L’Italia torna al centro del dibattito politico americano. L’accusa che arriva dal mondo repubblicano è potente: l’allora presidente Barack Obama avrebbe chiesto nel 2016 ai governi stranieri di indagare e spiare Donald Trump e la sua Campagna. Lo ha ribadito alla Commissione giustizia della Camera il deputato texano John Ratcliffe. “L’amministrazione Obama – ha sottolineato – chiese alla Gran Bretagna, all’Italia e all’Australia e ad altri Paesi di aiutarlo nelle sue indagini su una persona che era un oppositore politico del partito opposto (Donald Trump, ndr)”. Ratcliffe ha poi difeso il presidente Usa dall’inchiesta d’impeachment: “Siamo nel comitato giudiziario, giusto? Comprendiamo la Costituzione, capiamo che il presidente è il dirigente unitario, è il ramo esecutivo, e tutto il potere del ramo esecutivo deriva dal presidente. E il presidente può e dovrebbe chiedere assistenza ai governi stranieri nelle indagini penali in corso”.

Ratcliffe: “Dovere di Trump indagare sulle origini del Russiagate”

John Ratcliffe ha poi ricordato l’indagine penale su cui sta lavorando il Procuratore John Durham: “È in corso un’indagine criminale su ciò che è accaduto nel 2016. Il Procuratore generale Barr, al momento della telefonata del 25 luglio (con il presidente ucraino Volodymr Zelensky), molte settimane prima aveva nominato il procuratore americano John Durham per indagare su questo. Non era solo appropriato, era assolutamente dovere costituzionale del presidente”. Lo scorso ottobre, infatti, l’indagine preliminare del Dipartimento di Giustizia guidata dall’Attorney general William Barr e condotta dal Procuratore John Durham si è “evoluta” in un’indagine penale a tutti gli effetti.

Questo significa che i dirigenti e gli ex funzionari dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e permette a Durham di raccogliere testimonianze, accedere ad ulteriori documenti e di formulare delle accuse precise. Significa anche che l’indagine preliminare condotta in questi mesi ha portato alla raccolta di prove significative.

La conferma: raccolte prove in Italia

Nei giorni scorsi, commentando le conclusioni del rapporto Horowitz, John Durham ha rilasciato alcune dichiarazioni importanti. “Sulla base delle prove raccolte fino ad oggi, e mentre la nostra indagine è in corso, il mese scorso abbiamo informato l’ispettore generale di non essere d’accordo con alcune delle conclusioni del suo rapporto su come è stato aperto il caso dell’Fbi”, ha affermato Durham. In un passaggio chiave, il Procuratore conferma di aver raccolto prove anche al di fuori degli Stati Uniti. E, quasi certamente, si riferisce – anche se non lo esplicita – all’Italia: l’avvocato del Connecticut, infatti, spiega di aver raccolto prove da “altre persone ed enti sia negli Stati Uniti che al di fuori degli Usa”.

Quali sarebbero eventualmente le prove raccolte a Roma che hanno permesso a Barr e Durham di passare da un’inchiesta preliminare a un’indagine penale a tutti gli effetti? Secondo quanto riportato dal Daily Beast, Barr e Durham erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il docente maltese al centro del Russiagate, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Mueller – avrebbe rivelato a Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton.

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