Paraguay, il crac di Ueno Bank travolge Peña e coinvolge il mondo MAGA

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«Cari connazionali, oggi mi rivolgo a voi in uno dei momenti più difficili della mia vita. Ho preso la decisione di presentare le mie dimissioni dalla presidenza della Repubblica. Lo faccio pensando alla stabilità del nostro paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche». Sono queste le parole con cui il presidente del Paraguay, Santiago Peña, ha annunciato la decisione di rinunciare al proprio incarico in seguito alla crisi finanziaria che ha travolto Ueno Bank — uno dei principali istituti del Paese sudamericano —, un crac che ha colpito quasi tre milioni di correntisti e che ha generato una grave tempesta politica, oltre che una profonda crisi sociale ed economica a livello nazionale. 

Ueno Bank: da banca marginale a colosso con i fondi pensione paraguaiani

Ueno è un istituto di credito digitale paraguaiano convertitosi, durante il mandato di Peña, da attore marginale a colosso finanziario, attirando oltre 5 mila miliardi di guaraní (circa 869 milioni di dollari), provenienti dall’Istituto di Previdenza Sociale (IPS) e da altri enti pubblici. Lo scorso 2 novembre, la Banca Centrale del Paraguay (BCP) ha disposto l’avvio della procedura di risoluzione dell’istituto, dopo aver constatato che la sua capacità di far fronte ai rischi finanziari era scesa a meno della metà della soglia minima stabilita dalla legge. Il commissariamento da parte dell’autorità finanziaria ha rivelato «una gestione presumibilmente imprudente e irregolare dei fondi dei risparmiatori» —  secondo quanto riportato da ABC Color, uno dei principali quotidiani del Paraguay — che ha provocato un vero e proprio “corralito” finanziario, ovvero il blocco dell’accesso dei correntisti ai propri depositi, per oltre 3 milioni di cittadine e cittadini paraguaiani, quasi la metà della popolazione del Paese. Al centro dello scandalo emerge la figura di Peña, azionista fino a marzo dello scorso anno di Ueno Holding, società partecipata da Grupo Vázquez, il conglomerato che controlla Ueno Bank.

Secondo quanto riportato da Pandemia Digital — il progetto spagnolo di analisi della disinformazione fondato da Julián Macías Tovar — , la rapida ascesa del piccolo istituto bancario è stata il risultato di un massiccio trasferimento di capitali statali iniziato proprio dall’insediamento di Peña nel 2023. In soli dodici mesi, i fondi pubblici investiti nella banca sono aumentati di 451 milioni di dollari. Un’ingente iniezione di liquidità realizzata eludendo i controlli legali e calpestando la Legge della Sovrintendenza delle Pensioni, che vieta esplicitamente di concentrare più del 10% del portafoglio complessivo del sistema in un singolo emittente. Il denaro lasciato sui conti non produceva alcun interesse o rendimento per i futuri pensionati, ma garantiva a Ueno Bank un’enorme quantità di risorse a costo zero per espandere le proprie attività e collocare ingenti emissioni obbligazionarie sui mercati internazionali, come si legge su Diario Red.

Prestiti senza garanzie ed eventi a Mar-a-Lago: il doppio uso dei fondi di Ueno Bank

All’interno della banca veniva gestita una vera e propria rete di prestiti illegittimi. L’istituto erogava infatti somme enormi “a sola firma” e senza richiedere garanzie reali a imprese amiche o a società create ad hoc. Ma non solo: il drenaggio sistematico delle pensioni statali è servito anche afinanziare attività politiche riconducibili all’estrema destra. In particolare, la banca sarebbe stata il motore finanziario dell’Hispanic Prosperity Gala, evento tenutosi lo scorso febbraio a Mar-a-Lago — la roccaforte di Donald Trump —, durante il quale è stato conferito un premio all’“uomo MAGA” in America Latina, l’argentinoFernando Cerimedo, consulente politico di Javier Milei e di altri esponenti della destra latinoamericana. Lo stratega politico è oggi detenuto in Bolivia per il tentato femminicidio della sua ex compagna, l’avvocata Nadia Beller, oltre che per arricchimento illecito e traffico di droga, come avevamo raccontato tempo fa su InsideOver. 

