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Politica

Orban da Putin contro tutti. Ma anche gli ucraini sono soli

Viktor Orban incontro Putin dopo Zelensky. Reazioni furibonde nella Ue ma il conflitto militare non offre soluzioni.
Orban

“Se cerchi veramente la pace, non stringi la mano a un dittatore sanguinario, impieghi tutti i tuoi sforzi per sostenere l’Ucraina” (Gitanas Nauseda, presidente della Lituania). “L’incontro con Vladimir Putin mentre la Russia dichiara guerra all’Ucraina e uccide civili innocenti è totalmente inaccettabile. Ciò mina gli sforzi per la vittoria dell’Ucraina e per una pace giusta” (Evika Silina, primo ministro della Lettonia). “Irresponsabile e sleale da parte del primo ministro ungherese Viktor Orban utilizzare la presidenza ungherese dell’Ue per visitare Mosca e il presidente Putin” (Petteri Orpo, primo ministro della Finlandia). “”Orban non rappresenta la Nato in Russia” (Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato). “Viktor Orbán non rappresenta gli interessi nostri o dell’Ue a Mosca, né ha alcun mandato per negoziare a nostro nome” (Peter Fiala, primo ministro della Repubblica Ceca). “A Mosca Viktor Orban non rappresenta in alcun modo l’Ue o le sue posizioni. Sta sfruttando la posizione di presidenza dell’Ue per seminare confusione” (Kaja Kallas, primo ministro dell’Estonia e prossimo Alto rappresentante Ue per la politica estera).

E via via così, da un personaggio all’altro, dal più illustre al meno significativo. Di Viktor Orban si possono dire molte cose, e tra queste molte cose negative, ma non si può certo dire che, politicamente parlando, gli manchino gli attributi. Assume la presidenza di turno della Ue per conto dell’Ungheria, il giorno dopo si fionda a Kiev per incontrare il presidente Zelensky, altri due giorni ed è a Mosca per incontrare Vladimir Putin, sapendo che tre giorni dopo dovrà essere a Washington per il vertice della Nato. Chapeau! Le reazioni di cui sopra, tutte precedute dal gelo con cui le sue esortazioni al negoziato erano state accolte da Zelensky, fanno capire chiaramente che questa missione non produrrà alcun effetto pratico. Avrà comunque almeno un merito: mostrare che un approccio diverso è, se non possibile, almeno ipotizzabile.

Putin ha ovviamente cercato di strumentalizzare la visita di Orban, dicendo “a quanto capisco lei è qui come presidente di turno della Ue”. Lui, Orban, era stato molto più prudente, dicendo chiaramente di non avere alcun mandato Ue per alcuna trattativa. Eppure le reazioni ai suoi viaggi, nel furore scomposto con cui sono state espresse, hanno avuto anche tratti quasi comici. Che Stoltenberg, il segretario generale della Nato, dica che Orban non ha mandato a trattare da parte dell’Alleanza Atlantica è buffo: chi mai poteva pensarlo? Oppure è il segnale che Stoltenberg è ormai convinto che la Nato sia l’unica organizzazione rimasta al mondo, il che, visto l’andazzo e lo stile del personaggio, potrebbe anche non stupirci più di tanto. Nè vale ripetersi che “senza l’Ucraina nessuna pace è possibile”. Vero. Ma perché, senza la Russia sì?

Insomma, la posizione del cosiddetto “Occidente collettivo” resta quella: avanti così fino alla vittoria dell’Ucraina, cioè finché la Russia crollerà oppure accetterà di restituire tutti i territori occupati, Crimea compresa, pagherà i danni di guerra (ultima valutazione, avanzata alla Conferenza di pace fin Svizzera: 486 miliardi) e si rassegnerà a subire, per un tempo ancora indeterminato, le sanzioni economiche. Sognare non costa nulla… Così come è pura fantasia il “piano di pace” presentato qualche settimana fa da Putin: l’Ucraina ci lascia le quattro regioni ora parzialmente occupate, disarma, rinuncia a entrare nella Nato, l’Occidente ritira le sanzioni, noi non versiamo un rublo per i danni di guerra e smettiamo di sparare.

Non c’è geremiade occidentale né pretesa russa, però, per quanto lunga e articolata, che possano confutare quanto il ministro degli Esteri ungherese, Peter  Szijjarto, ha espresso con meno di dieci parole: “Non c’è soluzione sul campo di battaglia”. E in una situazione senza prevedibile soluzione militare, cioè in una guerra di logoramento dai tempi indeterminati, è di certo l’Ucraina a rimetterci di più. Il Paese ha iniziato la guerra con 44 milioni di abitanti e ora ne ha 28. Al fronte si difende e, di fatto, usa le armi occidentali (sempre più potenti e con sempre meno vincoli) per cercare di non essere travolta. L’ultima e severa legge sulla mobilitazione, approvata a metà maggio, ha rimpolpato i ranghi ma con un effetti collaterali non trascurabili: gli 800 mila uomini validi che sono sparsi tra i 4,2 milioni di rifugiati nei Paesi Ue, non mostrano alcuna intenzione di tornare in patria per paura di finire al fronte; e in Ucraina, i reclutamenti forzosi stanno facendo crescere i tentativi di espatrio clandestino. Il tema delle forze umane è decisivo, in questo momento. Perché non s’è mai vinta una guerra di terra senza significative conquiste territoriali, e per le conquiste ci vogliono i soldati. E perché la Russia, da inizio anno, ha messo sotto contratto con l’esercito 190 mila uomini, mentre l’Ucraina, nonostante la nuova legge, stenta a raccogliere i 50 mila che si aspettava.

Tutto questo è profondamente ingiusto. È orribile che un Paese aggredito e invaso debba affrontare una realtà come questa. Ma, appunto, questa è la realtà. Se gli ucraini vogliono combattere fino all’ultimo uomo, hanno diritto di farlo. Li ammireremo. Ma chi non combatte con loro e si accontenta di fornire le armi perché loro resistano il più a lungo possibile, deve sapere che, in omaggio all’idea di “dare una lezione alla Russia”, rischia di condannare all’estinzione non l’Ucraina (tutti hanno capito che un’Ucraina indipendente esisterà in futuro, invasione o no) ma il popolo ucraino. Questo deve essere chiaro a tutti, senza fraintendimenti e senza alibi di comodo. E questo di certo sarebbe un’ingiustizia ancor più grande.

Fulvio Scaglione

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