L’Iran chiede ufficialmente all’amministrazione Biden di rientrare nell’accordo nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action o Jcpoa – siglato nel 2015 da Barack Obama e abbandonato dagli Stati Uniti nel 2018 per volontà del presidente Donald Trump. Pone, tuttavia, una condicio sine qua non: no a nuove richieste da parte di Washington e ritiro delle sanzioni introdotte dal tycoon. Mohammad Javad Zarif, ministro degli Affari esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, ha pubblicato un editoriale per la prestigiosa rivista americana Foreign Affairs , sottolineando che gli accordi internazionali “non sono porte girevoli” e “non è un diritto automatico tornare a un negoziato e a un accordo – e godere dei suoi privilegi – dopo averlo lasciato semplicemente per un capriccio”.

Secondo il ministro degli esteri iraniano, Joe Biden può scegliere due strade diverse: il neo-presidente Usa “può abbracciare le politiche fallimentari dell’amministrazione Trump e continuare sulla via del disprezzo per la cooperazione internazionale e il diritto internazionale”, osserva il diplomatico, oppure “cercare la pace” ponendo fine “alla politica fallimentare di massima pressione di Trump” tornando all’accordo siglato nel 2015, quando Joe Biden era vicepresidente dell’allora amministrazione Obama.

Zarif: “Biden deve cancellare le sanzioni di Trump”

Zarif ammette che Teheran, negli ultimi due anni, “ha notevolmente aumentato le sue capacità nucleari” ma lo ha fatto, spiega il ministro degli esteri iraniano, “in piena conformità con il paragrafo 36 dell’accordo nucleare”, che consente all’Iran di “cessare di adempiere ai suoi impegni” ai sensi dell’accordo se un altro firmatario smette di eseguire i propri (cioè, gli Usa). Ora, però, l’amministrazione Biden potrebbe cambiare rotta, a delle condizioni ben precise che lo stesso Zarif mette nero su bianco. Per prima cosa, dovrebbe abbandonare la strategia di “massima pressione” adottata dall’amministrazione Trump e ritirare le sanzioni. “L’amministrazione Biden – spiega – può ancora salvare l’accordo nucleare, ma solo se gli Stati Uniti dimostreranno di essere pronti ad essere un vero partner negli sforzi collettivi. L’amministrazione Usa dovrebbe iniziare rimuovendo incondizionatamente, con pieno effetto, tutte le sanzioni imposte da quando Trump è entrato in carica. A sua volta, l’Iran annullerebbe tutte le misure correttive che ha adottato sulla scia del ritiro di Trump dall’accordo nucleare”.

Dopo l’abbandono degli Usa, Teheran non è però assolutamente disposta a rivedere i termini dell’accordo negoziato nel 2015. I negoziato, sottolinea Zarif, “saranno messi a repentaglio se Washington o i suoi alleati dell’Ue” chiederanno “nuovi termini per un accordo che era già stato attentamente costruito in anni di negoziati”. “Cerchiamo di essere chiari su questo punto – commenta il ministro della Repubblica Islamica – tutte le parti dell’accordo sul nucleare (compresi gli Stati Uniti) hanno convenuto di limitare le questioni al nucleare per ragioni molto pragmatiche. Abbiamo negoziato attentamente le scadenze inerenti le restrizioni imposte dall’accordo e l’Iran ha accettato di rinunciare a molti vantaggi economici derivanti dall’accordo a causa di quelle scadenze”. Non ci possono essere rinegoziazioni, insiste Mohammad Zarif, che lancia un messaggio chiaro all’amministrazione Biden.

Non ci sarà un accordo in tempi brevi

Sembra tuttavia improbabile che l’amministrazione Biden rientri nell’accordo in tempi brevi. Come sottolinea Vox, lo staff del presidente Usa ha chiarito che un rapido ritorno all’accordo sul nucleare iraniano è “improbabile”, il che prolungherà la crisi con la Repubblica Islamica che molti a Washington avevano sperato di risolvere rapidamente. Durante la campagna elettorale, Biden ha spiegato che si sarebbe ricongiunto all’accordo del 2015 siglato con l’Iran e alle altre potenze mondiali, a una condizione fondamentale: “Se l’Iran tornasse a rispettare rigorosamente l’accordo nucleare, gli Stati Uniti tornerebbero all’accordo come punto di partenza da seguire”, ha scritto Biden in un articolo pubblicato sul sito della Cnn.

Tuttavia, negli ultimi giorni le speranze di un imminente ritorno americano all’accordo si sono affievolite, come hanno ribadito importanti esponenti dello staff del Presidente Usa. Nei giorni scorsi Avril Hanes, nuovo capo dell’intelligence Usa, ha sottolineato che al momento Washington “è molto lontana” dalla possibilità di tornare nell’ambito dell’accordo del 2015. Concetto ribadito a stretto giro anche dal Segretario di Stato Antony Blinken e dall’addetto stampa della Casa Bianca Jen Psaki. Per Washington e Teheran non è ancora tempo di pace.