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“Maschio”, “femmina”, “diverso/a”, “nessuno/a”. Sono queste le opzioni tra cui i cittadini tedeschi potranno scegliere per dichiarare il loro genere a partire dal 1° novembre. Qual è la novità? Potranno operare tale scelta indipendentemente dalle fattezze dei loro organi riproduttivi e dall’avvio di un percorso di transizione verso l’altro sesso. 

Il provvedimento è stato approvato dal Bundestag – il Parlamento tedesco – il 12 aprile con la denominazione “Legge sull’autodeterminazione in relazione alla registrazione del sesso”  al fine di dare la possibilità a chi non si identifica né nel sesso maschile né in quello femminile di poter scegliere  tra più di due alternative sulla carta d’identità. Fino alla primavera di quest’anno, il cambio di sesso all’anagrafe era riconosciuto alle persone transessuali grazie a una legge approvata negli anni Ottanta, che prevedeva lo svolgimento di due perizie psichiatriche e l’avvallo di un giudice. Nell’ottobre 2017, il tribunale costituzionale federale era intervenuto per sollecitare il legislatore a individuare delle alternative per le persone intersessuali – individui dai caratteri sessuali non definibili – che si trovavano costrette a scegliere tra maschio e femmina ai fini burocratici. 

Con la legge approvata in primavera, il Governo e il Parlamento federale hanno voluto equiparare le condizioni di transessuali, intersessuali e non binari per dare loro le stesse opportunità riguardo all’indicazione del sesso. Tuttavia, l’opinione pubblica tedesca si è molto divisa in quanto parte di essa vede nella recente normativa l’applicazione del principio di autodeterminazione individuale e il riconoscimento dell’uguaglianza, mentre un’altra reputa che il genere diventi un concetto puramente astratto e avulso dalla biologia che, così facendo, mette a rischio le pari opportunità e i diritti delle donne in nome della cultura woke.

Cosa prevede la legge

Il provvedimento sull’autodeterminazione in relazione alla registrazione del sesso permette a chiunque, senza aver intrapreso alcun iter terapeutico, chirurgico e farmacologico,  di presentare domanda di cambio del sesso all’ufficio di stato civile mediante una semplice autodichiarazione (self-id) con cui asserisce che la modifica richiesta rappresenta al meglio la sua identità di genere e che è consapevole delle conseguenze derivanti dalla sua scelta. La decisione riguardo alle quattro opzioni non è irreversibile dal momento che 365 giorni dopo la precedente richiesta sarà possibile inoltrarne una nuova per effettuare una seconda modifica, e così di anno in anno.

Per  quanto riguarda i minori, la questione è più articolata. I genitori  sono liberi di scegliere il sesso dei rispettivi figli fin dalla nascita, a prescindere dagli attributi biologici, ma al compimento dei cinque anni di età, per farlo, dovranno godere del consenso del bambino. Gli adolescenti, a partire dai 14 anni, potranno scegliere loro in quale genere identificarsi ma dovranno ottenere il beneplacito della madre e del padre in quanto esercitanti la patria potestà, ma in caso di disaccordo i ragazzini potranno rivolgersi al tribunale dei minori per dirimere il conflitto familiare. Riguardo alla genitorialità, c’è un altro aspetto: chi mette al mondo dei bebè potrà chiedere di scrivere nell’atto di nascita del proprio figlio “genitore” anziché come “padre” o “madre”.

Le reazioni

Giubilo e critiche hanno accolto il nuovo testo di legge. Kalle Hümpfner, esponente della Bundesverband Trans (associazione per i diritti delle persone trans), ha dichiarato: “Molte persone hanno atteso per anni che la legislazione venisse modificata […] l’autodeterminazione è un passo importante verso il riconoscimento della diversità di genere come uguaglianza”. Nella comunità LGBT, però, tali parole non trovano condivisione unanime come esplicitato dal giornalista e attivista omosessuale Jan Feddersen che ha scritto dell’irrazionalità della legge poiché si presume di cambiare l’oggettività della realtà con un semplice “atto linguistico”, ovvero chiamare donna, o viceversa uomo, chi biologicamente non lo è, presumendo che questo basti a superare le discriminazioni. 

Associazioni femministe hanno puntato il dito contro un aspetto controverso della legge – definite da molte di queste “misogina” – che riguarda la condivisione di spazi dedicati alle sole donne (bagni pubblici, carceri, centri antiviolenza, ecc.) con uomini che si identificano nel genere femminile, tanto che anche la relatrice Onu  per la violenza sulle donne, Reen Alsalem, è intervenuta sul tema: “Il Gender Self-Determination Act non prevede le necessarie garanzie per impedire l’abuso del processo da parte di predatori sessuali e altri autori di abusi e violenze, anche in spazi riservati a persone dello stesso sesso”. Riguardo a questo punto, il provvedimento  prevede che spetti alla dirigenza delle singole strutture di decidere caso per caso sull’ammissibilità degli uomini affetti da disforia di genere, ragion per cui intellettuali della galassia progressista ritengono che a subire le discriminazioni siano gli uomini additati dai gruppi femministi perché l’accesso ai suddetti luoghi gli spetterebbe di diritto in quanto donne come tutte le altre in caso di approvazione dell’autodichiarazione.   

Altra controversia sollevata in primis dalla stampa riguarda l’applicazione di una sanzione di 10 mila euro per l’accusa di misgendering. Cosa vuol dire ciò? Se qualcuno rivela e diffonde il sesso con cui un individuo era precedentemente registrato e si rivolge allo stesso con il pronome sbagliato al fine di recargli danno, è passibile di sanzione pecuniaria. Tuttavia, nel mondo dell’informazione in molti vedono un cavillo volto a limitare la libertà d’espressione poiché diventerebbe estremamente complicato indagare o dare informazioni sul passato di una persona senza il suo esplicito consenso.

Secondo diversi giuristi e politici di estrazione conservatrice, la Corte costituzionale federale della Germania interverrà per dichiarare illegittima tale legge dato che in svariate sue pronunce aveva espresso che il cambio di sesso fosse connotato da “serietà” e “permanenza”. Attenderemo un’eventuale presa di posizione da parte dell’organo di giustizia costituzionale, ma la questione dell’identità di genere rimane un elemento di dibattito e scontro in tutto l’Occidente e inevitabilmente plasmerà la società dei prossimi decenni a seconda di chi prevarrà tra la scuola di pensiero conservatrice o progressista.

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