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Sono molti quelli che credono di sapere che cosa desiderano, pensano o vogliono i palestinesi. Per fortuna ogni tanto c’è anche qualcuno che lo sa davvero. Per esempio il Palestinian Center for Policy and Survey Research (PCPSR), un’organizzazione nonprofit che s’incarica di studiare le opinioni dei palestinesi, sia nella Striscia di Gaza (e chiunque entri in contatto con il PCPSR può vedere quali sforzi costi farlo) sia in Cisgiordania. L’ultimo sondaggio è particolarmente interessante, anche perché smonta alcuni del luoghi comuni più diffusi, soprattutto sulla stampa occidentale.

Per esempio: l’operazione militare di Israele sta convincendo i palestinesi a rinunciare alla lotta armata? No, al contrario. Alla domanda “La decisione di Hamas di condurre l’attacco del 7 ottobre fu giustificata?”, la risposta è sì nel 71% dei casi, sia nella Striscia sia in Cisgiordania. Da notare che nel dicembre scorso, nella Striscia, alla stessa domanda aveva risposto sì il 57% degli interpellati. E questo nonostante che, nella stessa ricerca, il 60% dei gazawi abbia detto di aver avuto un morto in famiglia e il 68% di aver avuto un ferito e solo il 19% dica di sapere ove rivolgersi in caso di mancanza di cibo o acqua potabile. Altre questioni. Chi vincerò questa guerra? Il 56% dei palestinesi di Gaza risponde Hamas (in dicembre era il 50%), mentre in Cisgiordania la quota è al 69% (ma in calo rispetto a dicembre). E il 59%, sia a Gaza sia in Cisgiordania, si dice convinto che dopo la guerra sarà ancora Hamas a controllare la Striscia.

Questo significa, come ama dire certa stampa, che i palestinesi di Gaza sono per Hamas, fan di Hamas, complici di Hamas? No. Il consenso per il movimento islamista viene espresso solo da un terzo dei palestinesi, con un calo dell”11% sia nella Striscia sia in Cisgiordania. Calo di cui non beneficiano né Al Fatah né il presidente Abu Mazen, il cui consenso è ormai ai minimi termini. Se si andasse oggi a elezioni politiche con gli stessi partiti della contrastatissima elezione dell 2006, Hamas avrebbe il 49% dei consensi ma solo grazie allo sprofondo di Al Fatah, precipitato al 17%, e al 36% dei palestinesi che dichiara di non voler andare a votare. Quando ad Abu Mazen, l’80% dei palestinesi di ogni provenienza e colore chiede le sue dimissioni. Parlando di elezioni presidenziali: Mustafà Barghouti di Al Mudabara la spunterebbe agevolmente sia su Abu Mazen sia su Ismail Haniyeh, il leader di Hamas.

Quanto al futuro: il 62% dei palestinesi di Gaza e il 34% di quelli della Cisgiordania crede nella soluzione “due popoli due Stati” ma solo il 37% la ritiene ancora praticabile dopo la politica di insediamenti illegali condotta da Israele negli ultimi decenni. E in ogni caso la precondizione per ogni sviluppo futuro viene considerata la riconciliazione tra Al Fatah e Hamas e la formazione di un Governo di unità nazionale gestito da professionisti e tecnici piuttosto che dai soliti politici.

Una nota finale: alla domanda quale sia lo strumento migliore per far finire l’occupazione israeliana e ottenere la formazione di uno Stato palestinese, il 23% della popolazione di Gaza ha scelto il negoziato, il 27% la resistenza pacifica e il 39% la lotta armata. In Cisgiordania il 27% i negoziati, il 12% la resistenza pacifica e il 51% la lotta armata. Sta anche a noi, americani ed europei, far pendere definitivamente la bilancia da una parte piuttosto che dall’altra.

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