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Il suo nome è Bondi. Pam Bondi. È lei la scelta del presidente eletto Donald Trump come nuovo Attorney General, dopo che il suo precedente candidato, l’ex deputato Matt Gaetz, ha annunciato il ritiro per via di uno scandalo sessuale – seppur archiviato – che rischiava di minare la sua nomina. Originaria di Tampa, Florida, Bondi, 59 anni, democratica fino al 2000, è attualmente Presidente del Center for Litigation e Co-Presidente del Center for Law and Justice presso l’AFPI (America First Policy Institute). È stata la 37ª Procuratrice Generale della Florida, nonché la prima donna a ricoprire questa carica. In un post sui social media, il magnate repubblicano ha dichiarato che grazie a lei, il Dipartimento cambierà rotta: “Per troppo tempo il Dipartimento di Giustizia, politicizzato, è stato usato come arma contro di me e altri Repubblicani. Non più. Pam farà ritornare il DOJ al suo scopo originario: combattere il crimine e rendere l’America di nuovo sicura”.

Dalla Florida a Washington

Sotto la prima presidenza di Donald Trump, Bondi è stata membro della Commissione per la lotta agli oppioidi e alla tossicodipendenza: inoltre, è stata una convinta sostenitrice del First Step Act, una riforma che aiuta gli ex detenuti a reintegrarsi nella società in sicurezza, riducendo il rischio di recidiva. Oggi Bondi è partner dello studio Ballard Partners, dove presiede la divisione dedicata alla regolamentazione aziendale. Ha conseguito una laurea in Giustizia Criminale presso l’Università della Florida e il titolo di Juris Doctor presso la Stetson Law School.

Ma Bondi è anche una convinta sostenitrice del presidente eletto, tanto da sostenerlo nei momenti più delicati e difficili della sua carriera politica. Innanzitutto perché è stata l’avvocato del 78enne durante il suo primo processo di impeachment. In quell’occasione, il tycoon fu accusato – senza successo – di abuso di potere per aver tentato di subordinare l’assistenza militare degli Stati Uniti all’Ucraina all’apertura di un’indagine su Joe Biden, all’epoca ex vicepresidente, e su suo figlio, Hunter Biden, che era stato “piazzato” nel board della società ucraina Burisma a circa 80 mila dollari al mese dopo Euromaidan. Bondi era inoltre tra i repubblicani che hanno sostenuto il magnate durante il processo penale a New York sul “caso Stormy Daniels”, vicenda legale che si è conclusa a maggio con una condanna per 34 capi d’imputazione ai danni del presidente eletto.

Sostenitrice di Trump sin dal 2016

Un legame, quello tra Pam Bondi e Donald Trump, che risale a diversi anni fa. L’ex Procuratrice generale della Florida ha infatti sostenuto il tycoon fin dalla sua campagna elettorale del 2016 e, durante un recente comizio, ha dichiarato agli elettori di considerarlo un “amico”. Sempre nel 2016, ricorda la Bbc, Trump e Bondi furono oggetto di critiche per una donazione di 25.000 dollari fatta da Trump e risalente al 2013 alla campagna di rielezione di Bondi come Procuratrice. Motivo? La donazione avvenne mentre l’ufficio di Bondi stava valutando se avviare un’indagine per frode contro la Trump University.

Eletta nel 2010 come prima donna a ricoprire il ruolo di Procuratrice Generale della Florida, è emersa come figura di spicco tra i candidati repubblicani grazie al supporto di Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska e candidata vice-presidente nel 2008, e al suo messaggio deciso sulla lotta al crimine, promosso anche attraverso diverse apparizioni su Fox News. Durante i suoi otto anni in carica, Bondi si è distinta per alcune battaglie che l’hanno resa celebre: ha cercato di indebolire l’Affordable Care Act – noto anche come Obamacare – si è opposta all’estensione delle tutele legali per la comunità LGBTQ+ e si è guadagnata una reputazione a livello nazionale per il suo impegno contro il traffico di esseri umani. Ora, se confermata dal Congresso, la “Tigre di Trump” dovrà affiancare il presidente nella futura amministrazione.

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