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Ha sollevato la tunica del ragazzo e gli ha tirato giù i pantaloni. “Stavo piangendo. Mi stava facendo male. Mi ha infilato la maglia in bocca”, dice il bambino che usa la sua sciarpa per mostrare come l’uomo abbia cercato di soffocare le sue grida. “Ti ha toccato?” Annuisce. “Ti ha fatto male?” “Sì”, sussurra. “Ti ha violentato?” Affonda il viso nella sua sciarpa e annuisce. Il figlio di Parveen ha 9 anni ed è stato molestato dal suo insegnante. Come lui molti altri bambini.

In Pakistan sono centinaia le storie come queste. Gli abusi sessuali sono un problema diffuso in tutto il Paese, in particolare nelle scuole islamiche, le madrase. È qui che il clero abusa dei minori potendo contare sul fatto che quello delle violenze è un argomento tabù. Ma soprattutto è raramente perseguibile: la polizia infatti è spesso pagata per insabbiare gli episodi. Inoltre, il sistema legale pakistano permette alla vittima di “perdonare” l’autore del reato e accettare quello che viene definito come il “denaro insanguinato”.

I casi di abusi sessuali in Pakistan sono stati portati alla luce da una recente inchiesta di AP. Negli ultimi dieci anni sarebbero oltre trecento i casi di violenze all’interno delle scuole islamiche, ma si sospetta che gli episodi siano molti di più. “Ci sono migliaia di bambini vittime di abusi sessuali nelle scuole”, ha denunciato ad AP un funzionario che si occupa di registrare i casi di violenze. “È davvero una cosa comune”.

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Le madrase

Sono oltre 22 mila le scuole in Pakistan, ma ci sono almeno altre 3 mila madrase non registrate. Le scuole sono finanziate da uomini d’affari, partiti politici religiosi e donatori di altri Paesi e non esiste un’autorità centrale che governi sulle strutture. Tutto ciò rende più difficile prevenire gli episodi di abusi. Ma tutti sono a conoscenza di quello che succede nelle scuole. “Non portare tuo figlio in quella madrasa. Quello che fanno lì è orribile“, affermano alcune donne.

Abusi e minacce

“Mi vergognavo e avevo paura. Mi ha detto che se l’avessi detto a qualcuno, a mio fratello, alla mia famiglia, avrebbero ucciso tutti”, racconta un altro adolescente violentato da un religioso. “L’ho pregato di lasciarmi in pace. Lui si è fermato, ma ha giurato su Corano che sarebbe tornato”. Anche altri compagni di classe sono stati violentati e minacciati dagli insegnanti. Ma la denuncia alla polizia è stata vana. Dalla scuola rifiutano le accuse di abusi e intimidazioni, mentre le forze dell’ordine negano di intimidire le famiglie e favorire i religiosi.

Le condanne

Sono molto rari i casi di condanne. Nel Punjab del sud, un religioso è stato condannato per aver aggredito sessualmente una ragazza minorenne nel 2016 e condannato a 12 anni di carcere e a pagare una multa di 1.500 dollari. Lo stesso religioso, in passato, è riuscito a convincere diverse famiglie a risolvere casi di abuso sessuale a causa dei suoi stretti legami con gruppi religiosi estremisti. Ma questa volta, un gruppo di attivisti locali noto come Roshan Pakistan, o Bright Pakistan, è riuscita a convincere la famiglia della ragazza a resistere.

Spesso però “la famiglia della vittima prende dei soldi per non parlare”. I casi di abusi avvengono soprattutto nelle piccole scuole dei paesi più poveri, dove le persone cedono ai ricatti dei religiosi in cambio di denaro. Anche Parveen alla fine ha ceduto: ha perdonato chi ha abusato di suo figlio e accettato 300 dollari. 

Casi di pedofilia

Qualche anno fa il Pakistan è stato scosso da uno scandalo di abusi sessuali dopo che sono stati scoperti 400 video con più di 280 bambini coinvolti. Le vittime, di età inferiore ai 14 anni, sono state riprese mentre venivano stuprate da 25 uomini. Questi ultimi hanno poi accusato le famiglie delle vittime di diffondere i filmati se non avessero pagato 40 rupie per video, l’equivalente di 30 centesimi. 

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