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La Cina è pronta a insediare la leadership mondiale degli Stati Uniti. Anzi no, contrordine. Il Dragone rallenta e la frenata della sua economia potrebbe essere l’anticamera della prossima crisi globale. Tanta è la confusione sotto il cielo di Pechino. Cerchiamo di capire meglio cosa sta succedendo al di là della muraglia.

I dati che spaventano i mercati

Sono due i dati ufficiali che hanno lasciato perplessi gli analisti occidentali. Il primo: nel 2018 il Pil cinese è stato il più basso dal 1990. Il secondo: nello stesso periodo la Cina ha dovuto fare i conti con un calo delle nascite, il peggiore dal 1980. Due situazioni in realtà collegate tra loro, visto che sempre meno famiglie progettano di avere un figlio per via dell’aumento dei costi della vita. Di conseguenza i consumi interni sono calati, alimentando un circolo vizioso in parte limitato dagli stimoli bancari iniettati dal governo. In mezzo, c’è la guerra dei dazi portata avanti da Trump, il sassolino che in silenzio sta inceppando il motore della locomotiva cinese.

Pil in calo ma sempre a livelli record

Certo, l’anno scorso il Pil cinese è calato. Ma la sua crescita è stata comunque del + 6,6%, poco più dell’obiettivo prefissato del 6,5%. I mercati sono preoccupati per un possibile default, e in effetti ne hanno motivo. La Cina è la seconda economia mondiale e la voce del commercio equivale a un terzo del suo prodotto interno lordo. Un calo dei consumi interni perpetuato nel tempo potrebbe rappresentare una seria minaccia per Xi Jinping. Ecco perché il premier Li Keqiang ha già fatto sapere che il governo è pronto a intervenire per evitare che l’economia cinese possa precipitare. C’è però da dire che i dati relativi alla produzione industriale e le vendite al dettaglio dello scorso dicembre – rispettivamente +5,7% e +8,2% – sono cresciuti più del previsto.

La particolarità della Cina

In definitiva la particolarità della Cina è che il paese produce tantissimo, forse troppo. Ma allo stesso tempo continua a crescere. Il sistema bancario cinese regge, gli investimenti interni– soprattutto nelle infrastrutture – non mancano. E se i consumi sono meno del previsto poco importa finché il governo può ricorrere a correttivi “artificiali”. Gli oltre 3 mila miliardi di dollari di riserve di risparmi interni e riserve valutarie sono una garanzia sufficiente a evitare shock letali. Eppure i mercati internazionali restano con il fiato sospeso…

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