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Le strade della controinchiesta americana sulle origini del Russiagate – da Donald Trump ribattezzata Obamagate – potrebbero coinvolgere Roma. Come? Nella giornata di ieri, nella raffica di tweet del Presidente Usa contro il suo predecessore, accusato dall’attuale inquilino della Casa Bianca di aver tentato di “sabotare” la sua presidenza confezionando delle false accuse di collusione con il Cremlino, ha ritwittato l’esperto dell’Hoover Institution Paul Sperry, il quale cita un nome in particolare: l’agente dell’Fbi Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Sperry scrive: “Gaeta, il contatto dell’Fbi di Christopher Steele”, autore del falso dossier sul Russiagate ed ex spia britannica, “ha testimoniato di aver incontrato “quest’ultimo il 5 luglio 2016 e di aver concluso i suoi rapporti con Steele nel novembre 2016 nei rapporti Fd-1023 ma l’Ig Horowitz non menziona tali rapporti”.

Quegli incontri a Roma fra l’Fbi e l’ex spia britannica

Come ricordava La Stampa lo scorso febbraio, proprio a Roma, il 3 ottobre 2016, si era svolto un incontro segreto e cruciale tra gli investigatori dell’Fbi e il loro informatore britannico Christopher Steele, autore del famoso rapporto sulle presunte relazioni pericolose fra Trump e il Cremlino. Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso in seguito, finanziato peraltro da Fusion Gps, dal Comitato nazionale democratico, dalla Campagna di Hillary Clinton e dal Washington Free Beacon. In buona sostanza, dai nemici di Trump. L’inchiesta dell’Fbi sulle connessioni tra la campagna di Trump e la Russia portò alla nomina del consigliere speciale Robert Mueller, il quale ha prodotto il dossier conclusivo sull’inchiesta che stabilisce che non c’è alcuna collusione fra Donald Trump e la Russia, come dichiarato anche dal Procuratore generale William Barr.

Steele, ricorda La Stampa, dopo la carriera nell’intelligence, aveva successivamente fondato una sua agenzia investigativa, la Orbis, e in tale vesta aveva conosciuto Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Una volta avviata l’inchiesta Crossfire Hurricane, l’Fbi aveva riaperto il canale con Steele attraverso Gaeta. Quindi il 3 ottobre del 2016 Gaeta aveva invitato l’ex agente dei servizi segreti a Roma, offrendogli 15.000 dollari per scambiare informazioni con tre agenti impegnati nell’indagine su Trump. La conversazione in un luogo segreto era durata circa tre ore, e Steele se era offerto anche di mettere l’Fbi in contatto col manager dell’hotel di San Pietroburgo che aveva visto Trump con le prostitute. Il tutto è contenuto nel rapporto su Crossfire Hurricane che l’Inspector General del dipartimento alla Giustizia Michael Horowitz ha pubblicato il 9 dicembre scorso, dalla pagina 108 alla pagina 115, e ancora a pagina 386.

Come riporta RealClearInvestigations, il rapporto dell’ispettore generale Michael Horowitz descrive come una squadra di agenti dell’Fbi all’inizio dell’ottobre 2016 abbia condiviso con Steele materiale classificato, poche settimane prima che il bureau interrompesse i legami con l’ex spia britannica per aver divulgato le sue ricerche ai media.  Il rapporto IG rivela anche che gli agenti dell’Fbi sapevano che Steele lavorasse per Glenn Simpson (Fusion Gps) e che stesse pagando Steele per scavare su Trump per conto della Campagna di Clinton: Steele informò l’Fbi che Hillary Clinton stessa era conoscenza del suo lavoro. L’ex agente del MI6 non ha tenuto per sé il materiale riservato che aveva appreso dall’Fbi. Poco dopo l’incontro di Roma, infatti, Steele informò Simpson ciò che l’Fbi gli aveva rivelato.

Il caso Flynn e la “vendetta” di Trump

Il caso Flynn è la miccia che accende la vendetta di The Donald, desideroso di fare luce sulle origini del Russiagate. “Spero vi siate divertiti a investigare su di me – ora è il mio turno”: è l’emblematica didascalia che accompagna la foto del presidente Usa pubblicata l’altro giorno su twitter dall’inquilino della Casa Bianca. Un altro tweet, pubblicato sempre dello stesso Trump, è altrettanto eloquente, “Obamagate”, che significa soltanto una cosa: Trump è convinto che Obama abbia cospirato contro di lui.