Il governo di Sua Maestà non ha mai nascosto da che parte sta in Siria: quella dei cosiddetti “ribelli moderati“. Una scelta politica che ha portato non solo alla destabilizzazione del Medio Oriente, ma anche alla conseguente crisi di profughi che si è riverberata fino al Tamigi.A partire dal 2013, la Gran Bretagna ha cominciato a “curare” la propaganda dei ribelli, investendo parecchi quattrini e risorse. Il tutto senza pensare minimamente al fatto che i ribelli anti-Assad, troppo spesso, passavano nelle file di Al Nusra e del sedicente Stato islamico. Un flop politico che ha portato a una crisi umanitaria senza precedenti.Ora, a rincarare la dose, ci pensa il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson che ha invitato gli inglesi a manifestare davanti all’ambasciata russa a Londra: “Vorrei vedere dimostrazioni fuori dall’ambasciata russa. Dove sono i manifestanti della Stop War Coalition? Dove sono in questo momento? Se la Russia continua così, allora credo che quel grande Paese corra il rischio di diventare una nazione paria”. Parole che rendono ancora più tesi i rapporti tra Mosca e Londra.Proprio oggi il presidente russo Vladimir Putin ha reso noto che non incontrerà François Hollande a Parigi. La decisione è arrivata dopo che il ministro degli Esteri francese, Jean Marc Ayrault, ha detto che  “la Francia contatterà il procuratore della Corte Penale internazionale per vedere in che modo aprire le indagini. Chi ha compiuto questi bombardamenti? Ci sono i siriani, ma anche i russi, con le loro armi sofisticate che permettono di penetrare nei bunker dove la gente cerca di proteggersi. Bisogna dire alla Russia che se è sincera nella lotta al terrorismo, allora non può sostenere il regime di Bashar al Assad, perché favorisce la radicalizzazione. I gruppi che si oppongono ad Assad si radicalizzano e vengono spinti nelle braccia degli jihadisti”

Nel campo comunista di Goli Otok
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