Ora Riad vuole sfidare Teheran (con il nucleare)

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L’Arabia Saudita vuole diventare il prossimo Paese del Medio Oriente ad avere il nucleare. L’obiettivo è quello di costruire 16 reattori al costo di 80 miliardi entro il 2030.  Come riporta il Wall Street Journal, il Regno è sul punto di stringere un accordo con gli Stati Uniti e i negoziati ufficiali inizieranno nei prossimi mesi.

L’annuncio arriva proprio in vista del completamento del primo reattore nucleare operativo nel mondo arabo, ovvero quello vicino ad Abu Dhabi, realizzato da una compagnia sudcoreana con tecnologia americana.



Il via libera di Washington era stato dato in base all’Accordo 123, ovvero il comma dello US Atomic Energy Act  che regola i rapporti tra gli Usa e i Paesi terzi nel campo del nucleare..  L’uranio viene quindi importato negli Emirati ma non viene arricchito localmente. Un limite che non sta bene a  Riad che, attraverso questo progetto ambizioso, intende diversificare le proprie fonti energetiche,  e vuole farlo riuscendo a sfuggire ai rigidi vincoli imposti dalla legge statunitense. 

È chiaro che uno degli obiettivi del principe ereditario Mohamed Bin Salman sia quello di competere con lo storico nemico sciita, l’Iran, più avanti dal punto di vista nucleare grazie alle competenze sviluppate prima di siglare l’accordo con l’Occidente nel 2015. Tra i due Paesi, infatti, le relazioni sono sempre più tese a causa delle loro contrastanti sfere di influenza nella regione.

Per gli Stati Uniti l’accordo è particolarmente lucroso e la Casa Bianca starebbe valutando di allentare, esclusivamente per l’amico saudita, la legge di non proliferazione. Ma questa strada presenta alcuni rischi per Washington, in quanto una concessione a Riad potrebbe rendere più difficile imporre restrizioni più severe a Teheran.

Come riporta l’Economist, inoltre, un patto di questo tipo potrebbe spingere altri Paesi, come gli Emirati Arabi, a chiedere termini simili, mentre più in generale potrebbe minare gli sforzi della comunità internazionale in un’ottica di non proliferazione. In effetti l’ambizione saudita ha tutto il sapore della proliferazione nucleare e l’obiettivo solo economico ventilato da Riad non convince. In un Paese con vasti deserti, infatti, avrebbe più senso sfruttare il gas e investire nell’energia solare che ad oggi è praticamente assente.

Con concorrenti come Russia e Cina dietro le quinte, Trump è tentato a stringere un accordo con i sauditi per dare nuova vita all’industria nucleare americana, ma è troppo presto per dire se i due Paesi riusciranno o meno a concretizzare. Lo stop potrebbe arrivare dal Congresso e anche da Israele che, nonostante abbia un proprio arsenale nucleare, è fermamente contrario al fatto che qualsiasi altro Paese nella regione acquisisca armi atomiche.