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Lo scontro fra Viktor Orban e il Partito popolare europeo è sempre più acceso. E a pochi mesi dalle elezioni europee, la tensione continua a crescere, soprattutto per la campagna elettorale messa in atto dal premier ungherese. Una campagna in cui il primo ministro magiaro continua a usare toni particolarmente duri nei confronti di diversi capi di governo e leader europei moderati. In cui alcuni fanno parte del suo stesso gruppo parlamentare europeo.

Intervenendo all’emittente Kossuth Radio, Orban ha ribadito la volontà di non cedere di fronte alle pressione dei movimenti che fanno parte del Ppe. I leader popolari hanno chiesto al premier ungherese di porre un freno alla sua retorica elettorale in particolare sul tema migratorio e per quanto riguarda le critiche alle istituzioni europee. Anzi, il leader ungherese ha anche ribadito di essere “sotto attacco da parte di politici del Ppe favorevoli all’immigrazione”, che punterebbero a rendere il partito “una organizzazione internazionale di sostegno ai fenomeni migratori”.

A questo punto, per Orban le alternative sono due: uscire dal Ppe o rimanere al suo interno. E in questo secondo caso, provando a spostare più a destra il baricentro del partito, costruendo se possibile un asse con gli altri partiti e leader popolari più vicini al fronte sovranista.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, ovvero quella dell’uscita dal Ppe, Orban ha detto alla radio che “servirà creare qualcosa di nuovo a livello europeo, sancendo in questa maniera la fine del dibattito sulla permanenza di Fidesz nel Ppe”. E in questo senso, l’alternativa più semplice per Orban sembrerebbe essere un’alleanza con il partito che guida attualmente la Polonia. Diritto e giustizia (PiS). Un’alleanza che confermerebbe anche dal punto di vista di partito il consolidamento del Gruppo di Visegrad. E non è un caso che queste dichiarazioni siano arrivate a pochi giorni dal viaggio di Orban in Polonia.

Tuttavia, lo stesso premier ungherese non ha voluto chiudere del tutto le porte ai popolari. Orban ha ricordato come i negoziati fra Fidesz e la famiglia Ppe siano ancora in divenire. E ha anche rivelato di aver parlato con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, con Manfred Weber e con altri leader nazionali. Perché è chiaro che Orban si trovi in una posizione di vantaggio: sia che decida di lasciare il Ppe, sia che sia lui ad andarsene, in ogni caso porterà con sé leaderhsip e consensi. E proprio per questo motivo, nessuno vorrebbe farne a meno.

A dimostrazione di questa sfida per prendersi (o tenersi) Orban, arrivano due dichiarazioni molto interessanti anche dalla politica italiana. A quanto si apprende, oggi Silvio Berlusconi ha telefonato al premier ungherese dicendogli: “Forza Italia non voterà per la tua esclusione. Ti ho sempre difeso e sarò sempre dalla tua parte. Ma ti chiedo di accettare alcune delle richieste avanzate dal Partito Popolare Europeo”. Una telefonata che ha confermato la volontà di una parte del Ppe di non perdere la possibilità di costruire una grande alleanza con i sovranisti con il Ppe parte forte della coalizione.

E mentre Berlusconi prova a ricucire con il premier magiaro, il blocco sovranista vorrebbe portare Budapest definitivamente dalla sua parte. Come confermato da Giorgia Meloni, il cui partito Fratelli d’Italia ha fatto il suo ingresso nel gruppo Ecr, dei sovranisti conservatori. “Il partito popolare europeo vuole cacciare Orban, il presidente ungherese, per le sue posizioni di contrasto all’immigrazione illegale e per la battaglia che fa contro lo speculatore Soros. Nel nostro gruppo europeo dell’Ecr, quello dei sovranisti e conservatori, queste battaglie sono delle medaglie, non delle colpe. Felice che Orban stia pensando di abbandonare il Ppe della Merkel per aderire alla sua casa naturale dell’Ecr insieme a Fratelli d’Italia”.

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