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Più che la premiazione dei migliori interpreti dello spettacolo, quello che è andato in scena ai Golden Globes è stata la danza macabra sul cadavere del mondo dello show-business guidato da Weinstein, su cui ha ballato Oprah Winfrey nel suo discorso che scatenato le standing ovation della platea, le lacrime di molte attrici e il primo hashtag per la corsa alla Casa Bianca nel 2020 #OprahforPresident. Ci mancava anche questa, verrebbe da dire. Ma del resto dall’America ci si può attendere qualsiasi cosa. E quindi fa sorridere, ma non sorprende, che dopo il discorso sulla “nuova alba” e sul “nuovo giorno all’orizzonte” per le donne americane, già cominci a circolare insistentemente la voce di Oprah come candidata democratica. Perché sono tutti consapevoli che a Hollywood la questione delle molestie sessuali e dell’uguaglianza fra uomo e donna non ha alcuna caratteristica di imparzialità. Ed anche se il signor Weinstein era un simpatico sostenitore e finanziatore del Partito democratico, la guerra mediatica del mondo dello spettacolo contro Donald Trump è riuscita a far sì che l’obiettivo fosse comunque il presidente, reo di aver portato, a detta dei suoi denigratori, una ventata di sessismo e razzismo in tutti gli Stati Uniti. Con buona pace delle decine di milioni di elettori, immediatamente etichettati come esecutori materiali di questo presunto odio che infuoca l’America.

“Per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute anche quando osavano dire la verità sul potere degli uomini. Ma ora il loro tempo è al termine”. Così Oprah è riuscita a infiammare l’imbellettata platea di Hollywood e i social network ansiosi di ogni genere di messaggio che possa essere ricondotto a questa nuova crociata del terzo millennio. Ma dietro questo obiettivo antimaschilista, bello per prendere gli applausi del mondo di tv e giornali, non va dimenticato che dietro c’è una vera e propria potenza mediatica. Oprah non è, infatti, una paladina dei diritti umani, ma una centrale di messaggi politici e culturali che entra nelle case degli americani e che corrisponde perfettamente all’identikit che il mondo mainstream vuole per il cittadino statunitense avverso a Donald Trump e al suo mondo. Afroamericana, donna e amica di Barack Obama, la sua campagna potrebbe effettivamente ricevere la calda accoglienza di tutto il sistema mediatico Usa favorevole ai democratici e polarizzare ancora di più lo scontro con quell’America Wasp ( White Anglo-Saxon Protestant) che ha visto in The Donald il suo campione. E non a caso c’è chi già da tempo parlava di lei come possibile candidata alla Casa Bianca per i democratici in un curioso tandem femminile con Michelle Obama, altro simbolo del cosmo mainstream che vede in queste candidature simboliche la panacea di ogni male.

Secondo i media americani, in particolare la Cnn, che è riuscita a contattare due anonimi amici molto stretti dalla star della televisione, Oprah starebbe seriamente pensando a candidarsi alla guida degli Stati Uniti nelle elezioni del 2020. E il compagno, Stedman Graham, ha fatto intendere al Los Angeles Times che l’ipotesi della candidatura di Oprah alla Casa Bianca sia tutt’altro che una boutade dei social, tanto è vero ha, a una domanda precisa del quotidiano californiano, ha risposto con “dipende dalla gente”, concludendo con “Lei lo farebbe sicuramente“. Parole che si collegano a quelle di personalità di spicco di Hollywood, come l’attrice Jessica Chastain, che ha scritto “questo discorso è tutto”, o a quelle di Ron Howard che ha addirittura confessato di essersi dovuto asciugare le lacrime: “Probabilmente il momento più straordinario e stimolante del quale sono stato testimone a una cerimonia di premiazione”, ha detto il regista prima della premiazione. Come riporta Adnkronos, anche Jon Fravreau, l’autore dei discorsi di Obama, si è detto molto colpito, in senso positivo, dal discorso di Oprah: “Non parla agli Stati Uniti delle celebrità, parla agli americani. Non la sottovalutiamo”. E anche Meryl Streep, altra paladina del mondo del #MeToo hollywoodiano, ha appoggiato la Winfrey dichiarando senza mezzi termini al Washington Post: ” Voglio che lei si candidi alla presidenza. Non penso che avesse alcuna intenzione di dichiararlo. Ma ora non ha scelta”.

Difficile prevedere cosa succederà da qui al 2020. Tendenzialmente è molto complicato fare previsioni chiare su una candidatura politica a due anni dalle elezioni, specialmente in un sistema dinamico quale quello degli Stati Uniti. Ma l’immagine che è scaturita da questi Golden Globes fa temere il peggio: una polarizzazione sociale su candidature simboliche frutto di campagne mediatiche e social network. E sarebbe un peccato che la democrazia americana fosse ridotta a parlare esclusivamente di questi temi per cercare lo scontro sociale quando esistono questioni di fondamentale importanza, economiche, politiche e culturali, che andrebbero analizzate in maniera profonda e prioritaria. Ma se il mondo va avanti a colpi di cinguettii e comizi hollywoodiani, possiamo effettivamente aspettarci di tutto.