Israele ha più volte espresso preoccupazione per la presenza di milizie iraniane e di Hezbollah in Siria, a ridosso dei suoi confini.

Dare una risposta a tali preoccupazioni è vitale per tentare di trovare una soluzione al conflitto siriano che dura ormai da sei anni.

Per questo appare rilevante quanto riferisce il 5 febbraio una nota di Debkafile, che riporta informazioni provenienti dall’intelligence israeliana.

«La scorsa settimana», scrive Debka «un intermediario europeo ha segretamente consegnato al primo ministro Netanyahu una nota personale del presidente siriano Bashar Assad. “Non cerco la guerra. Tutto ciò che voglio è concentrarmi sulla riunificazione della Siria e sulla ricostruzione delle rovine causate dalla guerra”».

Quindi «una frase chiave»: La Siria «è una nazione sovrana. Non consegneremo i nostri confini al controllo di forze diverse da quelle siriane».

Secondo Debka tali parole indicano che le forze di Hezbollah che «combattono in Siria non sarebbero state autorizzate a schierarsi ai confini» di Israele.

«Il giorno seguente», continua Debka, «è arrivata sulla scrivania di Netanyahu, una seconda nota segreta, inviata dal presidente libanese Michel Aoun», il quale assicurava «che non ci sono industrie missilistiche iraniane in Libano – né il governo libanese avrebbe permesso la loro installazione in futuro».

La realizzazione di industrie missilistiche iraniane in Libano, infatti, è un’altra fonte di preoccupazione per Israele, dal momento che offrirebbe a Hezbollah la possibilità di ottenere con facilità armamenti sofisticati.

Tali messaggi sono giunti in Israele a seguito della visita in Russia di Benjamin Netanyahu del 29 gennaio (vedi Piccolenote).

Nel corso dell’incontro il premier israeliano ha ribadito che Tel Aviv «non avrebbe tollerato la presenza di Hezbollah o di truppe iraniane al confine settentrionale con la Siria».

Un passo più che importante quello compiuto dai due presidenti. Certo, non basterà a placare del tutto le ansie di Israele, che vede con crescente nervosismo la realizzazione dell’arco sciita che va da Teheran al Libano (sviluppo imprevisto della guerra che ha travolto Iraq e Siria). Ma è una base di partenza per trattare.

Lo dimostra l’arrivo a Tel Aviv di una delegazione russa di alto livello (Piccolenote), inviata per avviare trattative più serrate.

Domenica scorsa Netanyahu ha affermato: «Non stiamo cercando la guerra, ma faremo tutto il possibile per difenderci». Per Debka sarebbe una prima risposta alle rassicurazioni provenienti da Libano e Siria. Risposta alquanto ambigua, dal momento che l’apertura alla mano tesa dai suoi vicini è accompagnata da un duro monito. 

Al di là degli sviluppi dell’intricata matassa, è evidente che Mosca sta tentando in tutti i modi di trovare un compromesso ed è più che probabile che le missive recapitate a Netanyahu siano frutto di un suggerimento russo.

Da questo punto di vista assume maggiore rilevanza l’abbattimento del caccia-bombardiere russo avvenuto proprio in questi giorni mentre operava presso Idlib, provincia siriana in mano all’organizzazione terrorista al Nusra (al Qaeda in Siria), che Damasco sta tentando di riconquistare (vedi Piccolenote).

È la prima volta che le forze anti-Assad abbattono un aereo russo (l’altro fu abbattuto dalla Turchia). Un’operazione sofisticata, stante la difficoltà del bersaglio. E che getta un’ombra nefasta sui tentativi di compromesso avanzati da Mosca.
Resta che la mediazione, seppur esercizio arduo, è l’unica strada per ricercare vie di pace al tragico conflitto siriano.

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