“Lanciate i vostri occhi al di là dell’Oceano Atlantico, guardate cosa sta succedendo qua in Venezuela, ascoltate le nostre urla, i nostri pianti, prestate attenzione a ciò che chiediamo. Noi vogliamo diritti e democrazia. Il governo di Maduro risponde invece con le armi e la repressione. Il popolo venezuelano non ha più niente da perdere e se il Presidente non si dimetterà, se non verranno effettuate riforme, se l’economia non verrà risanata in tempi brevi, allora non c’è scelta: sarà guerra civile”.https://www.youtube.com/watch?v=EVQ9H_h98lIÈ con queste parole e con un tono di voce che racchiude una miscellanea di paura, frustrazione ed esasperazione che un oppositore del governo venezuelano (che chiameremo col nome di fantasia Leon per motivi di sicurezza e per garantire la sua incolumità) ha raccontato, in esclusiva per Gli occhi della guerra, la realtà che si sta consumando in questi giorni nel Paese latinoamericano.Il Venezuela da settimane è incendiato da continue proteste. Studenti, lavoratori e società civile si riversano ogni giorno nelle strade, chiedendo le dimissioni del presidente Nicolas Maduro, al governo dal 2013, dopo la morte di Hugo Chavez, accusando lui e il suo cerchio magico di aver trasformato il Paese in una dittatura. A rendere ancor più tesa la situazione nelle ultime ore è stato l’annuncio del Presidente di voler convocare un”’Assemblea Costituente del popolo” e il tutto è accompagnato, inoltre, da una disastrosa situazione economica e da una repressione armata da parte di esercito e forze dell’ordine, che sta trascinando la patria del ”socialismo bolivariano” in un vortice di violenza assoluta.”Ogni giorno assistiamo a un acuirsi della violenza. Lo stato è passato da una repressione politica a una militare. Delinquenti comuni sono stati armati dal governo e costituiscono los colectivos armados. Gruppi paramilitari al soldo della ”rivoluzione”, che assaltano i quartieri residenziali, vanno alla ricerca degli oppositori, picchiano e uccidono a sangue freddo chi viene scoperto essere un manifestante. Nelle ultime ore si è diffusa la voce che l’oppositore Leopoldo Lopez sia stato avvelenato in carcere, ma nessuno ha notizie certe”. È questo il racconto che Leon fa mentre si trova in una città (anche in questo caso per motivi di sicurezza non riveliamo il nome del luogo) orientale del Venezuela e intanto, attraverso internet, invia video che mostrano pestaggi dei militari nei confronti di studenti inermi ed esecuzioni a freddo da parte di uomini armati. E, interrogato sui rischi che corre chi cerca di diffondere materiale compromettente per il governo, Leon aggiunge: ”Quando non si ha più nulla da perdere, non si temono più neanche le conseguenze. Ora polizia e servizi segreti entrano nelle case dei giovani e controllano cellulari e computer per vedere se hanno foto o materiale compromettente. Chi viene trovato in possesso di queste immagini poi viene portato in caserma e in carcere. E, a quel punto, sono botte e torture”.I filmati che l’oppositore venezuelano invia mostrano ragazzi colpiti con ginocchiate nei testicoli e pugni nelle costole da soldati regolari, giovani nudi e con il corpo tumefatto dalle bastonate legati agli alberi, paramilitari che sparano a brucia pelo e in faccia a uomini a terra riversi in pozze di sangue, una giornalista afferrata per i capelli e trascinata sull’asfalto dalle forze dell’ordine e poi, in un’altra clip, una donna che urla ”delinquentes, delinquentes”, rivolgendosi ad alcuni poliziotti e che in risposta riceve una fucilata. ”Le cifre parlano di 30 morti circa. Non sono credibili quei dati; ogni giorno vengono assassinate molte persone, altre spariscono. Ora si stanno però organizzando i primi gruppi di oppositori che, dalle proteste di piazza, vogliono passare a un altro livello di scontro: quello della lotta armata clandestina. Gli studenti stanno sequestrando i camion di benzina e chiedendo il rilascio dei prigionieri politici: sono tutti segnali che la guerra civile è alle porte”. Poi, parlando della sua situazione personale, Leon ha confidato: ”Non posso nascondere di avere paura. Non si sa cosa succederà. Ho anche una famiglia e il futuro è davvero saturo di incubi. Inoltre, a spezzarci le ossa, è anche la crisi economica. L’inflazione è oltre l’800% annuale, il costo di mezzo chilo di pasta corrisponde a tre giorni di lavoro, non si trova più nulla nei mercati e nei centri commerciali. Occorre sempre rivolgersi al mercato nero. La situazione è disperata. In Venezuela non c’è il jihad , non c’è il terrorismo islamico e nemmeno il rischio di una bomba atomica come in Nord Corea. Ma la gente muore ogni giorno e il mondo non può rimanere indifferente”.