Così come il Regno Unito si sta allontanando dall’Europa, alla stessa velocità Londra si muove verso la Cina. Nei mesi precedenti alla Brexit molti analisti avevano predetto il riavvicinamento tra britannici e cinesi, anche perché le capitali anglosassoni, senza più le briglie di Bruxelles, avrebbero dovuto ridefinire le mappe geopolitiche dei loro rapporti con il resto del mondo.

Le alternative erano due: avvicinarsi agli Stati Uniti o guardare a Oriente. Boris Johnson avrebbe abbracciato volentieri la prima opzione (magari anche entrambe) ma il legame con Donald Trump è troppo altalenante per poter garantire una sicurezza economica all’Uk. Non a caso il presidente americano si è infuriato (e non poco) con il primo ministro inglese a causa della scelta da parte di quest’ultimo di non chiudere il mercato 5G ai cinesi di Huawei. Insomma, appurato che piazzarsi sulla stessa lunghezza d’onda di Washington era complicato, Londra ha deciso in ogni caso di afferrare la mano di Pechino.

L’ombra di Pechino

Archiviato il braccio di ferro con Bruxelles per l’accordo su una Brexit morbida, Johnson ha messo sul tavolo i primi progetti per il Regno Unito. Bojo sta pensando di unire il Regno attraverso un piano di grandi opere che comprenderebbe un ponte sul mare tra Scozia e Irlanda del Nord e una linea ad alta velocità capace di collegare più rapidamente Londra e l’Inghilterra del Nord.

A proposito della “strada ferrata”, e secondo quanto riferito dalla Bbc, Il governo britannico sta affrontando una discussione preliminare con China Railway Construction Corporation (Crcc), colosso di proprietà statale cinese che potrebbe aiutare Londra niente meno che a costruire il collegamento ad alta velocità HS2.

Emblematiche le parole rilasciate da un funzionario del dipartimento dei trasporti britannico al Financial Times: “Il Dft è sempre desideroso di imparare dall’esperienza degli altri e di prendere in considerazione approcci capaci di offrire un buon rapporto tra qualità e prezzo ai contribuenti”.

Tra rischi e opportunità

Al momento non sono ancora stati presi impegni concreti tra le parti ma c’è la volontà di approfondire. Le prime stime sono chiarissime: il progetto citato, oltre a essere il più grande piano infrastrutturale in Europa, potrebbe costare oltre 100 miliardi di sterline ed essere pronto nel 2040.

Johnson non si spaventa e tira dritto per la sua strada. Il primo ministro è convinto che una ferrovia ad alta velocità sia quello che serva al Regno Unito per riequilibrare l’economia e ridurre, al tempo stesso, le emissioni climatiche convincendo gli automobilisti a prendere il treno.

Ma al di là di questo, il possibile coinvolgimento cinese sarebbe a dir poco controverso, data la feroce polemica scaturita dalla decisione della Gran Bretagna di consentire all’azienda di telecomunicazioni Huawei di entrare nella rete 5G del Paese. Tornando alla ferrovia, Crcc ha affermato che potrebbe costruire la linea in cinque anni (anziché dieci) e a un costo molto più basso; dal canto suo il deputato conservatore Tom Tugendhat ha avvertito che lasciare via libera ai cinesi rappresenterebbe un rischio.

Ricordiamo in ogni caso che nell’ultimo decennio Crcc ha trasformato il sistema di trasporto cinese costruendo la maggior parte di una rete ferroviaria ad alta velocità che si estende per 25mila chilometri (due terzi di tutte le linee di treni veloci presenti nel mondo).

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