Pakistan-Afghanistan, colloqui di pace in Cina: la diplomazia del Dragone colpisce ancora

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Mentre Donald Trump minaccia di far sparire la civiltà iraniana dalla faccia della Terra, la Cina sta lavorando dietro le quinte per risolvere le tensioni tra Pakistan e Afghanistan. Non solo: il gigante asiatico, in sponda con il governo pakistano, ha anche presentato un piano di pace per il cessate il fuoco in Medio Oriente. La macchina diplomatica di Xi Jinping procede insomma a pieno regime dopo settimane di apparente apatia.

Il tema caldissimo coincide con i negoziati tra Islamabad a Kabul, colloqui che stanno andando in scena a Urumqi e che starebbero facendo registrare importanti progressi. “Il processo di consultazione procede e avanza costantemente”, ha dichiarato Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri cinese.

Il governo cinese, in sostanza, sta mediando tra Pakistan e Afghanistan nel tentativo di spegnere un insidioso incendio scoppiato nella periferia del “cortile di casa” del Dragone. “Le tre parti hanno (Pakistan, Afghanistan e Cina ndr) hanno raggiunto un consenso e preso accordi su una specifica modalità operativa, compresa la copertura mediatica”, ha aggiunto, senza fornire ulteriori dettagli, lo stesso Mao.

La Cina media tra Pakistan e Afghanistan

“Dalla recente escalation del conflitto tra Pakistan e Afghanistan, la Cina ha mediato e promosso i colloqui a modo suo, mantenendo una stretta comunicazione con entrambe le parti attraverso molteplici canali e a vari livelli, e creando le condizioni e fornendo piattaforme per il dialogo“, ha proseguito ancora Mao, spiegando che sia Islamabad che Kabul “attribuiscono importanza agli sforzi di mediazione della Cina e li accolgono con favore, e sono disposti a sedersi nuovamente al tavolo dei colloqui, il che rappresenta uno sviluppo positivo”.

La situazione resta tuttavia delicatissima, perché mentre i negoziati procedono non si fermano gli attentati che scuotono il Pakistan. Un attentatore suicida ha infatti lanciato un veicolo carico di esplosivo contro una stazione di polizia nel distretto di Bannu, nel nord-ovest della nazione pakistana, nella tarda serata di giovedì, uccidendo almeno cinque persone e ferendone diverse altre.

Negli ultimi anni, Islamabad ha assistito a un’impennata di attacchi – molti dei quali rivendicati dai talebani pakistani – accusando Kabul di fornire un rifugio sicuro ai suddetti militanti. Sul tavolo dei negoziati organizzati dalla Cina si parlerà appunto anche di questo. Un dossier che interessa da vicino anche Pechino visto che il radicalismo islamico, oltre a danneggiare gli affari del Dragone in Asia centrale, potrebbero tornare a scuotere l’ovest del Paese.

La posta in palio per Pechino

In una dichiarazione rilasciata dal suo ufficio, il ministro degli esteri ad interim afghano Amir Khan Muttaqi ha affermato che “finora si sono svolte discussioni utili” e ha espresso la speranza che piccole divergenze interpretative non ostacolino il progresso dei colloqui.

Nel frattempo, però, una riunione dei comandanti dell’esercito pakistano, guidata dal feldmaresciallo Asim Munir, ha stabilito che le operazioni militari sul campo continueranno fino a quando “non sarà definitivamente eliminata la rete di rifugi sicuri per i terroristi e l’utilizzo del territorio afghano contro il Pakistan”.

Ma perché la Cina è così interessata a risolvere la contesa tra Islamabad e Kabul? Per oltre un decennio, Pechino si è adoperata per posizionare Pakistan e Afghanistan come pilastri interconnessi della sua espansione economica verso ovest. Ebbene, gli scontri tra le parti hanno rotto l’architettura diplomatica immaginata dal Dragone, desideroso adesso di salvare il salvabile.

Altro particolare da non sottovalutare: aiutare Islamabad a spegnere l’incendio con Kabul potrebbe liberare il governo pakistano da un peso non da poco, e renderlo così più interessato a mediare nella faccenda iraniana. La diplomazia cinese continua a lavorare.

Asim Munir