Il 27 febbraio 2022 Olaf Scholz, cancelliere della Germania, ha tenuto il suo famoso discorso sulla “Zeitenwende” (svolta epocale) in cui ha affermato il cambiamento dell’ordine mondiale e ha voluto delineare il ruolo che la Germania avrebbe giocato in esso. Con il biennio della pandemia agli sgoccioli, di fronte al cancelliere si è presentata la crisi dello scoppio della guerra in Ucraina e l’imminente tempesta energetica che avrebbe travolto la Germania di lì a poco.

Scholz, nel suo discorso, ha reso chiara l’intenzione di presentare la Germania come una possibile terza via da seguire, in alternativa a quella americana e a quella cinese, nel “nuovo mondo multipolare”, di cui la creazione è stata accelerata dall’aggressione russa. In seguito al suo discorso, che gli è pure fruttato l’applauso dall’opposizione, la sua percentuale di approvazione è volata dal 65% al 73%, il tasso più alto dall’inizio del suo mandato ad oggi.



Le difficoltà nell’attuazione

Ma i piani del cancelliere non sembrano facili da realizzare: i 100 miliardi promessi per il riarmo della Bundeswehr la Cdu, all’opposizione, lamenta che non sono stati ancora erogati e che l’esercito sarebbe equipaggiato peggio che all’inizio dello scorso anno. Anche dal punto di vista della politica estera il cancelliere ha dovuto ritrattare su molte posizioni, specialmente quella riguardante la guerra in Ucraina: sebbene inizialmente il cancelliere volesse optare per dei negoziati, si è presto trovato travolto dalle pressioni degli alleati Nato a cedere alle richieste presentate da Kiev.

Specialmente la discussione sulle forniture dei carri armati Leopard I e II, richiesti per mesi dal governo ucraino, hanno messo Scholz in una posizione scomoda, essendo il brevetto tedesco ed essendo il suo governo l’unico e poterne quindi autorizzare la consegna alle truppe di Zelensky.

Solo a inizio febbraio è arrivato il via libera alle consegne, dopo quello che sembrava essere stata una trattativa avvenuta tra Stati Uniti e Germania che prevedeva la consegna dei carri armati Abrams da parte di Washington come condizione per la consegna dei Leopard da parte di Berlino. Questa sarebbe stata frutto di tensione tra i due governi, come dichiarato dal Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, in un’intervista ad Abc News.

L’equilibrio tra posizioni interne e forze esterne

Olaf Scholz si trova tra la difficile posizione di voler mantenere la sua prospettiva dall’alto sugli avvenimenti che segnano i nostri tempi, in modo tale da trovarsi preparato su eventuali crisi future e quella di dover contemporaneamente gestire richieste, pressioni e decisioni che richiedono tempi brevi. Tra queste la controversa decisione, appoggiata dal cancelliere, di ammettere l’acquisizione di una parte del porto di Amburgo da parte di China Ocean Shipping, comunque tenuta sotto la soglia del 24,9%, così da impedire un’acquisizione strategica da parte dei cinesi.

Tra gli equilibri interni che Scholz sembra saper gestire con minor eleganza rispetto a Merkel, le ambizioni all’interno dell’Unione europea, specialmente portati avanti nel partenariato instaurato con Macron e quelli con gli altri membri Nato, si inserisce la visita prevista oggi, 3 marzo, da parte di Scholz alla Casa Bianca.

La partenza difficile di Scholz

È opportuno notare che l’esecutivo di Scholz è sotto attento scrutinio sin dalla sua entrata in vigore. Quando il 7 dicembre 2021, dopo 73 giorni di negoziati, venne finalmente formato l’esecutivo con a capo il cancelliere Olaf Scholz, la Germania e il resto del mondo guardarono al governo con un misto di curiosità e scetticismo. Dopo quattro esecutivi guidati da Angela Merkel, dunque un totale di 16 anni di governo del “Mädchen”, l’eredità lasciata dalla chimica gravava sulle spalle di Scholz che, di canto suo, aveva già collezionato qualche errore nel passato.

Come ministro della Finanza e vicecancelliere Scholz si è infatti trovato più volte sotto attacco dell’opposizione, a causa del mancato controllo esercitato da parte sua che, secondo le accuse di alcuni, avrebbe permesso il succedersi di numerosi scandali all’interno del mercato finanziario tedesco. Arrivato però il momento di trovare un successore alla Merkel, Scholz era l’unico “compromesso” possibile, ovvero l’unico candidato che avrebbe potuto accontentare sia la coalizione che il popolo tedesco. Tanto che, dei 369 voti minimi che avrebbe dovuto raggiungere per essere eletto a cancelliere, ne aveva ricevuti 395. Tenendo presente che la coalizione, composta da Spd, Fdp e i Verdi – per questo anche il soprannome dato dai giornali di “coalizione semaforo” per il colore rosso, giallo e verde dei rispettivi partiti – conta 416 mandati, risulta chiaro il fatto che non tutti fossero convinti delle capacità dell’ex primo cittadino di Amburgo.

Il governo Merkel, infatti, per quanto avesse lasciato il suo segno, era segnato da una forte tendenza da parte della cancelliera a mediare, sia tra le proprie forze politiche che tra le forze internazionali e questa non ha sempre portato a risultati positivi. In fondo è a lei che spetta almeno la parziale responsabilità della dipendenza tedesca ed europea, dal gas russo.

Se il discorso sulla Zeitenwende promette già ora di entrare nella storia, resta ancora da vedere se il cancelliere riuscirà a soddisfare le proprie aspettative, insieme a quelle del suo Paese, se non addirittura quelle del mondo intero. Il 2 marzo Scholz ha parlato al Bundestag facendo il punto sul “nuovo ordine mondiale”, e pur incassando anche questa volta gli applausi anche da parte del leader dell’opposizione, Friedrich Merz, la risposta del parlamento sembrava essere un mero segno di rispetto, in confronto ai toni entusiasti di un anno fa.