Ancora secondo Diario Red, l’istituto finanziario ha di fatto agito da braccio finanziario di una rete di influenza politica collegata a realtà come la Conservative Political Action Conference (CPAC) e il partito di estrema destra spagnolo VOX. A muoversi dietro la macchina delle sponsorizzazioni, il controverso comunicatore spagnolo Javier Negre e lo stesso Cerimedo, entrambi legati a Brad Parscale, stratega digitale di Trump, e a Andy Rivas, storico consigliere di Peña.

Arresti, dimissioni e piazze in rivolta: le conseguenze del crollo di Ueno Bank

Il crollo di Ueno Bank ha provocato repentine reazioni sul piano giudiziario e politico-istituzionale. Le forze di polizia hanno arrestato i vertici del Grupo Vázquez e dell’istituto finanziario. Il presidente della BCP, Carlos Carvallo — in precedenza alto dirigente della stessa Ueno Bank e posto a capo dell’autorità finanziaria del Paese dallo stesso Peña —, è stato costretto alle dimissioni immediate per via delle omessa vigilanza e delle negligenze nel controllo dell’istituto.

L’opposizione all’interno del Parlamento paraguaiano ha avviato le procedure formali per la presentazione del “juicio político” contro Peña per responsabilità diretta nella gestione del patrimonio pubblico, malversazione dei fondi IPS e concorso in frode creditizia. Svolta che ha poi condotto alle dimissioni del Presidente. Un passo indietro, peraltro, chiesto a gran voce anche da migliaia di manifestanti scesi in piazza ad Asunción, la capitale del Paese. Mobilitazioni represse duramente dalle forze di polizia, che hanno usato proiettili di gomma, gas lacrimogeni e camion cisterna per disperdere la gente. «Oggi qui ci sono persone che non possono mangiare perché non hanno potuto ritirare i loro risparmi», sono state le parole di uno dei manifestanti. «È un disastro totale. Non sono stato colpito direttamente, ma persone a me vicine sì. È tutto molto triste e doloroso», ha affermato il giornalista investigativo paraguaiano Aldo Benitez, raggiunto da InsideOver, il quale ha definito la vicenda «un disastro che demolisce l’immagine del paese e il vanto di chi lo governava, e che lascia migliaia di paraguaiani senza sapere a chi rivolgersi». 

Quando politica e credito si intrecciano: la lezione di Ueno Bank, anche per l’Italia

La sociologa Diana García, docente presso l’Università Nazionale di Asunción e l’Università Cattolica di Asunción, in passato vice ministra della Gioventù, ha parlato di «mercantilizzazione della politica», sottolineando come il caso Ueno Bank rimetta in discussione il rapporto tra potere politico e interessi economici. È proprio sul modo in cui questo intreccio può compromettere la solidità di una banca che si concentra l’analisi di Alessandro Messina — economista italiano esperto di finanza e autore di La finanza sociale —, secondo il quale crescita rapida, innovazione e risultati brillanti possono spesso nascondere concentrazioni di potere, conflitti d’interesse e controlli inadeguati. «Il caso paraguaiano mostra quanto possano diventare devastanti le conseguenze di queste fragilità quando si intrecciano interessi finanziari privati, risorse pubbliche e responsabilità politiche. La solidità di una banca dipende anche dalla qualità delle sue istituzioni di governo e di controllo. Quando queste perdono credibilità, il contagio può investire l’intero sistema economico e democratico», sottolinea. Una lezione che riguarda anche l’Italia: Messina richiama la stagione delle scalate bancarie del 2005 e la vicenda Unipol-BNL come monito contro le ingerenze della politica nel sistema del credito.

Fonti