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Politica

Pakistan: i sostenitori di Imran Khan in marcia, Islamabad si blinda con poliziotti e barricate

Circa 35.000 unità aggiuntive sono state dispiegate nella capitale pakistana per far fronte alla protesta originariamente prevista per il 27 settembre 2026 e organizzata dal partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), che avrebbe deciso di rinviare la marcia al 4 ottobre per...

Circa 35.000 unità aggiuntive sono state dispiegate nella capitale pakistana per far fronte alla protesta originariamente prevista per il 27 settembre 2026 e organizzata dal partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), che avrebbe deciso di rinviare la marcia al 4 ottobre per prolungare lo stato di allerta dell’esecutivo. Secondo quanto dichiarato da Al Jazeera, la città è stata trasformata in una fortezza militarizzata tramite il posizionamento di oltre 2.000 container marittimi da trasporto per sbarrare il passaggio tra la Red Zone, la High Security Zone, i palazzi del potere e tutti gli svincoli autostradali. Per impedire lo spostamento degli ostacoli da parte dei manifestati, i container sono stati saldati insieme e riempiti con tonnellate di sabbia e ghiaia. 

Queste sono solo alcune delle misure adottate da Islamabad. La decisione della National Highway Authority di chiudere le principali arterie di collegamento dipende dal loro potenziale logistico: se percorse, consentirebbero l’accesso alla capitale dal Khyber Pakhtunkhwa, la provincia nord-occidentale governata dal PTI e principale bacino politico del partito di Imran Khan, da cui dovrebbe partire il corteo. Le autorità hanno di fatto limitato le vie attraverso le quali i sostenitori di Khan potrebbero raggiungere la capitale dalla provincia, lasciando come unica autostrada percorribile la M2, che arriva da sud-est e collega Islamabad e Lahore. 

La marcia per liberare Imran Khan

La mobilitazione sarà guidata dal Chief Minister della provincia Sohail Afridi e l’obiettivo dichiarato della marcia sarà la scarcerazione dell’ex primo ministro Imran Khan, detenuto dall’agosto 2023. Nonostante gli arresti di massa e l’installazione di nuovi posti di blocco per monitorare spostamenti sospetti, i vertici del partito, tra cui il presidente del PTI Gohar Ali Khan e lo stesso Afridi, hanno ribadito che la protesta si terrà ugualmente e che marceranno “a mani nude” per segnalare il carattere pacifico del corteo. 

Tra le misure adottate dagli agenti di sicurezza e la determinazione promessa dai manifestanti, il clima di tensione sembra sfociare in un sentimento di reale allerta che trova una giustificazione nei recenti scontri tra il PTI e lo Stato. Nel 2023, infatti, con l’arresto di Khan i manifestanti assalirono le residenze militari, mentre nel novembre 2024 gli scontri notturni tenuti a Islamabad provocarono la morte di almeno quattro soldati paramilitari ed un numero ancora contestato di sostenitori dell’opposizione. Ed è per questo che, nonostante le parole rassicuranti dei vertici del PTI, il ministro Naqvi ha voluto definire delle chiare “regole di ingaggio” per le forze dell’ordine, autorizzando apertamente gli agenti e i soldati a rispondere con le armi qualora i cortei aprano il fuoco o ricorrano alla violenza. A sostegno della sua posizione il governo identifica una sentenza della Corte di Islamabad (IHC), che ha dichiarato illegittimi i blocchi stradali e vietato l’uso di fondi o mezzi pubblici provinciali per agevolare la marcia.

Perché Imran Khan continua a pesare sul Pakistan

Imran Khan, ex- campione di cricket e vincitore della Coppa del Mondo nel 1992, eletto Primo Ministro nel 2018, venne estromesso dal potere tramite un voto di sfiducia parlamentare nell’aprile del 2022 successivamente a una drastica rottura con uno dei pilastri principali della politica in Pakistan: l’esercito. In seguito alla pretesa dell’ex premier di contribuire alla nomina dei vertici militari, i generali dell’istituzione gli si rigirarono contro e fu arrestato quasi 16 mesi dopo. Nonostante le condanne a suo carico, la sua popolarità non ne risentì particolarmente e gli attori indipendenti sostenuti dal PTI ottennero 93 seggi, risultando il gruppo più numeroso emerso dalle urne. 

Detenuto nel carcere di massima sicurezza di Adiala, Imran Khan è recluso in una cella, scrive Boris Johnson sul Daily Mail, comprensiva di latrina e grande 1,8 x 2,4 metri, in cui è costretto a trascorrere 23 ore al giorno in isolamento. Oltre le condizioni anguste dell’ambiente, il raro contatto con la luce del sole e le temperature estreme, Khan avrebbe subito un grave deterioramento alla retina, arrivando a perdere fino all’85% della vista dall’occhio destro. Un elemento, questo, che viene denunciato a gran voce dai famigliari, dai legali e che è stato oggetto di forti critiche del Relatore Speciale dell’ONU sulla tortura. Le sofferenze di Khan vengono segnalate anche da Amnesty International e dalla stessa Corte Suprema del Pakistan.

La protesta nel momento più delicato per il Pakistan

Tornando alle misure preventive adottate dall’apparato di sicurezza pakistano, le fonti richiamano il tentativo degli agenti di colpire le strutture del partito tramite provvedimenti di natura lesiva verso il PTI, tra cui l’arresto delle tre sorelle di Khan, accusate di incitamento tramite social media. Con il loro fermo, sale a quattro il numero di donne della famiglia Khan in prigione, inclusa la moglie Bushra Bibi. Il PTI sostiene inoltre che la retata abbia portato alla detenzione di oltre 1.500 attivisti del partito in tutto il Paese. 

Bisogna dire che la mobilitazione arriva nel momento peggiore per il Pakistan. Proprio in questi giorni il Paese dovrebbe ospitare una delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per la revisionare del programma da 7 miliardi di dollari per far fronte alla crisi economica e al forte malcontento popolare scaturito dall’impennata dei prezzi del carburante, saliti a circa 393,75 rupie al litro. I disordini nella capitale potrebbero dunque compromettere lo svolgimento del processo negoziale, specialmente considerando l’eventuale coinvolgimento alla mobilitazione del partito islamista Jamaat-e-Islami.

La marcia mette quindi alla prova due fronti contrapposti: da una parte un esecutivo federale sostenuto dai militari, che non sembra intenzionato a fare concessioni; dall’altra un movimento che dovrà dimostrare quanto il consenso attorno a Imran Khan sia ancora capace di tradursi in cambiamento e pressione politica.

Fonti


https://www.aljazeera.com/news-analysis/2026/9/24/source-of-anxiety-pakistan-cracks-down-before-march-to-free-imran-khan


https://www.arabnews.pk/pakistan/rules-of-engagement-pakistan-warns-forces-will-respond-if-fired-on-during-opposition-protests-3001634 


https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-24/pakistan-locks-down-capital-to-thwart-imran-khan-protest-march


https://www.brecorder.com/news/40441236 


https://www.dailymail.com/debate/article-16142731/BORIS-JOHNSON-Imran-Khan-jail-Pakistan-Britain.html


https://www.dawn.com/news/2029048 


https://www.reuters.com/world/asia-pacific/pakistan-tightens-security-ahead-march-planned-by-imran-khans-party-2026-09-23/

https://www.theguardian.com/world/2026/sep/25/pakistan-lockdown-islamabad-imran-khan-party-march

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