Ora Berlino prova a mettere in soffitta il pareggio di bilancio

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Ora che anche la Germania non cresce più e stenta ad uscire dalla stagnazione economica nella quale è precipitata, c’è qualcuno a Berlino che comincia a non credere più al dogma del pareggio di bilancio. Come riporta Italia Oggi stiamo parlando del ministro delle Finanze Olaf Scholz, il quale avrebbe intenzione di chiedere la sospensione temporanea dello Schuldenbremse, il “pareggio di bilancio aggiustato per il ciclo” per far fronte alla crisi economica. Un cambio di paradigma non da poco nel Paese che ha fatto dell’austerità e del rigore un dogma assoluto e intoccabile, che ha contagiato anche l’Unione europea.

Il piano di Scholz: addio al pareggio di bilancio. Ma c’è uno scoglio

A dare la notizia di questo eventuale cambio di marcia è Der Spiegel.  Secondo il settimanale tedesco, Scholz ne avrebbe discusso con Rolf Bosinger, segretario di Stato presso il ministero delle Finanze, responsabile delle relazioni fiscali, e la loro intenzione è di presentare un progetto di legge ad hoc in marzo. Non è dato sapere se Angela Merkel ne sia al momento a conoscenza. Secondo quanto riportato da Der Spiegel, l’obiettivo del ministro delle Finanze è quello “di ridurre l’indebitamento per le città finanziarie più deboli”. Il governo, dunque, dovrebbe farsi in parte carico del debito di queste ultime, ma c’è un problema. La competenza è dei Lander, e il governo, per evitare un potenziale conflitto, sarebbe costretto a modificare la Costituzione. Per fare questo, Scholz avrebbe bisogno di ottenere i due terzi dei voti sia del Bundestag che del Bundesrat, ma non è assolutamente detto che i “falchi” della Cdu siano d’accordo.

Una buona notizia per l’Italia? Non è scontato

A prima vista potrebbe sembrare una buona notizia per il nostro Paese, ma non è scontato che ciò che farà la Germania possa valere anche per l’Italia. “Il fatto che la Germania stia pensando di abbandonare il pareggio di bilancio per far fronte al rallentamento globale dell’economia ci ricorda che il capitalismo è molto meno ideologico – e molto più flessibile – di quanto non si creda comunemente” commenta il giornalista economico Thomas Fazi, autore del saggio Sovranità o barbarie. Il ritorno della questione nazionale (Meltemi Editore, con William Mitchell). “Il più delle volte l’ideologia è semplicemente lo strumento utilizzato da chi detiene le leve del potere per giustificare o razionalizzare determinati obiettivi. L’ideologia dell’austerità è un ottimo esempio. In questi anni le politiche di austerity si sono rivelate uno strumento straordinariamente efficace per disciplinare tanto le classi lavoratrici tedesche – anche al costo di lasciar marcire le infrastrutture del paese – quanto i paesi “meno uguali degli altri” dell’eurozona, Italia in primis. Ma non c’è da sorprendersi che i tedeschi scelgano di allentare le maglie dell’austerità – per se stessi, non certo per gli altri – nel momento in cui questa non si rivela più funzionale ai propri interessi”.

Per queste ragioni, osserva Fazi, “non c’è alcun motivo di ritenere che questo si tradurrà in un atteggiamento più benevolo da parte del governo tedesco o delle istituzioni europee nei confronti di paesi come l’Italia. Perché l’argomentazione sarà sempre la stessa: la Germania “se lo può permettere, l’Italia no”.

La stagnazione economica della Germania

Come ha spiegato Federico Giuliani su Inside Over, prosegue il momento negativo della Germania, alle prese con l’ennesimo, brusco, rallentamento economico. A febbraio l’indice Zew, che misura la fiducia delle imprese tedesche, è sceso a 8,7 punti rispetto ai 26,7 di gennaio. Gli analisti avevano sì teorizzato una discesa, ma non un crollo fino a questo punto: le stime parlavano infatti di 21,5 punti.

Il motivo principale di una simile debacle è collegabile ai timori per gli effetti negativi del coronavirus sull’economia mondiale. Il presidente di Zew, Achim Wambach, ha così spiegato la situazione: “Complici i temuti effetti negativi dell’epidemia di coronavirus in Cina sul commercio mondiale. L’indice che anticipa il sentiment verso l’economia tedesca scende a 8,7 punti dai 26,7 della precedente rilevazione. Gli effetti del coronavirus hanno causato un notevole declino dell’indicatore Zew del sentiment economico per la Germania”. Come riporta IlSole24Ore, l’ufficio statistico Destatis ha confermato il dato atteso per il 2019, con una crescita debole a +0,6%, mentre il quarto trimestre 2019 in stagnazione è andato lievemente peggio delle attese: 0% rispetto al trimestre precedente, contro +0,1% atteso, e +0,4% anno su anno.