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L’attrito tra Mosca e Kiev non è mai venuto meno dal 2014 ad oggi, ma negli ultimi tempi gli scontri, su ogni piano, sono ripresi con maggiore frequenza. Il terreno del dialogo politico continua a franare sotto i piedi delle due parti, mentre nelle regioni orientali prossime al Donbass si è ripreso a sparare senza sosta.Il 23 marzo, alle tre del mattino ora locale, è stata data la notizia di una esplosione nel deposito di munizioni di Balakleya, una località della regione di Kharkov, nella parte orientale dell’Ucraina. Sono state evacuate circa 20mila persone, vista l’enorme colonna di fumo e le continue esplosioni che si sono susseguite poi nell’arco della giornata di giovedì. L’incidente di tale deposito, il più grande della regione, non ha trovato molto spazio nei media ucraini, così come riferito da RT. Il procuratore militare in capo dell’Ucraina, Anatoly Matios, ha riportato su Facebook che l’accaduto è da ricondursi direttamente ad un sabotaggio, nel quale sono andate in fumo, letteralmente, oltre 140mila tonnellate di munizioni, tra missili e proiettili di artiglieria, calibro 125mm e 152 da carrarmato. Nonostante la notizia non abbia avuto particolare risonanza, uno dei principali timori era quello che l’eplosione avesse delle ripercussioni sulle vie di transito del gas russo verso l’Europa, con la minaccia che è rientrata poco dopo l’accaduto.Nella stessa mattinata, nella capitale Kiev, è stata data la notizia dell’assassinio di Denis Voronenkov, ex deputato della Duma di Stato russa. Come riportato a TASS dal capo della Polizia locale, Andrey Krishenko, lo scontro a fuoco è avvenuto all’esterno dell’Hotel Premier Palace, all’incrocio tra Bulvar Shevchenko e Ulitsa Pushkinskaya, in pieno centro città. Nello scontro è rimasta ferita la guardia del corpo di Voronenkov, proveniente dai servizi di sicurezza del Paese, così come l’omicida dell’ex deputato, anch’egli un militare del servizio di sicurezza di Kiev, che, trasportato in ospedale, è morto dopo i soccorsi. Le fonti della polizia hanno aperto un’inchiesta per un omicidio su commissione, un regolamento di conti per questioni di affari, sebbene il presidente ucraino Petro Poroshenko abbia scagliato le proprie accuse direttamente a Mosca, definendo l’atto come “terrorismo di stato russo”. Mosca ha risposto alle accuse rivolte dal Capo di Stato ucraino, qualificandole come assurde. Voronenkov era stato eletto nel 2011 con il Partito Comunista di Gennady Zyuganov, in seguito alle elezioni dello scorso settembre non è stato riconfermato all’interno della camera bassa del Parlamento russo. In ottobre si era quindi trasferito nella capitale ucraina, ricevendo la cittadinanza del Paese nel dicembre dello scorso anno, da dove si era accreditato come una voce di dissidenza verso il governo russo in carica.[Best_Wordpress_Gallery id=”479″ gal_title=”Denis Voronenkov”]Il rapporto con l’opinione pubblica di Kiev, in realtà, non era mai stato particolarmente idilliaco, alle volte additato come un voltagabbana. Nel 2014, infatti, Voronenkov aveva partecipato alla votazione parlamentare per l’annessione della Crimea alla Federazione Russa in seguito al referendum indipendentista della penisola, sebbene lo stesso abbia più volte dichiarato di essere stato assente quel giorno e di non aver votato. Inoltre, sempre nello stesso anno, si era apertamente dichiarato a favore di un intervento armato in Novorossiya, altro motivo che gli aveva reso ostile il panorama mediatico ucraino. Dopo il suo trasferimento a Kiev, tuttavia, aveva iniziato la sua attività di detrattore verso gli interventi militari di Mosca fuori dai suoi confini, come nei casi dell’Ossezia del Sud, della Transnistria e dell’Abkhasia, così come in Donbass. Radio Svoboda, emittente finanziata dalla Open Society, nello scorso febbraio aveva pubblicato una sua intervista nella quale paragonava la Russia di Putin alla Germania nazista. In questi giorni era stato inoltre convocato per testimoniare nel processo che vede incriminato l’ex Presidente ucraino, Viktor Yanukovich, deposto il 22 febbraio 2014 durante le proteste di Maidan.In Russia, tuttavia, Voronenkov era stato accusato ripetutamente per alcuni atti illeciti, tra cui narcotraffico e una frode per la quale era stato sottoposto ad un sequestro di beni per 127 milioni di rubli. Dall’inizio dell’anno Mosca aveva inserito Voronenkov nella lista federale dei ricercati, e poi in quella internazionale.

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