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Se la vendetta è un piatto servito freddo, questo è il grande momento di Donald Trump. Dopo essere sopravvissuto all’inchiesta sul Russiagate, conclusasi con un nulla di fatto, il tycoon vuole vendicarsi dei vertici dei vertici delle agenzie – l’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabe, l’ex capo della Cia John Brennan, James Clapper, ex direttore dell’intelligence – che a suo dire avrebbero tentato di cospirare contro la sua presidenza, senza dimenticare l’ex presidente Barack Obama, con il quale Trump ha ingaggiato, nelle ultime ore, un duro scontro a distanza sulla gestione della pandemia.

Il caso Flynn è la miccia che accende la vendetta di The Donald, desideroso di fare luce sulle origini del Russiagate. “Spero vi siate divertiti a investigare su di me – ora è il mio turno”: è l’emblematica didascalia che accompagna la foto del Presidente Usa pubblicata ieri su twitter dall’inquilino della Casa Bianca. Un altro tweet, pubblicato sempre dello stesso Donald Trump, è altrettanto eloquente: “Obamagate”, che significa soltanto una cosa, ovvero sia che Trump ora è convinto che Obama abbia cospirato contro di lui.

Quel complotto contro Trump: ora il tycoon vuole vendetta

La convinzione dei repubblicani è che i democratici – con il consenso di Barack Obama – abbiano agito per rimuovere un presidente eletto, montando un falso caso di collusione con con un Paese straniero (la Russia). L’accusa è gravissima, ma come dimostrano le recenti rivelazioni su Michael Flynn, primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, non è campata per aria. La scorsa settimana, infatti, un giudice federale statunitense ha desecretato documenti del Federal Bureau of Investigation (Fbi) che dimostrano come l’ex consigliere di Trump sia stato vittima di un “piano deliberato” del bureau allo scopo di incastrarlo. I documenti dissecretati includono una nota scritta di Bill Priestap, allora direttore del controspionaggio dell’Fbi, nel quale viene suggerita agli agenti dell’agenzia la condotta da adottare negli interrogatori a carico del generale Flynn: “Quale dovrebbe essere il nostro obiettivo? L’ammissione della verità, o spingerlo a mentire, così da poterlo processare e/o farlo licenziare?”, recita la nota. “Se lo spingiamo ad ammettere di aver violato il Logan Act (legge che proibisce i negoziati da parte di cittadini Usa non autorizzati con governi stranieri), possiamo trasmettere la questione al dipartimento di Giustizia, e lasciare che decida. Oppure, se inizialmente lo spingiamo a formulare testimonianze non veritiere, poi gli presentiamo (parte omessa) e lui ammette, possiamo trasmettere al Dipartimento di Giustizia”, prosegue la nota.

Tali rivelazioni hanno portato il Dipartimento di Giustizia a ritirare ogni accusa contro l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump. Come riporta l’Adnkronos, il Dipartimento di Giustizia ha detto di non credere più di avere le prove a sostegno di accuse contro il generale. “Il governo non è persuaso che l’interrogatorio del 24 gennaio 2017 fu condotto su basi investigative legittime e quindi non crede che le dichiarazioni di Flynn possano costituire una prova anche se fossero non vere – si legge nella mozione – inoltre non crediamo che il governo possa neanche provare oltre ogni ragionevole dubbio che vi siano state dichiarazioni false”.Il Dipartimento di Giustizia ha affermato di aver concluso che l’interrogatorio di Flynn da parte dell’Fbi era “ingiustificato” e che è stato condotto “senza alcuna legittima base investigativa”

L’avvocato di Flynn: “Obama coinvolto nella cospirazione contro Trump”

Nei giorni scorsi, i deputati Gop Jim Jordan e Mike Johnson hanno chiesto che il direttore dell’Fbi Christopher Wray fornisca al Congresso una serie di informazioni dopo le rivelazioni su Flynn: in particolare, i repubblicani vicini a Trump chiedono chiarimenti sul misterioso agente dell’Fbi, Joe Pientka, che partecipò all’interrogatorio con l’ex consigliere per la sicurezza nazionale. Fox News ha precedentemente stabilito che Pientka era altresì coinvolto nell’indagine sull’ex collaboratore Trump, Carter Page. Oltre a un’intervista a Pientka, i repubblicani hanno chiesto di parlare con Bill Priestap, ex vicedirettore della divisione controspionaggio dell’Fbi. Sidney Powell, uno degli avvocati di Flynn, ha spiegato a “Sunday Morning Futures” su Fox News che gli agenti dell’Fbi hanno fatto del loro meglio per insabbiare le indagini, tentando di ostacolare la verità. Powell fa riferimento menzionato un incontro alla Casa Bianca il 5 gennaio 2017 a cui parteciparono lo stesso Obama, l’ex vicepresidente Joe Biden, l’allora direttore dell’Fbi James Comey, l’ex direttore dell’intelligence nazionale James Clapper e l’ex direttore della Cia John Brennan.

Trump ha ritwittato Eli Lake, editorialista di Bloomberg, che ha dichiarato di aver rivisto le trascrizioni dell’intervista rilasciate di recente nelle indagini sulla collusione. Lake ha scritto: “Ora è chiaro perché ogni repubblicano su [Rep. Adam Schiff’s] nel 2019 ha chiesto le sue dimissioni. Sapeva che i testimoni a porte chiuse non supportavano il suo ingegno e la sua falsità sulla collusione della Russia”.