L’Obamagate, ovvero la controinchiesta dell’amministrazione Trump sulle origini del Russiagate e sulla fabbricazione delle false prove al fine di provare la collusione – poi smentita – fra la Campagna di Trump e il Cremlino all’indomani delle elezioni presidenziali del 2016, potrebbe travolgere i vertici delle agenzie governative di allora – l’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabe, l’ex capo della Cia John Brennan, James Clapper, ex direttore dell’intelligence –  oltre allo stesso ex presidente Barack Obama e l’ex vicepresidente Joe Biden. Un caso che potrebbe pesare proprio sulla corsa alla Casa Bianca di quest’ultimo e avere pesanti ripercussioni politiche, oltre che giudiziarie.

Biden coinvolto nel tentativo di incastrare Michael Flynn

Come riporta Forbes, infatti, Joe Biden è nella lista dei 39 ex funzionari dell’amministrazione Usa che chiesero che l’identità di Michael Flynn, primo consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump recentemente scagionato da ogni accusa, fosse rivelata nei rapporti dell’intelligence – un processo noto come unmasking – secondo i documenti resi disponibili a due senatori repubblicani dal direttore dell’intelligence nazionale Richard Grenell. Come ricorda l’Agenzia Nova, compaiono tra gli altri, oltre a Biden, i nomi dell’ex direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper, divenuto poi uno dei più vocali detrattori del presidente Trump; dell’ex direttore dell’Fbi James Comey; dell’ex capo del personale della Casa Bianca, Denic McDonough; l’allora ambasciatore Usa in Italia, John Phillips. L’invio della lista è parte di una offensiva sempre più importante da parte dell’amministrazione Trump per far luce sulle origini dello scandalo “Russiagate”.

Il documento che “incastra” il candidato presidente

L’unmasking, ricorda Forbes, è un processo mediante il quale l’identità di un cittadino americano viene rivelata a funzionari governativi autorizzati poiché le informazioni che coinvolgono tale individuo sono state raccolte in operazioni di intelligence. Secondo il documento, Joe Biden ha presentato la richiesta il 12 gennaio 2017, otto giorni prima di lasciare l’incarico; una nota di accompagnamento a Grenell, firmata dal direttore dell’Agenzia per la sicurezza nazionale Paul Nakasone, specifica che ogni funzionario elencato era “un destinatario autorizzato” e che l'”unmasking” fu regolarmente approvato. L’elenco comprende anche l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper, l’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex capo dello staff della Casa Bianca Denis McDonough.

I senatori Gop Grassley e Johnson hanno dichiarato in una nota che Biden e altri funzionari presenti nella lista dovrebbero “confermare se hanno esaminato queste informazioni, perché le hanno richieste e cosa ne hanno fatto”. “Si tratta di diversivi”, ha replicato Biden alla Abc. Trump, ha detto, “ha agito in modo irresponsabile sin dall’inizio. Continua ad agire in modo irresponsabile. Non ha fatto il suo lavoro. Si tratta solo di deviare l’attenzione” dalla sua gestione del coronavirus. Ma il repubblicano Rand Paul lo attacca e accusa il candidato dei democratici “di aver abusato dei suoi poteri per perseguire un avversario politico”.

Così sono crollate le accuse contro il generale Flynn

Il Dipartimento di Giustizia ha affermato di aver concluso che l’interrogatorio di Flynn da parte dell’Fbi era “ingiustificato” e che è stato condotto “senza alcuna legittima base investigativa”. Com’è emerso la scorsa settimana, il team legale del tenente generale Michael T. Flynn ha chiesto alla Corte federale di rendere nota una prova “decisiva” che dimostra la sua innocenza nonché la cattiva condotta degli agenti dell’Fbi che lo interrogarono. Nello specifico, un giudice federale statunitense ha desecretato documenti del Federal Bureau of Investigation (Fbi) che dimostrano come l’ex consigliere di Trump sia stato vittima di un “piano deliberato” del bureau allo scopo di incastrarlo. I documenti dissecretati includono una nota scritta di Bill Priestap, allora direttore del controspionaggio dell’Fbi, nel quale viene suggerita agli agenti dell’agenzia la condotta da adottare negli interrogatori a carico del generale Flynn: “Quale dovrebbe essere il nostro obiettivo? L’ammissione della verità, o spingerlo a mentire, così da poterlo processare e/o farlo licenziare?”, recita la nota.

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