Non è passato nemmeno un mese dal rimpasto di governo fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron, ma il popolo della Francia ha di nuovo ripreso a protestare nei confronti di un esecutivo che ancora una volta sembra assai distante dalle volontà popolari. In modo particolare, questa volta, il presidente francese avrebbe ricevuto critiche a causa della nomina al ministero degli interni dell’ex ministro del bilancio Gérald Darmanin – già portavoce del presidente Nicolas Sarkozy – e sul quale peserebbe un’accusa di stupro da parte di una ex-prostituta. E, allo stesso tempo, le critiche sono state allargate anche al ministro della giustizia Eric Dupond-Moretti, il quale sarebbe stato additato come insabbiatore della triste vicenda – ancora sotto inchiesta giudiziaria – che avrebbe coinvolto il nuovo volto degli Interni francesi.

Cambiano i volti, ma la storia rimane la stessa

Doveva essere una svolta, ma così non è stato. Nonostante infatti il tentativo di dare un nuovo volto al proprio esecutivo, Macron è caduto ancora una volta nella trappola dettata dal passato dei propri collaboratori e che di conseguenza è destinata a ripercuotersi anche sulla sua stessa affidabilità agli occhi dei cittadini francesi. Tuttavia, questa volta gli elementi valutativi c’erano tutti. Nonostante infatti l’inchiesta in corso non comprometta da un punto di vista legislativo la possibilità di detenere la carica, che la figura di Darmanin non fosse particolarmente amata dalle donne di Francia era chiaro ed evidente e non soltanto a causa delle proprie implicazioni private.

L’accusa di stupro a Darmanin

Avendo ricoperto il ruolo di portavoce del presidente Sarkozy – un altro volto non particolarmente amato dalle donne francesi – la sua immagine aveva già subito un duro colpo dal quale sarebbe stato difficile recuperare. Quindi, quando nel 2018 è stato raggiunto dall’accusa da parte di Sophie Spatz, la situazione è degenerata ed è tornata in auge a causa della nomina al ministero degli interni di pochi giorni fa.

Secondo l’accusa portata avanti dal’ex-prostituta francese, la donna sarebbe stata violentata da Darmanin nel 2009, quando il politico faceva parte del partito politico dei repubblicani francesi. Secondo la difesa del politico francese, invece, non si sarebbe trattato di stupro ma di un’azione consenziente, venuta fuori – guarda caso – proprio quando Darmanin sarebbe stato nominato al ministero per il bilancio e dunque in una posizione “ricattabile”.

L’indagine – che era già stata archiviata – è stata però riaperta negli scorsi mesi, provocando più di una grana all’attuale ministro francese e accuse provenienti anche da esponenti di spicco della dirigenza francese come Ségolène Royal. E insieme a lei, smuovendo l’animo anche di molte donne della Francia che nella sua figura rispecchiano proprio quello che, con Macron, si sarebbe voluto cancellare per sempre.

Donne, le nuove nemiche del presidente

A manifestare contro il nuovo esecutivo francese, questa volta, sono stati principalmente i movimenti del femminismo francese, come riportato dal quotidiano tedesco Der Spiegel. In modo particolare, come esposto nelle righe precedenti, a causa dei carichi pendenti del nuovi ministro degli interni Darmanin, figura chiave del nuovo esecutivo anche in virtù della “promozione” ottenuta col nuovo rimpasto di governo.

Dopo il movimento dei gilet gialli e dopo essersi messo contro i lavoratori del comparto dei trasporti, adesso Macron sembra essersi inimicato anche il rosa della Francia, allargando la platea della popolazione che non vede più nella sua figura l’espressione del popolo francese. E questa volta, però, il rischio è davvero quello di scendere ai minimi storici per quanto riguarda l’approvazione politica dei francesi, sempre più distanti da quel presidente eletto soltanto nel 2017.

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