Bisogna partire dall’incontro tra Papa Leone XIV e Lee Jae Myung. Un faccia a faccia arrivato nell’ambito dell’ultimo viaggio del presidente sudcoreano in Europa che ha toccato anche il Vaticano.
Qui, nel Palazzo Apostolico, è andata in scena un’udienza privata tra il leader asiatico e il Pontefice durante la quale sono stati affrontati temi caldissimi come le relazioni bilaterali tra Corea del Sud e Santa Sede, i dettagli relativi alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Seoul e la pace nella penisola coreana.
Lee ha avuto importanti meeting anche con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali. Nel comunicato ufficiale diramato dalla sala stampa del Vaticano, si legge che Lee e Leone hanno riflettuto sul “contributo positivo offerto dalla Chiesa cattolica locale alla società coreana, in particolare nei settori dell’istruzione e del welfare sociale” e “alcuni aspetti della situazione regionale e internazionale”.
È qui che entra in gioco la Corea del Nord di Kim Jong Un. Già, perché il presidente sudcoreano ha espressamente chiesto al Papa di fare tappa oltre il 38esimo parallelo nel tentativo di aiutare a raggiungere la tanto agognata pace.

Lee, Leone e Kim: il (possibile) piano di pace coreano
“Ho chiesto a Papa Leone XIV di visitare la Corea del Sud in occasione dell’incontro mondiale dei giovani che si terrà a Seoul il prossimo anno. E ho chiesto che la visita includa un viaggio nella Dmz (la Zona Demilitarizzata che separa le due Coree ndr) e, se possibile, anche in Corea del Nord”, ha dichiarato Lee.
Certo, bisognerà capire se Kim sarà interessato a dialogare con la Santa Sede, ma intanto il leader sudcoreano ha fatto capire di avere in mente un piano per portare la penisola coreana verso una fase di dialogo. In che modo? Sfruttando l’eventuale ruolo di mediatore del Santo Padre, riprendendo gradualmente i contatto con Pyongyang e includendo in questo triangolo diplomatico anche gli Stati Uniti di Donald Trump.
Secondo quanto riportato dall’agenzia sudcoreana Yonhap, Papa Leone XIV avrebbe risposto al suo ospite che “avrebbe perseguito attivamente la proposta”. Lee “ha trasmesso al Papa le aspirazioni del nostro popolo e la visione del nostro governo per l’instaurazione della pace nella penisola coreana”, ha fatto sapere l’ufficio presidenziale sudcoreano in un comunicato.
L’eventuale visita del Santo Padre in Corea del Nord potrebbe coincidere con la citata Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Seoul nell’agosto del 2027.

La mossa di Lee
Come ha ricordato Bloomberg, non è la prima volta che la Corea del Sud cerca il sostegno papale per migliorare i rapporti con la Corea del Nord. Nel 2018, per esempio, l’allora presidente Moon Jae In trasmise al Vaticano un invito a visitare il Papa da parte di Kim Jong Un.
Ma in questo complicato disegno dovranno giocare un ruolo fondamentale anche gli Stati Uniti. Pare che Lee abbia infatti più volte spiegato a Trump che, per risolvere le questioni relative alla penisola coreana, il dialogo dovrebbe iniziare attraverso i canali di comunicazione tra Corea del Nord e Stati Uniti, piuttosto che su quelli intercoreani.
Quanto accaduto tra Iran e Usa, con Teheran che in fase negoziale con Washington ha ottenuto vantaggi concreti, potrebbe ulteriormente spingere Kim a optare per un un dialogo con il governo statunitense.
In ogni caso, la questione chiave è una: la Corea del Nord, che ha rafforzato i suoi legami con Cina e Russia, ha davvero intenzione di riprendere i colloqui con l’amministrazione Trump? La sensazione è che la risposta potrebbe essere positiva, a patto che Washington riconosca lo status di potenza nucleare a Pyongyang: un vecchio, grande, obiettivo di Kim.

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