L’OMS approva il nuovo Trattato pandemico: l’Italia si astiene

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L’art. 19 della Costituzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), prevede che “L’Assemblea della sanità può approvare convenzioni od accordi concernenti qualsiasi questione di competenza dell’Organizzazione”, a patto che tali atti, giuridicamente vincolanti per gli Stati membri, ricevano il voto favorevole della maggioranza dei due terzi dell’Assemblea stessa, e che vengano ratificati dalle singole nazioni, in conformità al proprio ordinamento costituzionale interno: affinché il testo acquisti valenza giuridicamente rilevante occorrerà la ratifica di almeno 60 Stati.

Nel rispetto dell’iter descritto, lo scorso 20 maggio l’Assemblea, massimo organo decisionale dell’OMS, ha dato luce verde al nuovo  Trattato pandemico globale, con 124 voti favorevoli, 11 astensioni (tra le quali quella italiana); per la cronaca nessun Paese ha espresso voto contrario, anche se un quarto degli Stati membri (46 su 193) non ha preso parte al voto in Commissione.

Un’organizzazione sempre più fragile

Il voto assembleare è stato salutato con grande favore dai vertici dell’OMS: “Oggi il mondo è più sicuro grazie alla leadership, alla collaborazione e all’impegno dei nostri Stati membri nell’adottare lo storico Accordo pandemico dell’OMS“, sono state le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione”

Parlando di defezioni importanti, spicca il caso degli Stati Uniti, che dopo la decisione annunciata dall’Amministrazione Trump di lasciare l’OMS nel 2026, registra il commento molto critico di Robert F. Kennedy Jr., Segretario USA per la Salute e i Servizi Umani, che ha parlato di un’organizzazione “moribonda”.

L’OMS senza poteri

Veniamo ora al merito e ai contenuti del trattato. Partendo dall’esperienza della pandemia, sull’assunto che i singoli stati o istituzioni non sarebbero ritenuti in grado di affrontare autonomamente le sfide, vengono delineate una serie di direttive di massima consistenti in obiettivi e processi chiari e definiti, interazione e sostegno tra settore pubblico e privato, coinvolgimento di settori strategici come ricerca, innovazione, trasporti e finanziamenti.

Si prevede l’implementazione dei sistemi di sorveglianza nazionali ed esercitazioni periodiche per valutare l’idoneità dei piani pandemici e il ruolo centrale di farmaci, vaccini e terapie idonee. Vengono contemplati meccanismi di coordinamento a livello finanziario e logistico, anche per venire in aiuto alle nazioni “fragili”, con la previsione di trasferimenti tecnologici in favore dei paesi meno sviluppati, promuovendo la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario, assieme a migliori condizioni di lavoro. A queste ultime nazioni, inoltre, dovrà essere destinata, in parte sotto forma di donazioni e in parte applicando condizioni agevolate, almeno il 20% della produzione globale di vaccini, terapie e sistemi diagnostici (nell’ambito del cosiddetto sistema PABS, sigla che sta per Pathogen Access and Benefit-Sharing). Importante pure il cosiddetto approccio One Health, che favorisce e promuove l’integrazione tra salute umana, animale e ambientale, attuando politiche unitarie e integrate.

L’OMS non avrà alcun potere per imporre agli Stati membri misure coercitive (come limitazioni agli spostamenti, obblighi vaccinali o lock down), che rimarranno in capo ai singoli governi nazionali.

Ulteriore fattore di novità è rappresentato dal contrasto alla “disinformazione”, intesa come argine contro notizie non affidabili, da attuare anche mediante campagne informative idonee (art. 16).

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