L’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping è osservato con molta attenzione dalla Casa Bianca. Per gli Stati Uniti, che da tempo hanno messo nel mirino l’asse tra Russia e Cina cercando di capire fin dove possa arrivare la cosiddetta “alleanza senza limiti” tra i due Paesi, il vertice di Mosca potrebbe segnare un potenziale spartiacque nella gestione della guerra in Ucraina. Ma è un vertice che rischia anche di rivelarsi come un’ulteriore prova del ritorno di Xi sul palcoscenico internazionale.
La Cina, che con l’ultima mediazione tra Iran e Arabia Saudita si è inserita pesantemente nel panorama mediorientale incuneandosi nel vuoto di leadership Usa, sembra essersi ripresa dopo la paralisi scaturita dalle conseguenze del coronavirus e la frenata della propria economia. E la guerra in Ucraina, dopo avere segnato il rafforzamento dell’abbraccio cinese sulla Russia, potrebbe significare anche un rinnovato interesse di Pechino a ergersi quale potenza mediatrice (più o meno riconosciuta) tra Kiev e Mosca.
L’attenzione Usa sul vertice è stata certificata anche dal portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby, che alla Cnn ha riferito che Washington “rifiuterebbe” qualsiasi proposta di cessate il fuoco da parte cinese perché sarebbe di fatto la ratifica delle conquiste russe in Ucraina, fornendo inoltre a Mosca la possibilità di riarmarsi. “Se vai a Mosca e ti siedi per tre giorni allo stesso tavolo del presidente Putin e ascolti il suo punto di vista su una guerra che ha iniziato e che potrebbe finire oggi, dovresti come minimo alzare il telefono e parlare anche con il presidente Zelensky per avere il suo punto di vista” ha continuato poi Kirby. Ribadendo in questo modo la netta distinzione tra l’approccio degli Stati Uniti e della Cina sul fronte russo-ucraino: da un lato pieno supporto a Kiev e condanna a Mosca, dall’altro lato un atteggiamento che secondo gli Usa nasconde un occulto sostegno alla Russia.
A certificare il muro dell’amministrazione Biden all’ipotesi di una iniziativa cinese per un cessate il fuoco dalla capitale russa, è arrivata inoltre anche la conversazione telefonica tra il consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, il segretario alla Difesa, Lloyd Austin, e il capo di Stato maggiore congiunto, generale Mark Milley, con i loro omologhi ucraini. Al centro della telefonata, il sostegno militare a Kiev.
Il punto di vista Usa appare chiaro. Per Joe Biden, non c’è in gioco solo la gestione del conflitto in Ucraina, ma anche la possibilità che Xi torni in campo su scala internazionale rimescolando le carte della leadership mondiale.
Sotto il primo aspetto, le parole di Kirby, e quindi della Casa Bianca, segnalano come per Washington sia essenziale evitare deviazioni dalla linea seguita dal blocco occidentale. Zelensky, che non ha mai negato di volere la Cina dalla propria parte, ha ricordato su Telegram che “la pace verrà garantita” solo “quando il popolo ucraino si sarà difeso, quando la forza della Carta delle Nazioni Unite e la forza della giustizia saranno ripristinate sulla nostra terra”. Il messaggio ribadisce il punto di vista ucraino sulla necessità di una ritirata russa. Tuttavia, dietro le righe di questo post, si può leggere anche il fatto che esso non contraddice i (pur aleatori) 12 punti di Xi Jinping, sottintendendo un canale di dialogo tra Kiev e Pechino confermato dalle ultime indiscrezioni del Financial Times. Del resto anche Oleg Nikolenko, portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, ha detto alla Cnn che il governo ucraino è pronto al “rafforzamento del dialogo con la Cina per riportare la pace in Ucraina nel rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e dell’ultima risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu”.
Strettamente collegato al primo aspetto è poi quello della possibilità che la Cina possa ristabilire una linea diplomatica in contrasto con quella degli Stati Uniti, diventando di fatto la potenza leader delle forze esterne all’Occidente ma soprattutto una sorta di “deus ex machina” in grado di risolvere le dispute e i conflitti.
Quello che sottolineano da tempo molti analisti è l’assenza di una forte presa di posizione del mondo asiatico, africano e sudamericano nei confronti della Russia (il cosiddetto “Sud del mondo”). Il vertice tra Xi e Putin può, di fatto, rappresentare un contraltare alla logica Usa ed europea di isolare il presidente russo, ma anche certificare la validità delle posizioni più tiepide nei confronti del Cremlino, con il leader cinese desideroso di mostrarsi quale capo di Stato imparziale, non ancorato a una determinata visione delle relazioni internazionali, e che può rappresentare tutti quei Paesi estranei al blocco occidentale.
La mediazione cinese, per ora l’unica realmente accolta da Putin, diventa quindi un banco di prova di una forma di leadership alternativa all’Occidente. Il capo del Cremlino ha affermato di avere “studiato attentamente il piano cinese per una soluzione pacifica in Ucraina” e di rispettare “le iniziative della Cina per una soluzione pacifica”. Apertura che indica non solo l’evidente forza contrattuale di Xi nei confronti della Russia, ma anche la certificazione di un modello di diplomazia che contrasta apertamente con i principi degli Stati Uniti sanciti anche in questo anno di sostegno a Kiev.

