Un ciclone sta per abbattersi sulla famiglia reale norvegese, alimentato da scandali, vicende giudiziarie e crisi istituzionali. A seguito della pubblicazione degli Epstein Files da parte del dipartimento di Giustizia statunitense, la principessa Mette-Marit – moglie dell’erede al trono Haakon – si è vista costretta scusarsi pubblicamente per la sua amicizia con Jeffrey Epstein, dopo che le era stato fatto notare che il suo nome compariva più volte nei documenti. L’imbarazzo per la Corona, però, non si limita soltanto ai legami con il miliardario pedofilo morto suicida nel 2019. Marius Borg Høiby, figlio di Mette-Marit, è a processo per 38 capi d’imputazione di cui quattro stupri. I reali, per ora, si limitano a dichiarazioni formali ma la salute della monarchia è estremamente precaria. 

L’amicizia tra la principessa ed Epstein 

Se si sbircia tra le carte degli Epstein Files, il nome di Mette-Marit compare migliaia di volte. Tra Sua altezza reale e il finanziere newyorchese ci sarebbe stata una fitta corrispondenza dal 2011 al 2014, tempo dopo la prima condanna di Epstein per adescamento di una minorenne ai fini di prostituzione.

I due si sarebbero incontrati per la prima volta su iniziativa dello stilista serbo Boris Nikolic e da quel momento avrebbero dato forma a un rapporto sempre più intimo e confidenziale, tanto che alcuni giornali scandinavi hanno parlato di un tono “civettuolo” negli scambi di messaggi e di posta elettronica. La principessa nelle email scrive ad Epstein “mi solletichi il cervello” oppure “Parigi è perfetta per l’adulterio. Le scandinave sono le migliori come mogli”, mentre lui le confidava di essere nella capitale francese in cerca di una dolce metà ma che preferiva le donne della Scandinavia. In uno scambio risalente al 2012, la principessa chiede al finanziere se “è inappropriato, per una madre, suggerire due donne nude che trasportano una tavola da surf come carta da parati per il figlio quindicenne?”. 

Quanto emerso non dà evidenza di condotte criminali da parte di Mette-Marit, ma sicuramente è rivelatore di una certa intesa che c’era tra i due e che andava oltre la semplice cordialità. Non a caso, la futura regina è stata ospite nella residenza di Epstein in Florida nel 2013, sebbene il padrone di casa in quei giorni non fosse presente. 

In passato, il rapporto tra Mette-Marit e il pedofilo statunitense era già stato oggetto di chiacchiericcio mediatico ma il Palazzo aveva sempre dichiarato che si trattava di voci prive di fondamento e che si erano incontrati in occasioni dal carattere sociale. Le carte, oggi, suggeriscono altro e la principessa ha dovuto fare pubblicamente mea culpa ammettendo una “grave mancanza di giudizio”, assumendosi la responsabilità di non aver tagliato i ponti con Epstein in tempi non sospetti e chiedendo scusa al Re e alla Regina. Ora, però, non deve preoccuparsi solo della sua immagine ma anche di quella di suo figlio, il quale deve affrontare delle accuse, queste sì, penali.        

Marius Borg Høiby: un rampollo alla sbarra

A inizio febbraio, sul banco degli imputati del tribunale di Oslo si è seduto il figliastro del futuro monarca: il 29enne Marius Borg Høiby. Marius è figlio di primo letto di Mette-Marit e a partire dai quattro anni è cresciuto alla corte reale dopo le nozze tra sua madre e il principe Haakon, avvenute nel 2001. 

Oggi, il giovane è costretto  a difendersi da oltre una trentina di accuse tra cui aggressione, minacce con coltello, violazioni di ordinanze restrittive e violenza sessuale. Il rampollo, a inizio del dibattimento, si è dichiarato colpevole di trasporto di marijuana, eccesso di velocità e ha anche ammesso di aver scattato delle foto intime prive del consenso della presunta vittima.  Tuttavia, si è dichiarato non colpevole delle accuse di stupro e ha riferito di non avere mai avuto rapporti sessuali con ragazze in stato di incoscienza, come invece sostiene il pubblico ministero.   

L’erede al trono ha voluto rimarcare le distanze da quanto sta vivendo Marius, affermando che né lui né la sua consorte presenzieranno in tribunale per tutta la durata del processo. Ciononostante, l’opinione pubblica in Norvegia comincia a percepire la monarchia come un’infrastruttura sempre più fatiscente e lontana dai fasti di un tempo. Questo non significa che i norvegesi siano pronti a trasformare il loro Paese in una repubblica dal momento che i sondaggi continuano a indicare una preferenza per un capo di Stato coronato, ma comporta inevitabili contraccolpi. 

La pubblicazione degli Epstein Files e l’eventuale condanna del figlio di Mette-Marit rappresenterebbero un grattacapo non da poco per la credibilità della Corona scandinava e non è detto che questa riesca a uscirne indenne dall’onda che potrebbe travolgerla.  

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