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L’Olanda torna alle urne per le elezioni anticipate a poco meno di due anni del voto del novembre 2023 che sancì l’affermazione del Partito delle Libertà (Pvv) di Geert Wilders, formazione di destra anti-immigrazionista, conservatrice sul fronte securitaria e liberista in economia, e l’avvio di una difficile fase segnata dalla nascita del governo di coalizione dell’ex capo dell’intelligence Dick Schoof che non è riuscito a raggiungere l’anno di durata nel pieno dei suoi poteri.

Tutti contro Wilders

Da giugno, l’uscita del Pvv, prima forza del Parlamento con 27 seggi su 150, dall’esecutivo ha reso il governo Schoof un’anatra zoppa dimissionaria. Il rifiuto del capo del governo di implementare una dura stretta sul diritto d’asilo e porre in essere una disciplina sull’immigrazione potenzialmente in contrasto con le norme europee in materia di gestione dei flussi, la spaccatura palese emersa nel governo sulla politica internazionale (con Wilders in particolare contestante i suoi alleati per le posizioni non pienamente allineate a Israele) e un clima di incertezza economica che hanno paralizzato l’azione politica, hanno provocato la rottura tra destra radicale e alleati liberali e centristi. Ora il quadro politico è complesso.

Il principale rivale di Wilders e del Pvv è l’Alleanza Rossoverde, coalizione del Partito dei Verdi e dei Laburisti che si presenta con una lista unica avente a capo l’ex vicepresidente della Commissione Europea e architetto del Green Deal Frans Timmermans.

I sondaggi danno Wilders e il Pvv vincitori relativi, con 26-29 seggi, ma in calo rispetto al 2023, e i Rossoverdi a 22-25 seggi pronti a inseguirli in scia. Per governare servono 76 seggi in coalizione, e dunque probabilmente sarà un campo pluripartitico quello che emergerà. Il dato da registrare è la vitalità delle formazioni più centriste e moderate dopo la caduta del governo Schoof. I cattolici di Appello Cristiano-Democratico e i liberaldemocratici di D66 sono dati attorno ai 20 seggi in ballottaggio per il terzo posto, mentre solo quinto è dato per ora il Partito Libertà e Democrazia (Vvd), che dal 2010 al 2024 ha guidato il governo con l’attuale segretario generale della Nato Mark Rutte.

Il partito di Rutte in alto mare

“Il calo nei sondaggi del Vvd a seguito del crollo del governo olandese a giugno ha messo a dura prova un’ex forza elettorale che è diventata quasi sinonimo del governo olandese e il volto della presunta tradizione liberale del paese nell’Ue”, ha scritto Politico.eu, aggiungendo che “i suoi problemi riecheggiano le difficoltà incontrate da altri liberali europei negli ultimi anni, tra cui il presidente Emmanuel Macron in Francia, il Partito Liberale Democratico in Germania e il partito Open VLD dell’ex primo ministro belga Alexander De Croo”.

La leader del Vvd, l’ex ministro della Giustizia Dilan Yesilgoz-Zegerius, si gioca una grossa fetta del futuro politico in un voto che rispecchierà la complessità del Paese. E potrebbe ampliare la frammentazione del quadro politico comunitario emerso da ogni grande tornata elettorale nel Vecchio Continente nell’ultimo biennio. Attorno al dualismo destra-sinistra l’Olanda dovrà saper creare un sistema di governo non estremamente ideologizzato e capace di dare al Paese un governo funzionale.

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