Il sangue scorre copioso in Pakistan. Sono 130 i morti e 150 i feriti scaturiti dall’attentato che ha sconvolto Mastung, nel Baluchistan, durante una manifestazione elettorale. Il gesto è stato rivendicato dallo Stato islamico e i funzionari parlano di “un kamikaze suicida che si è fatto esplodere”. Tra le vittime ci sarebbe anche Siraj Raisani, del nuovo partito Balochistan Awami Party (Bap).
La scena raccontata dai testimoni è agghiacciante. Una brutalità che spaventa e che deve far capire cosa stia realmente accadendo nel territorio pakistano. “Resti umani e pezzi di carne rossi e sanguinanti erano disseminati ovunque: i feriti piangevano per il dolore e la paura”, ha raccontato a Afp il giornalista Attah Ullah. Il numero dei morti rende questo attacco uno dei più devastanti della storia del Pakistan. Soltanto l’attacco dei talebani contro la scuola di Peshawar nel 2014 fu più grave: in quell’occasione, morirono oltre 150 persone, per lo più bambini.
L’attentato di Mastung ci ricorda, ancora una volta, il fragilissimo equilibrio su cui si regge il Pakistan. Un Paese instabile, militarmente avanzato rispetto a molti altri Stati dell’area, ma assolutamente non in grado di controllare la sua sicurezza. Sconvolto, periodicamente, da attentati sanguinari e da un terrorismo mai sradicato dal suo territorio.
La rivendicazione dell’Isis, arrivata attraverso la sua agenzia Amaq, è un segnale che nessuno deve sottovalutare. Il terrorismo islamico, tra Afghanistan e Pakistan, continua a essere un attore fondamentale dello scacchiere regionale. E miete migliaia di vittime all’anno in una sorta di silenzio generale, come se ci fossimo abituati ad avere un Paese completamente in balia di gruppi jihadisti.
Lo Stato islamico continua a seminare il terrore. E l’avvicinamento delle elezioni non fa che essere motivo di un’ulteriore escalation di sangue portata avanti dai gruppi terroristi, che vogliono destabilizzare il Paese. Ogni comizio, ogni evento elettorale, ogni manifestazione, è diventata un potenziale obiettivo del terrorismo islamico, in particolare di Isis.
L’esercito pakistano cerca di risponde all’emergenza mettendo in campo 370mila soldati. “Le autorità hanno il dovere di proteggere i diritti di tutti i pakistani durante questo periodo elettorale, la loro sicurezza fisica e la loro capacità di esprimere liberamente le opinioni politiche, indipendentemente dal partito a cui appartengono”, ha detto Omar Waraich di Amnesty International. Ma questo numero elevato di soldati non sembra piegare i terroristi. Il Paese è vasto, i centri tantissimi, e i gruppi estremisti sanno dove poter colpire.
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Adesso, a meno di due settimane dal voto, il Pakistan rischia di piombare nel caos. La giornata di venerdì è stata un esempio perfetto di cosa stia vivendo Islamabad. Il terrorismo islamico mieteva centinaia di vittime, mentre l’ex premier Nawaz Sharif veniva arrestato con la figlia Maryam. I due sono stati condannati in contumacia rispettivamente a 10 e sette anni per l’acquisto di un appartamento a Londra pagato con un alcune tangenti. Tutto documentato dal filone di indagine noto come Panama Papers.
In questo momento di fragilità politica, le sigle terroriste non possono che avere il sopravvento. E gli attentati aumentano, così come la repressione del governo e dell’esercito. Poche ore prima di questa orrenda carneficina, un altro attentato, a Bannu, nel nord ovest del Paese, provocava 4 morti e 39 feriti. Nei giorni scorsi, invece, i Talebani avevano rivendicato un altro attentato a Peshawar, che aveva provocato 13 morti e una cinquantina di feriti.
Il terrore avanza e non sembra destinato a fermarsi in tempi rapidi. Ma non va dimenticata l’importanza di quel Paese. Stretto fra giganti come India e Cina, con Pechino che lo ha strappato dall’alleanza con gli Stati Uniti, il Pakistan ha a nord il buco nero del terrore rappresentato dall’Afghanistan e a ovest l’Iran, oggetto di un assedio da parte delle forze legate a Washington.
I governi di Islamabad hanno sempre sfruttato il terrorismo come arma. Lo hanno fatto in particolare con l’India, ma anche per influenzare la vita del vicino afghano. E adesso viene sfruttato anche per aumentare i propri poteri per garantire la sicurezza pubblica.
Ma la rinascita dell’Isis nel Paese unita alla consolidata forza dei Talebani, sono segnali d’allarme che fanno comprendere quanto il Pakistan sia ancora fondamentale nella strategia del terrore. E la sua destabilizzazione, a pochi giorni da un’elezione che già è bagnata dal sangue di centinaia di vittime,avanza senza sosta.