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Politica

Olanda, sorpresa social-liberale: D66 in testa, segue Wilders

Tra i due litiganti il terzo gode. Democrazia 66 (D66), il partito social-liberale che l’anno prossimo festeggerà sessant’anni di storia (da cui il nome), è accreditato della vittoria alle elezioni olandesi per la prima volta nella sua storia secondo gli...

Tra i due litiganti il terzo gode. Democrazia 66 (D66), il partito social-liberale che l’anno prossimo festeggerà sessant’anni di storia (da cui il nome), è accreditato della vittoria alle elezioni olandesi per la prima volta nella sua storia secondo gli exit poll.

Il partito guidato da Rob Jetten, 38enne già Ministro del Clima dell’Energia e vice di Mark Rutte dal 2022 al 2024, è accreditato di 27 seggi secondo gli exit poll e potrebbe conquistare la prima piazza approfittando del netto calo del Partito delle Libertà (Pvv) di destra radicale guidato da Geert Wilders, dato in calo da 37 a 25 seggi. Tiene, perdendo solo un seggio rispetto al 2023, il Partito della Libertà e della Democrazia (Vvd) già guidato da Mark Rutte, terzo con 23 seggi, mentre a 20 sprofonda Frans Timmermans con la sua alleanza rosso-verde, quarto.

Inizialmente si pensava che il voto sarebbe stato un dualismo Wilders-Timmermans, ma l’esito è stato diverso. D66, già accreditato di un forte rialzo dai 9 seggi su 150 del 2023, è pronto a triplicare voti e deputati nel sistema proporzionale olandese.

“I numeri riflettono le profonde divisioni nella società olandese, con un gran numero di elettori che sostengono il leader centrista del D66, Jetten, che si è posizionato come anti-Wilders, e un gruppo di dimensioni simili che sostiene lo stesso Wilders”, nota Politico.eu. Dietro D66, però, molte formazioni di orientamento moderato sono in crescita. La tenuta del Vvd, rimbalzato rispetto ai sondaggi, si somma al boom di Azione Cristiano-Democratica, che potrebbe ottenere il miglior risultato dal 2010 con 19 seggi, bottino lontano dai fasti degli Anni Settanta quando dominava la politica olandese ma sicuramente da qualificare come un buon risultato, che quadruplica il dato di due anni fa.

Tutte le formazioni che si presentavano con ambizioni di un governo stabile dopo che proprio Wilders, da leader del partito più pesante al suo interno, aveva fatto cadere il governo di Dick Schoof, ex capo dell’intelligence sostenuto da Pvv, Vvd, dal partito agrario Movimento Cittadini-Agricoltori e dai centristi del Nuovo Contratto Sociale, per il suo rifiuto di implementare un’agenda draconiana sull’immigrazione. “L’immigrazione e la  grave crisi abitativa nei Paesi Bassi  sono stati temi caldi in vista del voto di mercoledì. Ma le campagne elettorali si sono concentrate anche sulla questione della stabilità della leadership, con i partiti che hanno preso posizione contro il Pvv, partito anti-immigrazione, ed escluso qualsiasi ulteriore collaborazione con Wilders”, nota Politico.eu. Plausibilmente un fattore “voto utile” ha drenato consensi all’estrema destra. Ora si apre la partita del governo. Ma D66 potrebbe piazzare per la prima volta un suo esponente alla guida dell’esecutivo. Questa è già una notizia: c’è una parte d’Europa dove è il moderatismo a trascinare l’elettorato.

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