La geopolitica della corsa allo spazio
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Dopo la sponda africana, adesso tocca a quella asiatica. Si può inquadrare in questo contesto il prossimo viaggio che il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha in programma il 7 febbraio. Una visita, quella nel paese dei cedri, che conferma le linee guida dell’attuale politica estera italiana: guardare a tutto campo nel Mediterraneo. E di obiettivi per l’Italia in Libano ce ne sono parecchi, tanto sotto il profilo politico che economico e commerciale. 

Conte è il primo premier europeo a incontrare il nuovo esecutivo libanese

La visita è in preparazione già da qualche settimana, ma arriva in fase di svolgimento in un momento importante e decisivo per il Libano: il caso vuole che il premier Conte atterri a Beirut ad appena cinque giorni dal giuramento del nuovo governo libanese, insediatosi lo scorso 2 febbraio dopo otto mesi intensi di trattative tra i principali partiti.

A guidarlo è ancora una volta Saad Hariri, figlio di Rafiq Hariri, l’ex primo ministro libanese ucciso il 14 febbraio del 2005. L’Italia dunque può mettere sul piatto il fatto di essere il primo paese europeo il cui capo dell’esecutivo incontra Hariri nella veste di premier riconfermato. Un elemento di non poco conto e che può far rivendicare a Roma l’assoluta vicinanza ed unità di intenti con il Libano. La visita di Conte testimonia il rapporto privilegiato tra il paese dei cedri e l’Italia, con la nostra diplomazia pronta a consolidare ulteriormente la vicinanza con Beirut. 

Tra obiettivi politici ed energetici 

Per l’Italia mostrare un privilegiato rapporto con il Libano è importante per non poche circostanze. La prima è di natura squisitamente politica. Il paese arabo è al centro di numerosi dossier che riguardano il Medio oriente: dalla Siria, visto che in Libano sono attualmente ospitati la gran parte dei rifugiati scappati dalla guerra civile, ai rapporti con l’Iran, per via della presenza anche nel nuovo governo del movimento sciita degli Hezbollah, passando ovviamente per Israele.

L’Italia, grazie alle strette relazioni bilaterali con Beirut, può giocare un importante ruolo di mediazione in tutti questi dossier. A partire dal discorso inerente Israele, con Tel Aviv sempre più ai ferri corti soprattutto con il movimento degli Hezbollah nel frattempo rafforzatosi in Siria a sostegno del presidente Assad.

L’Italia, proprio per garantire la stabilità al confine tra il sud del Libano (dove è più forte la componente sciita) ed Israele, dal 2006 è impegnata in prima linea con almeno mille soldati all’interno della missione Onu denominata Unifil, il cui comando è affidato al generale Stefano Del Col. E non a caso una delle tappe di Conte il prossimo 7 febbraio, è prevista presso la base militare “Millevoi” di Shama, dove il premier incontrerà i vertici della missione Unifil.

Un incontro volto senza dubbio a confermare il ruolo dell’Italia come forza di interposizione nel delicato confine tra Libano ed Israele, ma anche importante al fine di rassicurare i vertici della missione dopo le esternazioni di alcuni mesi fa del vice premier Salvini che, durante una visita nello Stato ebraico, visiona alcuni tunnel scavati da miliziani Hezbollah promettendo fermezza e sostegno contro il movimento sciita.

Ma oltre agli obiettivi politici, che mirano ad affermare l’Italia come attore attivamente impegnato nei più importanti scenari di questa parte del Mediterraneo, in ballo ci sono anche obiettivi di natura economica e, in particolare, energetica. In Libano infatti, l’Eni ha un ambizioso progetto di esplorazione di alcuni giacimenti dinnanzi la costa libanese, assieme al colosso francese Total. Una presenza importante quella della nostra azienda energetica, che dopo aver intensificato la propria operatività in Egitto grazie agli affari derivanti dal grande giacimento di Zohr, adesso guarda con sempre più interesse ad altri possibili investimenti nel Mediterraneo orientale. Oltre all’Eni, l’Italia nel Libano annovera diverse realtà imprenditoriali impegnate in tanti settori. Un altro motivo che spinge Roma ad intensificare i rapporti bilaterali con Beirut.

I prossimi impegni di Conte nella regione

In Libano il presidente del consiglio oltre al neo riconfermato Hariri, ha in programma colloqui con il presidente della Repubblica, Michel Aoun, ed il presidente del parlamento, Nabih Berri. Un incontro a tutto tondo dunque, un’agenda fitta che conferma l’importanza data da Palazzo Chigi alla visita in Libano. Ma la strategia del governo e della diplomazia italiana, prevede nelle prossime settimane altri incontri ed altre visite del premier Conte in altri Stati della regione mediterranea.

A marzo, in particolare, il presidente del consiglio è atteso in Marocco mentre, proprio a testimonianza dell’intenzione italiana di mostrarsi come attore in grado di poter mediare sui vari fronti, dopo le elezioni del 9 aprile Giuseppe Conte dovrebbe essere in visita in Israele e nei territori palestinesi. L’Italia dunque, che continua ad avere nel dossier libico il suo fronte più importante nel Mediterraneo, conferma la linea inaugurata già da alcuni anni: tornare ad essere protagonista di primo piano nel “mare nostrum”.

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