VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI
Politica /

I rapporti fra Stati Uniti e Turchia sembrano arrivati a un punto di volta. Il viaggio di Rex Tillerson ad Ankara è servito a chiarire alcuni punti fondamentali, anche se le divergenze restano. Ma per entrambi gli Stati era importante cercare di raggiungere dei primi segnali di accordo. Gli Usa non possono, in questo momento, fare a meno della Turchia. E stessa cosa vale per la Turchia che, come membro della Nato, non può evidentemente tirare troppo la corda con Washington. Finora Erdogan ha giocato bene le sue carte mostrando una capacità preziosissima in un contesto confusionario come quello mediorientale: saper sfidare tutti ma fermarsi a un passo dalla cosiddetta “linea rossa”. Lo ha fatto con la Russia, lo ha fatto con la Siria, lo ha fatto anche con l’Europa e, adesso, lo sta facendo con gli Stati Uniti e i suoi alleati sul campo, i curdi dell’Ypg. Tuttavia, anche per il sultano, è tempo di rimettersi a trattare aspettando la controproposta americana.

Nella giornata di ieri, Erdogan e Tillerson hanno avuto un incontro-fiume di tre ore in cui Ankara ha dichiarato di aver”chiarito” le sue priorità per ciò che riguarda Iraq e Siria. “Nei colloqui sono emerse le priorità e le attese turche su tutti questi temi”, ha riferito una fonte vicina alla presidenza della Turchia. La parte turca ha definito l’incontro “positivo e costruttivo”, mentre il portavoce della Segreteria di Stato americana ci è andato più cauto, riconoscendo il momento difficile tra i due Paesi pur aprendo la strada a una maggiore collaborazione nel prossimo futuro. “La tensione con la Turchia è sicuramente salita nell’ultimo periodo, ma sono ancora tanti gli ambiti in cui collaboreremo. Comprendiamo le preoccupazione della Turchia rispetto alla sicurezza dei propri confini, ma la priorità deve rimanere la lotta all’Isis”.

Focus della visita del segretario Usa in Turchia è stato, ovviamente, il confronto sull’operazione “Ramoscello d’ulivo“, avviata lo scorso 20 gennaio dal governo turco con il semaforo verde di Mosca e nata allo scopo di sottrarre ai curdi siriani la provincia di Afrin, nel nord della Siria. L’operazione ha gelato completamente i rapporti fra Ankara e Washington, dal momento che, come noto, gli americani hanno supporto, armato e utilizzato i curdi siriano dell’Ypg sia come ostacolo allo Stato islamico sia come blocco all’avanzata dell’esercito siriano. La Turchia considera le milizie curde un pericolo per la sua sicurezza, in quanto alleato del Pkk, che, in Turchia, è dichiarata un’organizzazione terroristica. A metà gennaio, la Casa Bianca ha dichiarato di voler creare una forza militare di 30mila uomini nella regione del Rojava, sotto il controllo delle milizie curde. Una scelta in linea con la strtegia americana nella guerra siriana, ma che per Ankara ha significato un tentativo evidente di colpire la sua politica regionale.

Oggi, l’incontro con il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha avuto di nuovo al centro la questione siriana. La linea emersa dal colloquio è stata quella della normalizzazione delle relazioni bilaterali. “I nostri rapporti hanno avuto dei picchi negativi nell’ultimo periodo, ma ormai è successo. Per questo è necessario stabilire dei meccanismi di più stretta collaborazione strategica tra di noi e lo faremo attraverso degli incontri a partire da marzo”, ha dichiarato Cavusoglu a margine del vertice. Da parte americana, Tillerson ha auspicato un ripristino delle relazioni con la Turchia basate sull’appartenenza alla Nato, considerata da Washington come strumento essenziale per riportare Ankara a più miti consigli. Ma Tillerson si è spinto anche oltre, con una dichiarazione che potrebbe far presagire una prima bozza di accordo che riguarda proprio la questione curda. “Condividiamo le preoccupazioni della Turchia per la sicurezza dei confini. Collaboreremo nella lotta al terrorismo e per garantire l’unità territoriale della Siria“.

Questa frase potrebbe essere correlata con le prime indiscrezioni giunte dal vertice fra Tillerson e Cavusoglu. Secondo quanto riportano alcune agenzie, il ministro turco avrebbe proposto a Tillerson di confinare i curdi siriani a ovest dell’Eufrate, con le truppe turche e quelle americane coinvolte insieme nel presidiare l’area di Manbij. Washington starebbe valutando la proposta. Il presidente turco, Erdogan, ha più volte dichiarato che dopo Afrin, in cui il governo turco dichiara di aver “neutralizzato più di 1500 terroristi”, l’obiettivo sarebbe stato Manbij, città a ovest del fiume Eufrate dove sono presenti reparti dei marine a supporto delle milizie curdo-siriane e che è posta sull’autostrada che collega Aleppo al confine siro-iracheno. Per Ankara è essenziale che il Pyd-Ypg sia confinato a est dell’Eufrate. Ora la Casa Bianca dovrà rispondere. E per i curdi potrebbero esserci di novo sorprese. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.