Il Partito democratico ha deciso di difendere a spada tratta l’Unione europea. O meglio, l’attuale establishment dell’Unione europea, che però – sarebbe bene ricordarlo – è stato proprio quello che ha condotto questa Europa alla rovina. È stata proprio l’Ue dei burocrati ad aver creato le premesse per l’avvento del fenomeno sovranista (o populista che dir si voglia). Ed è stata proprio l’incapacità di comprendere i popoli e l’assenza di critica nei confronti della politiche europee a costituire le premesse per lo scollamento fra cittadini e vertici, con la Commissione europea che ormai è vista come il grande nemico da parte dei movimenti europei che cercano di scardinare questo mondo.
Che il Pd abbia messo l’Ue al centro della sua agenda non è certo un mistero. E l’europeismo non è certo un problema in sé. Il problema è che i democratici italiani sembrano aver completamente dimenticato la realtà dei fatti, sostenendo una linea totalmente europeista ma che rischia di rivelarsi uno dei più pericolosi boomerang della sua storia recente. Prima ha imbarcato nelle sue liste i rappresentati di Emmanuel Macron – quello stesso presidente francese che da tempo ha messo nel mirino il nostro Paese e i suoi interessi economici e strategici – mettendo tra le file di En Marche i suoi rappresentanti. Poi ha sostenuto la linea politica della Commissione europea per colpire il governo giallo-verde prescindendo da qualsiasi interesse nazionale. E adesso, è arrivata anche l’ultima mossa: la difesa di Pierre Moscovici (“non è il carnefice dell’Europa”) e delle politiche dell’Europa in Grecia. Sì,. la Grecia, quel Paese con cui lo stesso Jean-Claude Junker ha detto che la Commissione ha sbagliato costringendolo all’austerity.
Le frasi sono inequivocabili. L’altro giorno, il presidente dei democratici, Paolo Gentiloni, a DiMartedì, su La7, ha detto: “Oggi, da ultima, la Commissione europea ha fatto previsioni sulla nostra economia e un governo serio dovrebbe preoccuparsi. Aumentano i disoccupati, il debito, il deficit diminuiscono solo crescita e investimenti. E la Grecia ci ha superato e ci guarda da lontano”. La Grecia: proprio quel Paese devastato dalla Troika e dalle politiche europee. Ma non solo: Gentiloni ha anche rincarato la dose. A Radio Anch’io, commentando le previsioni della Commissione europea, è riuscito a dire che “la Grecia è un miraggio”.
Insomma, per difendere l’Ue, il Pd è disposto a tutto: anche a dire che ad Atene si cresce, si vive bene, l’economia galoppa e il Paese vive una sorta di boom economico. Il problema è che i dati di certo non confermano la linea di Gentiloni. E del resto è stato lo stesso Federico Fubini, il vicedirettore del Corriere della Sera, a dire di aver deciso di non raccontare i dati sulla crescita della mortalità infantile dopo la crisi e le politiche di austerità per evitare che i sovranisti sfruttassero questa notizia contro l’Unione europea. Insomma, gli stessi ultrà dell’establishment europeo hanno confermato che in Grecia è accaduto qualcosa di irreparabile per l’intera società ellenica. Ma evidentemente neanche questo basta a Gentiloni per evitare di credere in una fantomatica Grecia dei miracoli. Che magari crescerà anche più dell’Italia: ma forse di dimentica di ricordare che parte da una situazione talmente disastrosa che è impossibile paragonare le due economie.
Se proprio non basta neanche questa realtà di fatto per far cambiare idea agli ultrà europeisti, basta andarsi a eleggere i dati, le notizie, le inchieste, che da anni riguardano la Grecia post-crisi: martire dell’austerity come pochi altri Paesi al mondo. La politica greca è stata commissariata per anni dalla Troika senza che potesse decidere le sorti del proprio Paese. Il debito pubblico è a livelli mai visti. La disoccupazione è al 18,5%. I ragazzi lasciano casa per andare all’estero con un tasso di emigrazione giovanile senza precedenti. Eppure per Gentiloni tutto questo non è un problema. Anzi, sembra quasi di ricordare le parole di Mario Monti nel 2015, quando alla trasmissione L’Infedele con Gad Lerner disse: “Stiamo assistendo al grande successo dell’euro, e qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell’euro? La Grecia”.
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