Il prossimo turno di presidenza francese dell’Unione Europea, prevista per il primo semestre del 2022, è ancora relativamente lontano, ma Parigi ha già puntato con interesse quella finestra temporale. In primo luogo perché Emmanuel Macron intende trasformarla in una vetrina fondamentale per preparare al meglio una corsa alla rielezione all’Eliseo che, tra ascesa dei Verdi, presenza di una rediviva Marine Le Pen alla guida del Rassemblement National e nuovi potenziali sfidanti come l’ex premier Edouard Philippe si preannuncia estremamente complicata. In secondo luogo per ragioni di importanza strategica: il governo francese ha in mente ambiziosi piani di rilancio della sua centralità strategica in Europa nei settori più importanti per la leadership e la costruzione di linee d’indirizzo geopolitiche.

Ancora prima della pandemia di coronavirus la Francia di Macron si è fatta notevolmente assertiva; all’autunno scorso risalgono le dichiarazioni del Presidente sulla “morte cerebrale” della Nato e la necessità di risposte europee più complesse; da tempo, tra Stati Uniti e Cina, Parigi cerca una strategia che tuteli il suo interesse nazionale nella competizione globale; la Difesa europea è un chiodo fisso della visione di Parigi; la finanza transalpina si muovo in maniera sinuosa in tutto il Vecchio Continente per saldare nuove alleanze e consolidare le esistenti attorno a Parigi; più recentemente, tra Libano e Egeo Macron ha fatto sentire la presenza francese anche nel teatro mediterraneo.

Alla recente Conferenza degli ambasciatori di Francia nello spazio europeo il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha gettato le basi per la marcia di avvicinamento al 2022, anno in cui Parigi intende mettere a terra, durante la sua presidenza di turno, una serie di iniziative a tutto campo per rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa. “Per troppo tempo – ha detto Le Drian – l’Europa è stata in qualche modo percepita come una potenza in ritirare; ora dobbiamo assumere una realtà di potenza”. Molti i dossier su cui si è focalizzata l’attenzione: ” industria, mercato interno, commercio estero, protezione legale delle nostre aziende, difesa europea e trasformazione digitale”. Su molti di questi temi Parigi ha messo in campo un vero e proprio programma “sovranista”Si pensi solo al tema della protezione digitale, su cui Macron ha incentivato il sovranismo tecnologico transalpino. E anche se nel progetto di cloud europeo Gaia-X, promosso dall’alleanza franco-tedesca, i colossi del web a stelle e strisce dovanno necessariamente rientrare, Le Drian ci tiene a sottolineare che su tutti i dossier in questione l’obiettivo europeo deve essere la “terza via”.

Terza via significa asse franco-tedesco: non a caso l’ospite d’onore alla conferenza diplomatica è stato l’omologo tedesco di Le Drian, Heiko Maas. Il Trattato di Aquisgrana ha avviato un processo di consolidamento e avvicinamento reciproco che Parigi e Berlino vogliono trasformare in una sinergia a tutto campo. La proiezione strategica, geopolitica e militare della Francia unita alla potenza economica, industriale, commerciale e finanziaria della Germania risulta giocoforza la componente trainante dell’Europa odierna. I vertici delle istituzioni comunitarie parlano chiaro. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, è tedesca, così come il direttore della Banca Europea degli Investimenti (l’ex esponente liberale Werner Hoyer) e quello del Meccanismo europeo di stabilità (Klaus Regling), a testimonianza della centralità assunta da Angela Merkel nella governance comunitaria nel corso degli anni. Christine Lagarde, alla guida della Bce dallo scorso autunno, è invece francese, al pari del commissario europeo depositario della maxi-delega all’Industria, il manager gollista Thierry Breton, e Celine Gauer, la funzionaria a capo della task force sul Recovery Fund. Parigi può ben programmare le tappe da qua al 2022, l’uscita dalla pandemia e le nuove politiche a tutto campo dell’Unione assieme a Berlino sapendo che saranno le due capitali dell’asse carolingio i decisori di ultima istanza.

A livello operativo, fa notare Formiche, “resta comunque la comune volontà di preservare l’asse tra Parigi e Berlino, rilanciato lo scorso anno ad Aquisgrana da Merkel e Macron come rinvigorimento del trattato dell’Eliseo del 1963, introducendo nuovi meccanismi di coordinamento (compresi scambi di ministri e incontri periodici) e ponendo forte enfasi sulla politica estera e di difesa (richiamata dai due ministri)”: in nome dell’Europa Parigi e Berlino fanno con cinismo e approfonditamente i propri interessi nazionali, e dietro le politiche che in futuro la Commissione porterà avanti sarà facile riconoscere l’impronta dei pesi massimi dell’Unione. Si scrive Europa, si legge asse franco-tedesco: come sempre negli ultimi anni, lo Stato rimane il vero decisore di ultima istanza. E Paesi come l’Italia, che rischiano di essere schiacciati sempre di più ai margini, devono capirlo al più presto.

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