Qualcosa si muove attorno alla possibilità di un accordo russo-ucraino mediato dagli Usa per porre fine alla guerra che dal febbraio 2022 sconvolge il Paese dell’Europa orientale. Gli ultimi sono stati giorni di serrata diplomazia, con una certezza: Volodymyr Zelensky incassa l’appoggio europeo ma guarda agli Usa come garanti di ultima istanza della sicurezza del suo Paese ed è con l’amministrazione di Donald Trump che prova a trovare una linea comune.
Tramontano prima di sorgere i 24 punti degli europei discussi al G20 di Johannesburg, si riducono da 28 a 19 quelli della proposta americana aggiornata dopo il confronto con Kiev. Da Ginevra, dove una delegazione statunitense guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato un gruppo di funzionari ucraini con a capo il consigliere presidenziale Andrij Yermak, le discussioni si sarebbero ora spostate negli Emirati Arabi Uniti.
“Triello” a Abu Dhabi
A Abu Dhabi, ha riportato il Financial Times, Daniel Driscoll, segretario dell’Esercito dell’amministrazione Trump, si starebbe triangolando con funzionari russi e ucraini per provare a superare le notevoli divergenze tra le due nazioni belligeranti.
Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e ora segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, ha dichiarato che Zelensky è pronto a recarsi il prima possibile da Trump per trovare una posizione comune definitiva. Mosca per ora, ufficialmente, tace e dal Cremlino non arrivano dichiarazioni sul piano Usa-Ucraina. Ma Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha fatto intendere che chi non avrà una voce in capitolo sarà l’Europa, sottolineando che quest’ultima “ha avuto una chance di partecipare alla risoluzione della questione ucraina, ma l’ha persa”.
La diplomazia Usa su più vettori
Tutto questo lascia il pallino del gioco in mano all’asse Washington-Kiev, mentre i funzionari Usa sentiti dal Ft parlano di una diplomazia su tre vettori: Rubio guida le delegazioni ufficiali, Driscoll sta facendo da pontiere informale e nel frattempo si muove anche l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, assurto a agente plurimandatario di The Donald per le negoziazioni e che ha conosciuto bene le stanze dei bottoni della regione, come quella emiratina, nei lunghi mesi di confronto per la guerra di Gaza.
In campo anche la Turchia, e Trump chiama Xi
In campo c’è anche un attore da sempre ritenuto fondamentale per ogni negoziato russo-ucraino: la Turchia, principale membro della Nato capace di avere ascolto e attenzione tanto alla corte di Vladimir Putin quanto presso l’entourage di Zelensky. Recep Tayyip Erdogan è in campo e sta puntando sul fatto che dal piano Trump possa emergere la mediazione decisiva. “È possibile raggiungere un accordo se il piano soddisfa le legittime aspettative e le esigenze di sicurezza di entrambe le parti senza creare nuove instabilità”, ha dichiarato Erdogan, sottolineando che l’obiettivo è trovare una “soluzione duratura”.
Nel frattempo, Erdogan ha discusso con Putin dei rapporti russo-turchi e ha aperto alla possibilità che Ankara torni a mediare un nuovo accordo sul transito del grano nel Mar Nero come quello concluso nell’estate 2022 sotto l’egida Onu da Turchia, Russia e Ucraina, ad oggi l’unico patto sistemico che Mosca e Kiev hanno sottoscritto da belligeranti. Alle spalle di tutto ciò, è arrivata l’importante telefonata tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping di ieri, strategico confronto in una fase di grande attenzione dei maggiori attori alla ridefinizione di un ordine globale in cui la guerra in Ucraina può essere solo un tassello di un patto di potere più ampio. E in cui emerge che l’Europa, non invitata al tavolo, rischia di trovarsi sul menù mentre la diplomazia va avanti.
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