Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Se l’anno scorso era il turno del #MeToo, quest’anno a stravincere sul palco degli Oscar 2019 di Los Angeles è il politicamente corretto. Nella serata in cui Green Book ha vinto l’Oscar per il miglior film mentre Alfonso Cuarón ha ricevuto gli Oscar alla regia e alla fotografia per Roma, a dominare incontrastata è la propaganda politically correct che tanto va in voga a Hollywood e dintorni.

Dalle parole di Rami Malek, premiato come attore protagonista per la performance in Bohemian Rhapdsody, nei panni di Freddie Mercury, al discorso contro i muri e le frontiere dell’attore Javier Bardem, la cerimonia degli Oscar 2019 dimostra quanto il mondo dell’intrattenimento viva in una sua bolla tutta patinata, sempre più lontana dalla vita quotidiana, tra stoccate contro il presidente Donald Trump e la sua lotta all’immigrazione clandestina all’esaltazione dell’omosessualità e del “gender fluid”. Una serata zuccherosa all’insegna dei buoni sentimenti con pochi momenti di vivacità, fatta eccezione per la performance dei Queen.

“Abbiamo fatto un film su un omosessuale e un immigrato”

Le parole di Rami Malek, attore protagonista di Bohemian Rhapsody, sono tutto un programma: “Abbiamo fatto un film su un omosessuale, immigrato, che ha vissuto impudentemente, e il fatto che questa sera stiamo festeggiando lui e la sua vita è la prova che abbiamo bisogno di storie come questa”. Non contento, Malek ha ricordato che lui, così come il cantante dei Queen, è figlio di immigrati: “Mio padre era egiziano. Sono un americano di prima generazione e parte della mia storia la sto scrivendo ora”, ha sottolineato guadagnandosi gli applausi delle star di Hollywood.

Non meno tonfo di retorica il discorso dell’attore Javier Bardem. Salito sul palco per premiare il miglior film straniero degli Oscar 2019 – Roma, di Alfonso Cuaròn – l’attore spagnolo ha espresso un chiaro riferimento politico parlando di muri e confini e lanciando una frecciatina al presidente degli Stati Uniti Donald Trump: “Non ci sono confini o muri che possano frenare l’ingegno e il talento” ha sottolineato. “In qualsiasi regione di qualsiasi Paese di qualsiasi continente ci sono sempre grandi storie che ci commuovono”, ha detto Bardem sul palco insieme all’attrice Angela Bassett. “E stasera celebriamo l’eccellenza e l’importanza delle culture e delle lingue dei diversi Paesi”.

A vincere però la statuetta come miglior film è Green Book, film di Peter Farrelly basato sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista temporaneo in tour negli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi: una pellicola contro il pregiudizio razziale ma paradossalmente non abbastanza politicamente corretta per gli attivisti più liberal, che accusano Farrelly di essere un sostenitore del presidente Trump.

L’abito di Billy Porter che “supera i generi” agli Oscar 2019

L’opinione pubblica progressista ha esaltato l’attore Billy Porter, apparso sul red carpet con un eccentrico abito “gender fluid”, uno smoking con gonna di velluto firmato Christian Siriano. “Quando arriverà la fine del genere sul tappeto rosso” si chiede il New York Times. “Con Billy Porter, Elsie Fisher e alcuni altri Oscar, il tappe rosso sta iniziando a scoprire un favolo terzo modo di essere”. Né uomo né donna, quindi, ma “gender fluid”. Ennesima fissazione dell’ideologia politicamente corretta dove essere uomo e bianco diventa una colpa.

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