Un attentato preavvisa un periodo difficile per il Pakistan tra insicurezze politiche e infiltrazioni islamiste. In Libano il sangue scorre per le vie del campo profughi palestinese più grande del Paese. L’Ucraina insiste coi droni in Russia. Per il Niger sale la preoccupazione di una deriva verso la sfera russa e la Svezia continua ad avere problemi con i roghi del Corano. Ecco le cinque notizie del giorno

Lo Stato Islamico rivendica l’attentato in Pakistan: oltre 50 i morti

Ore buie per il Pakistan che conta 54 morti, dei quali 23 bambini, nell’attentato avvenuto domenica 30 luglio nella città di Khar, nel nord-ovest Pakistan, vicino alla frontiera afghana. L’esplosione è avvenuta durante un raduno politico del partito conservatore Jamiat Ulema-e-Islam (Jui-F), partner della coalizione di governo. Secondo le ricostruzioni una persona si sarebbe fatta esplodere vicino al palco. A 24 ore dall’attacco, lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. L’aggressione è avvenuta in un clima delicato che precede le elezioni politiche di autunno che, secondo le forze di sicurezza pakistane, porteranno a una grave crisi di sicurezza in tutto il Paese. Quello di domenica è uno dei peggiori attacchi nel nord-ovest dal 2014. 

Il Libano brucia dopo tre giorni di scontri tra fazioni palestinesi

Da sabato 29 luglio sono in corso degli scontri nel campo profughi palestinese di Ein el-Hilweh nel sud del Libano. I combattimenti vedono come protagonisti il movimento Fatah, affiliato al presidente dell’autorità palestinese Mahmoud Abbas, e diversi gruppi islamisti. Le violenze sono iniziate quando un membro di un gruppo islamista è stato ucciso all’interno del campo. Diversi combattenti sono rimasti uccisi tra cui il comandate di Fatah Ashraf al-Armouchi. Un primo cessate il fuoco è stato concordato domenica ma le violenze sono nuovamente divampate oggi con pesanti colpi di arma da fuoco. Solo nel pomeriggio un secondo cessate il fuoco sembra aver migliorato la situazione. Da sabato sono morte 11 persone e decine di residenti sono scappati dalle loro case. Il campo è stato fondato nel 1948 dopo la Nakba palestinese e adesso è diventato il più grande del Paese levantino, arrivando a contare quasi 120.000 abitanti. 

I droni ucraini in Russia continuano a provocare danni portando la guerra a un nuovo livello di tensione

Questa mattina un drone ucraino ha colpito una stazione di polizia nella regione russa di Bryansk, al confine con l’Ucraina, senza causare vittime. L’attacco ha coinvolto l’edificio della direzione degli affari interni del distretto di Trubchevsky nella regione di Bryansk. Il blitz è arrivato dopo un’escalation di colpi sul territorio russo che sta portando la tensione a livelli altissimi. Infatti nella notte di domenica 30 luglio, due droni ucraini hanno colpito due edifici nel centro di Mosca senza causare vittime. Kiev sta intensificando gli attacchi con droni su territorio russo per portare la guerra in Russia, come ha dichiarato lo stesso presidente ucraino. Volodymyr Zelensky: “A poco a poco, la guerra sta tornando nel territorio della Russia, nei suoi centri simbolici e nelle sue basi militari, e questo è un processo inevitabile, naturale e assolutamente giusto”.

Sette giorni per ripristinare il governo o attacco militare: cosa succede in Niger dopo il golpe

Dopo che il 26 luglio in Niger l’esercito ha deposto il presidente Mohamed Bazoum con un colpo di Stato, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) ha dato un ultimatum ai golpisti: sette giorni di tempo per reintegrare il presidente e il suo governo. Anche l’Unione Africana si è espressa in merito inviando un comunicato che impone all’autoproclamato presidente Abdourahmane Tchiani, di liberare il presidente Bazoum, tenuto in ostaggio con la famiglia nella capitale Niamey e di mettere fine al golpe. Nel comunicato l’Unione si rivolge anche ai soldati intimando loro di far ritorno nelle caserme. “Il Consiglio di Sicurezza dell’Ua adotterà contro i golpisti tutti i mezzi necessari, anche di carattere punitivo se non verranno rispettati i diritti fondamentali di Bazoum”. Nella regione del Sahel il Niger era rimasta, insieme alla Mauritania, l’unica democrazia, e adesso il timore è che si allinei con le posizioni anti europeiste e filo russe degli altri Paesi quali Mali e Burkina Faso

In Svezia si brucia ancora il Corano 

Durante una manifestazione a Stoccolma davanti al parlamento, due rifugiati iracheni Salwan Momika e Salwan Najem, hanno dato fuoco e calpestato una copia del Corano. La pratica come forma di protesta non è nuova in Svezia e, dopo che a giugno altre copie erano state date alle fiamme, in Iraq l’ambasciata svedese era stata presa d’assalto. La “crisi dei Corani bruciati” ha portato il governo svedese a pensare di vietare i roghi, infatti il primo ministro Ulf Kristersson ha dichiarato che la pratica potrebbe mettere in pericolo la sicurezza del Paese, sia a livello nazionale che internazionale deteriorando i rapporti della Svezia coi Paesi musulmani.