Si è parlato molto dell’asse-franco tedesco, di Angela Merkel, della strategia italiana. Poco si è discusso, in merito alle nomine dell’Unione Europea che hanno Ursula von der Leyen alla Presidenza della Commissione – sempre che questa venga votata fra due settimane – e di Christine Lagarde alla Banca Centrale europea, dell’influenza degli Stati Uniti nel processo decisionale che hanno portato i Paesi europei a bocciare il preconfezionato “schema Osaka” che avrebbe dovuto dare la presidenza al socialista olandese, amico di George Soros, Frans Tiemmermans.

Come scrive Italia Oggi, infatti, si è palesata “la capacità statunitense di incidere nella partita dei nuovi equilibri europei, coordinando con abilità una ‘Mezzaluna atlantista europea’ che comprende euro-meridionali, euro-orientali e baltici. Washington giostra con grande abilità, e nella sua densa trama si confondono establishment atlantista e populisti di ultima generazione. Etichette di uso comune come populista e sovranista valgono, per il vero, poco o nulla, e anzi sono fumo negli occhi che impedisce di riconoscere il manovratore e le sue leve”.

La tedesca Ursula von der Leyen, infatti, è stata votata e supportata dai Paesi di Visegrád, che come nota Sergio Romano nel suo Atlante delle Crisi Mondiali (Rizzoli, 2018), “hanno affidato la loro sicurezza agli Stati Uniti e mantengono con Washington relazioni più strette, per molti aspetti, di quelle che hanno con Bruxelles e con Strasburgo”. Non è affatto un caso se la testata conservatrice polacca Gazeta Polska ha salutato la sua nomina come una “scelta storica”. Difficile che questi Paesi dell’est europeo prendano decisioni così importanti senza consultarsi prima con la Casa Bianca. 

Ursula von der Leyen promossa da Washington

Benché l’asse franco-tedesco abbia tenuto agli scossoni, ciò che a Washington premeva di più era avere dei vertici europei atlantisti (da qui il sostegno di Visegrád). Sempre secondo Italia Oggi, infatti, “Lagarde, al netto di qualche concessione al radical chic, ha svolto gran parte della sua carriera di avvocato in un importante studio legale americano” mentre von der Leyen “è la vera bête noire di Angela Merkel, che a più riprese ha tentato di silurarla”. Inoltre, il Ministro tedesco è stato supportato “dalla parte dallo Stato Profondo tedesco più legato a Washington (barbe finte e militari) e ha la non trascurabile caratteristica di essere evangelica”.

Il paradosso di Ursula von der Leyen è che in patria non è granché apprezzata. Anzi. Come riportato da Askanews, l’ex leader dei socialdemocratici (Spd), Martin Schulz, ha definito Von der Leyen “il ministro più debole del governo”, mentre il suo collega Sigmar Gabriel, ex vicecancelliere, ha detto che la sua nomina “un atto di inganno politico senza precedenti”. I Verdi hanno lamentato un “intrigo di corridoio vecchio stile” e i liberaldemocratici l’hanno definita “non il miglior candidato”, mentre Alternative für Deutschland ha detto che la sua scelta è “un tradimento degli elettori”.

Addirittura Manfred Weber, il candidato scelto inizialmente dalla Cdu di Angela Merkel per il posto di capo della Commissione, ha lamentato “un giorno triste per la democrazia europea”. Katarina Barley, ex ministra della Giustizia Spd, oggi uno dei nuovi vicepresidenti dell’europarlamento, ha annunciato che voterà contro l’incarico alla sua ex collega di governo, una scelta che ha l’endorsement di un grande quotidiano tedesco come la Sueddeutsche Zeitung.

Visegrád celebra Ursula von der Leyen

Come conferma Politico, i Paesi di Visegrád stanno festeggiando la nomina del ministro tedesco. A Varsavia e a Bruxelles, infatti, il socialista Frans Timmermans era visto come il burocrate dell’Ue che interferisce negli affari interni dei Paesi membri. Una seria minaccia da combattere. Timmermans “Ha pagato un prezzo molto alto per aver costruito una carriera politica attaccando la Polonia”, ha spiegato Ryszard Czarnecki, un deputato del partito di Giustizia e Giustizia polacco (PiS), intervistato da una radio polacca. Allo stesso tempo, il candidato principale del Ppe Manfred Weber aveva il veto di Viktor Orban, dopo le tensioni e la sospensione di Fidesz dai popolari europei. Weber “è diventato intollerabile come candidato”, ha detto il primo ministro ungherese in un’intervista a fine maggio.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha dichiarato di aver incontrato von der Leyen, e la sua nomina è “una buona scelta”. Il premier definì Timmermans un candidato “radicale” dell’estrema sinistra che avrebbe “diviso l’Europa”. Il primo ministro ungherese “è molto felice”, ha raccontato un alto funzionario di Fidesz a Politico. “L’unica cosa che è importante per lui è che Weber e Timmermans siano fuori”.