo, è composto da 113 membri: 73 legislatori basati su circoscrizioni elettorali geografiche, 34 basati su liste di partito e sei seggi riservati ai rappresentanti indigeni taiwanesi. La loro durata in carica è di quattro anni.

Il presidente di Taiwan (il prossimo presterà giuramento a maggio), anch’egli in carica per quattro anni, è il suo capo di Stato e comandante in capo delle forze armate. Il presidente e il vicepresidente, eletti insieme, sono responsabili della difesa e degli affari esteri, compresi i rapporti con la Cina e gli Stati Uniti, e nominano il premier, che forma il suo gabinetto per gestire il governo. Il premier ha un potere politico molto inferiore rispetto al presidente. I parlamentari dello Yuan legislativo, invece, approvano le leggi e decidono sui bilanci, compresi gli stanziamenti per la difesa.

I partiti e i candidati in corsa

Le due principali coalizioni politiche di Taiwan, rappresentate dai colori verde e blu, incarnano prospettive opposte rispetto alla questione centrale dell’isola: come gestire le complesse relazioni con la Cina.

I partiti in corsa sono tre. Il Partito Democratico Progressista (o Dpp) è l’attuale partito al governo. Il suo candidato presidenziale è il vicepresidente in carica Lai Ching Te (noto anche come William Lai), nonché favorito per la vittoria finale, accompagnato da Hsiao Bi Khim, ex ambasciatore di fatto di Taiwan negli Stati Uniti, come possibile vicepresidente. In generale, il Dpp vuole affermare un’identità taiwanese più forte e sostiene che l’aggressione cinese può essere mitigata approfondendo i partenariati con altre nazioni, Stati Uniti in primis.

Il Kuomintang (Kmt), all’opposizione, ha scelto di puntare sul sindaco di Nuova Taipei, Hou Yu Ih, il quale ha interpretato queste elezioni come una scelta tra “guerra e pace”, sostenendo che una maggiore interazione diplomatica ed economica con la Cina è necessaria al fine di mantenere la pace. Il suo compagno di corsa è Jaw Shaw Kong (scritto anche Chao Shao Kang), un personaggio dei media e intransigente noto per il suo sostegno all’unificazione con la Cina, anche se sotto un governo diverso da quello del Partito Comunista Cinese.

Tra i due sfidanti di punta c’è spazio per un terzo incomodo: il Partito popolare di Taiwan (o Tpp) dell’ex sindaco di Taipei, Ko Wen Je. La sua compagna di corsa è Cynthia Wu, una politica e figlia di 45 anni di uno dei più importanti magnati di Taiwan. Il Tpp si presenta in turchese – l’ibrido tra il verde e il blu – come alternativa al dominio bipartitico del Dpp e del Kmt, attirando per alcuni elettori più giovani. 

Cosa propongono i partiti

I candidati in corsa presentano manifesti sostanzialmente simili su tematiche quali riforme della difesa, assistenza sociale, servizio pubblico e relazioni Usa-Taiwan. Differiscono principalmente sulla Cina e su questioni come la pena di morte. In merito a quest’ultimo punto, ad esempio, nel Kmt Hou si oppone fermamente all’abolizione della pena capitale mentre Jaw, in caso di elezione, ha dichiarato di volersi impegnare a giustiziare la maggior parte dei detenuti nel braccio della morte nell’arco di tre mesi. Lai sostiene invece che l’abolizione della pena di morte richiede un alto grado di sostegno pubblico.

Il dossier più scottante riguarda però la Cina. Hou e Ko hanno promesso di riprendere i colloqui con Pechino sul piano commerciale mentre Lai si oppone fermamente. Il Dpp ha fin qui cercato di compensare la dipendenza di Taiwan dalla Repubblica Popolare Cinese rafforzando i legami con gli Stati Uniti e altri Paesi asiatici, anche attraverso il turismo, e, in caso di conferma, proverà ad incrementare questa linea. Al contrario, il Kmt attribuisce la stagnazione dell’economia taiwanese alle sue scarse relazioni con Pechino. A pesare, a detta dei nazionalisti, ci sarebbero le opportunità di business in Cina andate in fumo così come l’evaporazione delle fonti di entrate derivanti dai turisti cinesi, a cui Pechino ha vietato di visitare l’isola come visitatori individuali dal 2019 e in gruppo dal 2020.

La Cina rimane il principale partner commerciale di Taiwan. Nel 2022 il commercio attraverso lo Stretto è stato valutato ben 205,11 miliardi di dollari. In ogni caso, tutti i partiti di Taiwan sono anti comunisti e indipendentisti. Detto altrimenti, nessuno a Taipei intende accettare l’unificazione con il Dragone, tanto meno alle condizioni del Partito Comunista Cinese. La differenza principale dei suddetti partiti, semmai, sta nella gestione dei rapporti con Pechino.