Lo stallo infinito tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi è ora una guerra di nervi e provocazioni. Tanto che secondo le ultime indiscrezioni dopo l’affondo dell’ex premier e leader di Italia Viva il presidente del Consiglio sarebbe pronto a sfidarlo sui terreni in cui Renzi lo ha chiamato allo scoperto: intelligence e Recovery Fund.  Il pretesto sarebbe la volontà di Conte di proseguire a tutti i costi sulla strada della creazione dell’Istituto Italiano di Cybersicurezza che con un colpo di mano ha provato a inserire in manovra già a novembre.

L’Iic si somma al nodo della delega alla gestione dei servizi attualmente detenuta dal premier e che le forze di maggioranza chiedono avvenga con la scelta di una figura partitica. Ma sul tema cyber Conte, che non intende mollare su entrambi i dossier, ha in mano una carta a sorpresa contro l’ex inquilino di Palazzo Chigi. Come segnala Affari Italianiinfatti, “l’intenzione della Presidenza del Consiglio sarebbe quella di “infilare” la fondazione all’interno del documento sul Recovery Plan” da presentare alla Commissione Europea. Ottenendo sia il risultato di puntare alla sua creazione che l’inserimento della norma sull’Iic nelle trattative tra il piano per la ripresa discusso dal governo italiano e la controproposta messa in campo da Italia Viva, “Ciao”.

E, in prospettiva, Conte mira a forzare la mano con Renzi per salvare la faccia a Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, messi in scacco dal dinamismo del senatore fiorentino e dai suoi bluff, ribadire la sua centralità e conquistare quello spazio politico che Italia Viva ora mira senza particolare successo a conquistare al centro degli schieramenti. Sono in arrivo giorni decisivi per il governo Conte II e in molti ambienti della maggioranza appare ben certo che il rapporto Conte-Renzi sia da definirsi deteriorato e che sono inevitabili ulteriori evoluzioni degli scenari politici. O col cedimento di uno dei due duellanti nel contesto di un Conte II rinnovato o con l’evoluzioni verso nuovi schemi: rimpasto di governo, nuovo esecutivo con premier diverso (per il quale le opzioni parlamentari sono assai strette) o Conte III guidato da una pattuglia di nuovi parlamentari in sostituzione dell’appoggio di Italia Viva al governo.

Sfidando Renzi in Parlamento Conte potrebbe cercare di forzare la mano in questa direzione. E inserendo l’Iic nel Recovery Fund proverebbe a blindarlo dallo sguardo torvo di Pd e M5S per vincere, almeno in questo ambito, il braccio di ferro coi partiti, dando agli azionisti di maggioranza come inevitabile contropartita la delega ai servizi. E puntando ad ampliare in direzioni eterogenee rispetto alla forma attuale la maggioranza. “C’è una data e una strategia cerchiata in rosso sul taccuino di Giuseppe Conte: quella dell’approvazione in Parlamento del Recovery Plan”, scrive Affari Italiani e dopo le dichiarazioni del premier in sede conferenza stampa di fine anno non possiamo che concordare. Se sarà crisi, sarà parlamentarizzata: lo ha detto esplicitamente Conte, ricordando che in caso di insuccesso nella prossima verifica di governo il suo esecutivo si sottoporrà al vaglio delle Camere. E quale miglior occasione di un voto che riguarda la (discutibile) opera omnia dei giallorossi, quel piano per la ripresa la cui costruzione va avanti da tempo a singhiozzo?

“Conte”, in effetti, “sarebbe in grado di mettere Renzi con le spalle al muro sfidandolo a non votarlo oppure a ritirare i ministri” sperando che arrivi il soccorso della “cavalleria” costituita da parlamentari desiderosi di un avvicinamento alla sua figura e alla continuità di governo: centristi, eletti all’estero, membri scissionisti di Italia Viva e via dicendo. Un’Armata Brancaleone che Conte vorrebbe evocare come extrema ratio, certamente, ma un supporto troppo blando per garantire vitalità a un nuovo esecutivo. Se dal Recovery Plan à la Conte uscirà dunque la norma sull’Iic sarà scontro frontale ed aperto. E i duellanti potrebbero anche evitare i convenvoli della verifica di governo. L’esito è incerto perché sia Conte che Renzi sono consci di essere andati troppo oltre in una guerra di nervi che ha logorato entrambi ed è stata condotta sulla pelle del Paese. Potranno decidere le Camere, certamente, come è giusto che sia in fin dei conti. Ma dallo scontro moralmente e politicamente escono sconfitti entrambi. Per la narcisistica convinzione di poter, anche in tempo di crisi, mettere la battaglia per il potere davanti al rilancio del Paese.

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