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La vittoria di Emmanuel Macron su Marine Le Pen alle elezioni presidenziali francesi di aprile costituisce solo il primo round di una battaglia più ampia. Gli schieramenti torneranno a scontrarsi alle elezioni legislative di giugno. Il rinnovo del Parlamento tende a non attirare l’attenzione dato che il partito del Capo di Stato  beneficia di un effetto trascinamento che gli garantisce la vittoria. Un sondaggio realizzato da Harris Interactive stima che La Republique En Marche, il movimento centrista di Macron, dovrebbe aggiudicarsi tra i 326 ed i 368 seggi, il Rassemblement National di Marine Le Pen tra i 75 ed i 105 mentre la France Insoumise di Jean-Luc Melenchon non dovrebbe superare i 45. I Repubblicani e i Socialisti dovrebbero fermarsi a 65 e 40 seggi mentre agli altri non resterebbe quasi nulla. La Francia adotta un sistema elettorale maggioritario a doppio turno che favorisce i meno radicali. Al ballottaggio i voti  moderati confluiscono su di loro mentre al primo c’è maggiore equilibrio. Secondo lo stesso sondaggio, infatti, La Republique en Marche avrebbe il 24% delle preferenze, il Rassemblement National il 21 e la France Insoumise il 19% ma, coalizzandosi con gli altri progressisti, raggiungerebbe il 33%.

Fino al 2002, quando il capo di Stato restava in carica per sette anni, le legislative erano previste a metà del mandato. Quando il risultato del voto portava all’Assemblée Nationale maggioranze di segno diverso da quella emersa alla presidenziale c’era, come chiarito da Repubblica, una “coabitazione” tra governo e capo di Stato. La riduzione del mandato presidenziale a cinque anni ha cambiato le cose per facilitare la stabilità politica e istituzionale.

Cosa si muove a sinistra

I partiti  progressisti hanno negoziando la formazione di una possibile alleanza dopo che nessuno dei loro candidati ha raggiunto il secondo turno delle elezioni presidenziali. A guidare i colloqui c’era il partito di Jean-Luc Mélenchon che, come ricordato da Euronews, ha dichiarato che la sinistra deve lasciarsi alle spalle “una cultura di sconfitta permanente”. Il punto di vista di Mélenchon è stato condiviso anche dal segretario dei Verdi Julien Bayou secondo cui “è necessario imparare una lezione: Emmanuel Macron è stato rieletto ma non possiamo condannarci a cinque anni di immobilismo sul clima e di fratture sociali”. L’accordo “per una nuova unione sociale ed ecologista”, come riportato da France 24, è stato poi approvato nella giornata di domenica. Il Partito Socialista aveva sospeso la partecipazione ai negoziati lamentando “l’assenza di condivisione” e di eguaglianza tra gli schieramenti. Le lamentele dei socialisti potrebbero essere state legate alle manie di protagonismo di Mélenchon, che aveva chiesto in prima persone ai cittadini di “eleggerlo” Primo Ministro.

Lo scontro imminente nell’estrema destra

Marion Marechal, nipote di Marine Le Pen ed Eric Zemmour hanno proposto la formazione di una coalizione di estrema destra per mettere in difficoltà Emmanuel Macron alle elezioni legislative di giugno. Marion Marechal era considerata un astro nascente della famiglia Le Pen fino alla scelta, maturata cinque anni fa, di abbandonare la politica. Poi il ritorno, a sorpresa, tra le fila di Eric Zemmour appena poche settimane prima delle elezioni. Secondo James Shields, professore di politica francese presso l’Università di Warwick, Zemmour e Marion Marechal possono fondare “una nuova destra estrema” attirando gli esponenti più radicali del partito conservatore Republicains ed i transfughi del partito della Le Pen. Shields, intervistato da I News, ha spiegato che “la battaglia per la supremazia sull’estrema destra inizierà con le elezioni dell’Assemblea Nazionale di giugno”. “Queste elezioni” secondo Shields “potrebbero risultare in un’alleanza che incorpori il partito della Le Pen o più probabilmente in una lotta di potere che ricordi gli scontri avvenuti tra il Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen e gli scissionisti del Movimento Repubblicano Nazionale negli anni ’90.

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