Il governo olandese di Dick Schoof è caduto e a provocarne la fine è stato il suo principale azionista: Gert Wilders, leader del Partito delle Libertà (Pvv) di orientamento populista di destra, che con 37 seggi su 150 e circa il 23,5% dei voti aveva vinto le elezioni politiche del 2023.
Perché è caduto il governo in Olanda
Wilders ha rotto con Schoof, ex direttore dei servizi segreti scelto come premier indipendente di un esecutivo quadripartito, perché il capo di governo e i partner di coalizione hanno rifiutato di implementare la sua principale richiesta politica: una stretta sul diritto d’asilo e la gestione dei flussi migratori che alla prova dei fatti si sarebbe rivelata potenzialmente in contrasto con le normative europee.
Wilders, nota Dutch News, nelle ultime settimane “ha chiesto la sospensione temporanea delle quote di asilo dell’Unione Europea e il divieto assoluto per i bambini e gli altri familiari di raggiungere i rifugiati che si trovano già nei Paesi Bassi” e l’abolizione della “legge sulla diffusione” che “impone ai consigli locali di accogliere un numero minimo di richiedenti asilo, sono già presenti nell’accordo di coalizione”. Il Pvv ha inserito una sua esponente, Marjolein Faber, come ministra dell’Asilo e delle Migrazioni nel governo Schoof che, però, finora ha sempre mancato ogni tentativo di approvazione delle leggi restrittive. All’ennesimo diniego dei partner di coalizione, oggi, Wilders ha rotto gli indugi.
Il Partito Popolare per la Libertà (Vvd) di centrodestra guidato a lungo dall’ex premier e attuale Segretario della Nato Mark Rutte, partner di governo del Pvv, i ruralisti del Movimento dei Cittadini-Agricoltori (Bbb) e i centristi del Nuovo Contratto Sociale, alleati di Wilders nel governo, hanno criticato lo strappo, che giunge dopo mesi di tensioni politiche.
I nervi tesi tra Wilders, alleati e governo
Dilan Yesilgoz, ex ministra della Giustizia e leader del Vvd, nelle scorse settimane si è scontrata con Wilders sul tema delle spese militari, che il Vvd intende alzare al 5% del Pil, e della sua partecipazione alla Conservative Political Action Conference di Budapest al fianco di esponenti russi. Bbb e Ncs, invece, hanno preso posizione sul tema dell’agenda migratoria, mentre Schoof ha rimbottato il maggior sostenitore della sua coalizione dopo un braccio di ferro sorto tra il Pvv e il governo sulla questione di Gaza.
Quando un mese fa Caspar Veldkamp, esponente di Ncs che guida il ministero degli Esteri, in sinergia con il capo dell’esecutivo ha espresso la volontà de L’Aja di avviare la messa in discussione dell’accordo di associazione Ue-Israele ed ha alzato l’asticella della critica olandese a Tel Aviv Wilders, filo-israeliano di ferro, ha attaccato le “ridicole misure anti-israeliane” del governo e contestato una sua presunta autoreferenzialità.
Tuttavia, un funzionario del governo sentito da Politico.eu ha dichiarato che “il ministro degli Esteri non è stato obbligato a ottenere l’adesione di tutte le parti prima di inviare la lettera, perché l’accordo di coalizione, che stabilisce i termini della cooperazione, sanziona già la denuncia delle violazioni dei diritti umani”. Il clima era, dunque, teso già da tempo. Nessuno si immaginava però un così rapido collasso della coalizione di centro-destra formatasi definitivamente meno di un anno fa, il 2 luglio 2024. Dopo quattordici anni di governo consecutivo di Rutte, l’Olanda è attesa da un’instabilità politica che molti non associavano a L’Aja. E che invece è tornata realtà anche nel Paese che tra poche settimane ospiterà il summit Nato trovandosi, probabilmente, senza un governo stabile.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

