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Politica

Khashoggi, le autorità saudite negano accesso agli ispettori Onu

Accesso negato. La relatrice speciale dell’Onu sulle Esecuzioni extragiudiziali, Agnes Callamard, che indaga sull’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, non ha potuto accedere al consolato saudita di Istanbul. “Ad essere onesti – ha spiegato Callamard ai giornalisti – la richiesta è...

Accesso negato. La relatrice speciale dell’Onu sulle Esecuzioni extragiudiziali, Agnes Callamard, che indaga sull’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, non ha potuto accedere al consolato saudita di Istanbul. “Ad essere onesti – ha spiegato Callamard ai giornalisti – la richiesta è arrivata in ritardo, quindi dobbiamo dare loro un po’ più di tempo per elaborare la nostra richiesta. Stiamo rispettosamente invitando le autorità a darci l’accesso”.

Come riporta il Daily Sabah, nella giornata di ieri, Callamard, che rimarrà in Turchia fino a domenica, ha incontrato il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu e il ministro della Giustizia Abdulhamit Gül ad Ankara. Martedì pomeriggio incontrerà il procuratore capo di Istanbul Irfan Fidan al fine di raccogliere elementi utili sul caso Khashoggi. Nel frattempo, il portavoce della Presidenza turca, Fahrettin Altun, ha dato il benvenuto all’inviata dell’Onu: “Accogliamo con favore la visita di Agnes Callamard in Turchia in relazione all’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi”, ha scritto Altun su Twitter. “Non sappiamo ancora dove sia il corpo di Khashoggi, chi ha ordinato la sua morte e chi è il collaboratore locale, giustizia deve essere fatta”.





I sauditi prendono tempo

Le autorità saudite prendono tempo. Come riporta l’Ansa, ai rappresentanti Onu è stato concesso solo di compiere una ricognizione nei dintorni dell’edificio, circostanza motivata dai sauditi con il ritardo con cui la richiesta è stata comunicata alle autorità di Riyad. Il portavoce del partito governativo Giustizia e Sviluppo, Omer Celik, ha criticato duramente la decisione consolato: “E’ uno scandalo che non li abbiano fatti entrare”, ha detto all’emittente turca A Haber.

In una nota diffusa la scorsa settimana, l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha comunicato che è proprio Callamard a guidare l’inchiesta internazionale sull’assassinio di Khashoggi, iniziando con una visita in Turchia dal 28 gennaio al 2 febbraio. La nota conferma che Callamard esaminerà le prove per determinare la natura e l’estensione della responsabilità dei governi e dei singoli individui nell’uccisione dell’editorialista del Washington Post. Dopodiché l’ispettore delle Nazioni Unite presenterà le informazioni e le eventuali prove raccolte durante la sessione di giugno del Consiglio per i diritti umani dell’Onu.

Anges Callamard è accompagnata durante la visita in Turchia da Helena Kennedy, ex-presidente della World Academy of Forensic Medicine e dal capo della facoltà di medicina dell’Università di Coimbra, Duarte Nuno Vieira.

“Nessun dubbio sulle responsabilità saudite nell’omicidio Khashoggi”

Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha dichiarato che l’indagine si concentrerà sulla definizione delle responsabilità e ha chiesto alla Cia di condividere le intercettazioni del macabro assassinio. Come vi abbiamo raccontato a novembre, inoltre, secondo fonti anonime dell’intelligence citate dal Washington Post e dalla Reuters, il principe saudita avrebbe personalmente ordinato l’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi all’interno dell’ambasciata saudita di Istanbul, lo scorso 2 ottobre.

L’agenzia di intelligence statunitense ritiene che con “alte probabilità” fu proprio lui a dare l’ordine di uccidere il dissidente, a differenza di quanto dichiarato dal procuratore capo di Riyad, che escludeva ogni responsabilità del principe.

Tra le prove esaminate dalla Cia ci sarebbe una presunta telefonata intercorsa proprio tra l’ambasciatore saudita e fratello di Bin Salman e Khashoggi, nel quale il giornalista avrebbe ricevuto rassicurazioni importanti sulla sua visita al consolato di Istanbul e sulla sua incolumità. Telefonata ovviamente smentita in una nota dal diretto interessato Khalid bin Salman, il quale sostiene di non aver mai parlato con il dissidente, assassinato senza pietà il 2 ottobre. 

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