Un nuovo raid Usa ha coinvolto la Libia in un momento in cui il Paese appare scosso dal ritorno dell’Isis. In particolare, nella giornata di martedì un raid aereo è stato registrato nella zona di Bani Walid, importante snodo della Tripolitania a circa 150 chilometri a sud della capitale. Poche ore dopo è arrivata la conferma da parte di Washington: “A colpire siamo stati noi”. Il bombardamento ha avuto come bersaglio uno dei capi libici dell’Isis. 

Il raid confermato da Africom 

Bani Walid è una città importante nel contesto libico ed in particolare della regione a sud di Tripoli. Essa infatti è storicamente il centro di riferimento della tribù dei Warfalla, la più importante e numerosa del Paese. Durante gli anni di Gheddafi, lo stesso Raìs più volte ha “ritoccato” i numeri attribuendo a questa tribù circa un milione di appartenenti. In realtà dovrebbero essere molti di meno, pur tuttavia essa appare comunque come la più numerosa dell’intera Libia ed anche per questo il rais negli anni ha cercato ripetutamente il suo appoggio. Armi, soldi ed equipaggiamenti sono stati forniti ai Warfalla durante i 42 anni di governo di Gheddafi e questo fatto li pone in una posizione di forza. La tribù è divisa in 52 sottotribù, non tutte schierate poi con la rivoluzione verde durante l’intervento Nato. Bani Walid però viene ancora oggi definita una “città verde”: molti sono i riferimenti rimasti all’epoca di Gheddafi, nel centro cittadino esiste addirittura un monumento dedicato alle vittime dei bombardamenti Nato del 2011.

In questo contesto Bani Walid si presenta dunque come una città molto dinamica, dove sono presenti diverse fonti sia militari che giornalistiche. Non è difficile dunque reperire da lì notizie che ben presto finiscono poi nei circuiti internazionali. Ed ecco che, per l’appunto, nel pomeriggio di martedì subito dopo alcune esplosioni udite poco fuori dalla città si è diffusa la notizia di un raid aereo. Si è subito pensato ad un bombardamento attuato con un drone ed in effetti, a distanza di circa un’ora, è l’Africom ad aver confermato tale circostanza. L’Africom altro non è che il comando degli Stati Uniti in Africa. La nota con la quale tale comando ha rivendicato la paternità dell’attacco è la conferma che l’ordine di attaccare nei pressi di Bani Walid è partito da Washington. 

Un drone americano ha bersagliato in particolare un convoglio presso la località di Dhahra, a pochi passi da Bani Walid. In Libia dunque i bombardamenti continuano ad essere attuati, segno anche delle crescente tensione nel paese. 

L’obiettivo del raid di Bani Walid

Si è trattato di un bombardamento mirato verso uno specifico obiettivo. Il convoglio preso di mira dal drone Usa che ha sorvolato Bani Walid era quello che trasportava, assieme ad alcuni suoi fedelissimi, Walid Abu Harbiya.

Si tratta di uno degli elementi di spicco dell’Isis in Libia. Abu Harbiya è nella lista dei principali ricercati tra le file del califfato già da diversi anni. Sarebbe stato lui tra i principali fautori della nascita del piccolo Stato islamico di Sirte, quando la città natale di Gheddafi è diventata, fino al dicembre del 2016, il fortino dell’Isis in Libia. Poi il terrorista è riuscito a fuggire, scappando da Sirte e riorganizzando le sue cellule jihadiste nel sud del Paese. 

Abu Harbiya è stato ucciso assieme a quattro terroristi che viaggiavano nel convoglio con lui. Il fatto che si trovasse a Bani Walid, ha confermato le ipotesi di un Isis in grado di riorganizzarsi non solo nel sud della Libia, ma anche in regioni desertiche più prossime alla costa. 

Quello di Bani Walid non dovrebbe essere l’ultimo raid mirato contro leader locali dell’Isis. Da giorni la Libia è alle prese con l’allerta derivante da una maggiore aggressività degli uomini fedeli ad Al Baghdadi. La settimana scorsa un attentato compiuto a Misurata è stato attribuito all’Isis e, se tale ricostruzione risulta veritiera, confermerebbe il salto di qualità del terrorismo islamico in Libia. Il tutto mentre a Tripoli il premier Al Serraj deve fronteggiare scontri tra bande diverse e mentre, nel bel mezzo della preparazione di elezioni che appaiono a questo punto però sempre più lontane, le sue già deboli forze devono affrontare una pressione importante a livello sia politico che militare.